Rivoluzione laburista, Jeremy Corbyn vince le primarie

    Set 13th, 2015
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    Quattro mesi fa, all’indomani delle elezioni generali, nessuno avrebbe potuto immaginare l’esito delle elezioni primarie del Partito laburista. Nonostante lo shock per la sconfitta, inattesa nelle sue dimensioni, e le dimissioni del leader Ed Miliband, i dubbi sul futuro politico del Labour non contemplavano l’elezione di un nuovo leader “ribelle”, in discontinuità sia con la gestione del partito più recente sia con quella degli anni di Tony Blair. Le ultime settimane, al contrario, avevano reso ampiamente prevedibile questo scenario. A sovvertire tutte le previsioni è stata la candidatura di Jeremy Corbyn, 66enne deputato dell’ala sinistra del partito, che ha rapidamente accentrato sulla sua figura l’attenzione e il consenso dei membri e dei simpatizzanti, soprattutto giovani.

    I risultati delle primarie, diffusi ieri, non lasciano dubbi sulla consistenza della vittoria di Corbyn, che ha raccolto il 59,5% del totale dei votanti, addirittura più del 57% ottenuto da Tony Blair nel 1994. Di gran lunga sotto le attese gli altri tre candidati alla leadership laburista: Andy Burnham, il favorito della vigilia, si è fermato al 19%, Yvette Cooper al 17%, la blairiana Liz Kendall al 4,5%. Da segnalare, comunque, la differenza dei voti ottenuti da Corbyn per ognuna delle tre categorie di votanti: gli iscritti al partito, i membri dei sindacati o di altre associazioni collegate al partito, e i semplici simpatizzanti registrati al voto con un contributo di tre sterline. Tra gli iscritti, Corbyn ha raggiunto il 49,5%, mentre tra i simpatizzanti ha surclassato i contendenti arrivando a conquistare l’83,7%.

    Nonostante questo ampio consenso nella base del partito, per Corbyn la sfida della leadership sarà tutt’altro che semplice da affrontare. Dovrà, anzitutto, fare i conti con la grande maggioranza dei deputati (210 su 230) e degli eurodeputati (18 su 20) laburisti, che non lo hanno sostenuto in queste primarie. Corbyn, d’altra parte, è noto per aver votato spesso in Parlamento in dissenso dal proprio partito: riuscirà, con questa reputazione, a tenere unito il proprio gruppo parlamentare sulle sue posizioni? Il primo banco di prova sarà nelle prossime settimane il voto sugli interventi aerei britannici in Siria a sostegno della coalizione anti-Isis.

    I media, inoltre, hanno già dimostrato di non concedere attenuanti a Corbyn in questa campagna per le primarie (e lui ha ricambiato, attaccandoli nel discorso di investitura e rifiutando i primi inviti a trasmissioni televisive). Il clima potrebbe infiammarsi ulteriormente con l’approssimarsi del referendum sulla permanenza nell’Unione Europea nel 2016. La posizione di Corbyn può definirsi euro-critica, al pari di quelle di Podemos, Syriza e della sinistra italiana (Pablo Iglesias e Stefano Fassina sono stati tra i primi a complimentarsi per la sua elezione). Il resto del gruppo dirigente del partito, tuttavia, non condivide questa adesione alle proposte della sinistra radicale, rivendicando un impegno preciso a favore del Sì al referendum: un Partito laburista diviso indebolirà, però, sia le ragioni della permanenza britannica nell’UE (già in affanno negli ultimi sondaggi), sia il partito stesso, che rischia di presentarsi senza una forte posizione unitaria.

    In questa situazione, sarà dura per Corbyn arrivare alle elezioni generali del 2020, dopo quattro anni e mezzo di leadership probabilmente logoranti, e puntare a una vittoria. Il consenso ottenuto a queste primarie è largo, e potrebbe aver successo la riconquista dell’elettorato deluso e più schierato a sinistra; ma le posizioni anti-austerity e anti-militariste rischiano di scavare un solco profondo tra il partito e gli elettori più moderati, che già lo scorso 7 maggio hanno in parte optato per i conservatori. A trarre vantaggio dall’elezione di Corbyn saranno, per il momento, soprattutto le altre formazioni della sinistra radicale in Europa. Dopo il duro colpo subìto in Grecia, con la scissione di Syriza e il divorzio tra Tsipras e Varoufakis, e in attesa di sapere se il premier greco riuscirà a formare un nuovo governo dopo le elezioni di domenica prossima, è soprattutto Podemos a vedere in Corbyn colui che potrebbe ridare linfa agli ultimi tre mesi di campagna elettorale, soprattutto in chiave anti-socialista.

    @StefanoSavella

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