Elezioni in Catalogna, un passo verso l’indipendenza?

Set 22nd, 2015
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Artur Mas

Artur Mas

Definire elezioni regionali quelle che si svolgeranno domenica in Catalogna appare riduttivo. Eppure, a tutti gli effetti, di questo si tratta. Elezioni regionali anticipate, le terze in cinque anni, in un territorio che va sempre più scavando il solco verso l’indipendenza, come dimostrano le manifestazioni di piazza e il referendum del 9 novembre scorso, organizzato nonostante l’opposizione del governo di Madrid.

In un contesto di questo genere, non è immaginabile alcun confronto rispetto alle elezioni regionali e amministrative del 25 maggio scorso (nemmeno guardando a quelle per il sindaco di Barcellona, che pure hanno ottenuto grande risalto grazie alla vittoria di Ada Colau del fronte di sinistra sostenuto da Podemos). L’indizione stessa di queste elezioni regionali è stata fin dall’inizio declinata, da parte del presidente indipendentista Artur Mas, come una sorta di “referendum legale” sull’indipendenza, non potendo il potere centrale opporsi a un rinnovo del Parlamento catalano.

La sfida di Mas, in carica dal 2010, è quella di conquistare la maggioranza assoluta con un unico blocco indipendentista costituito dall’alleanza tra il suo partito di centro, Convergenza democratica (CDC), e la principale formazione della sinistra indipendentista (ERC). Di questo cartello elettorale unitario (composto anche da altre due formazioni minori e che si presenterà con il nome di “Uniti per il Sì”) non farà invece parte Unione democratica (UDC), storico alleato del CDC, favorevole all’indipendenza ma senza arrivare allo scontro con Madrid. Corre in solitaria anche la Candidatura di unità popolare (CUP), il partito indipendentista di estrema sinistra, il più radicale nel richiedere una secessione non negoziata con il governo centrale.

Sul fronte anti-indipendentista si ritrovano, invece, tutti i principali partiti nazionali spagnoli, già in campagna elettorale anche per le elezioni generali che si terranno a dicembre. A guidare questo fronte nel Parlamento catalano sarà, con ogni probabilità, Ciudadanos, che qui ha il suo quartier generale avendo eletto propri rappresentanti fin dalla sua fondazione nel 2006. Forte del successo di Barcellona, Podemos ha deciso di replicare anche in queste elezioni regionali l’esperienza di un unico blocco di partiti e movimenti civici ecologisti e di sinistra radicale, che prende il nome di “Catalogna, sì è possibile”. Ai blocchi di partenza ci saranno anche le propaggini catalane del Partito popolare (PPC) e di quello socialista (PSC), i meno interessati a dare rilievo nazionale a questa competizione elettorale.

Cosa dicono i sondaggi? Il blocco indipendentista “Uniti per il Sì” è attestato tra il 39 e il 41%, poco al di sotto della maggioranza assoluta fissata a 68 seggi (per conquistarla non è necessario arrivare al 50% dei voti). Se questo risultato venisse confermato, per formare una maggioranza nel Parlamento catalano sarà necessario il sostegno esterno del CUP, che potrebbe raddoppiare i propri consensi rispetto alle ultime elezioni del 2012 (quando ottenne il 3,5% e 3 deputati). Ma ciò potrebbe non essere sufficiente per le ambizioni indipendentiste: secondo gli osservatori e anche alcuni candidati, una piena legittimazione popolare arriverà soltanto se la somma dei voti di tutte le formazioni favorevoli alla secessione (cioè “Uniti per il Sì” e CUP) supererà il 50% (il CUP ha addirittura alzato questa soglia al 55%). Un obiettivo, questo, più difficile da raggiungere rispetto alla maggioranza assoluta dei seggi.

D’altra parte, una seria alternativa di governo nel Parlamento regionale non c’è. I partiti anti-indipendentisti hanno posizioni più o meno favorevoli a una maggiore autonomia della regione. Il Partito popolare rischia di scendere sotto la soglia del 10%; il Partito socialista, che pure ha governato la Catalogna dal 2003 al 2010 in alleanza con l’ERC e Sinistra Unita, quasi certamente toccherà il suo minimo storico, essendo attestato tra l’11 e il 12%. La sfida più interessante sarà quindi quella sul partito che guiderà nel Parlamento catalano il fronte contrario alla secessione. Ciudadanos appare in vantaggio (potrebbe conquistare il 15% dei voti), mentre l’aggregazione di cui fa parte Podemos è intorno al 12%.

@StefanoSavella

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