Tsipras trionfa, i greci scelgono la continuità

    Set 20th, 2015
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    Quello che Alexis Tsipras ha maturato alle elezioni anticipate in Grecia è soprattutto un trionfo personale. Nonostante la crisi del debito, le banche chiuse per dieci giorni, il controllo dei capitali, il sostanziale abbandono del precedente programma elettorale e la scissione dell’ala radicale e anti-euro, Syriza conquista un successo di gran lunga superiore alle aspettative: con il 35,5% dei voti e 145 seggi arriva a sfiorare addirittura il risultato di gennaio: e se un paio di piccoli partiti fossero rimasti sotto la soglia di sbarramento del 3% avrebbe addirittura potuto conquistare, grazie alla legge elettorale greca, la maggioranza assoluta che le era sfuggita per un soffio otto mesi fa.

    Il numero di seggi ottenuto (seggi che saranno stavolta occupati pressoché interamente da fedelissimi del premier, a differenza del gennaio scorso) è comunque sufficiente per ricomporre la stessa maggioranza di governo uscente. I Greci Indipendenti di Panos Kammenos superano infatti agevolmente la soglia di sbarramento, conquistando il 3,7% dei voti e 10 seggi, garantendosi la riconferma della posizione del proprio leader nell’esecutivo. La maggioranza di Syriza e Greci Indipendenti arriva così a quota 155: meno rispetto a gennaio, quando alla chiusura delle urne arrivava a 162, ma certamente più coesa. In assenza di catastrofi fiscali o nuovi conflitti interni, si può ipotizzare per la Grecia l’avvio di un periodo sufficientemente lungo di stabilità politica, peraltro auspicato dalle stesse istituzioni europee, che stavolta non consideravano negativamente una vittoria di Tsipras.

    D’altra parte, dopo la scissione, Syriza è radicalmente mutata rispetto a otto mesi fa. La minoranza interna che faceva capo all’ex ministro Lafazanis, all’ex presidente del Parlamento Konstantopoulou e che soprattutto era sostenuta dall’ex ministro delle Finanze Varoufakis, nel mese di luglio aveva fatto mancare i suoi voti sul terzo memorandum con la troika. In una direzione del partito di fine luglio, la minoranza aveva chiesto una conta interna, dopo la quale era certa di poter prendere il controllo e di rimettere in discussione la permanenza della Grecia nella zona euro. La scelta di Tsipras di andare ad elezioni anticipate ha costretto la minoranza a formare un nuovo partito, Unità popolare, che aveva l’obiettivo di costringere Tsipras a un’alleanza “innaturale” con il Pasok o altri partiti centristi. E invece oggi gli anti-euro di sinistra si ritrovano fuori dal Parlamento (2,86%) e senza alcun peso nel loro ex partito. Una disfatta clamorosa.

    Una pesante sconfitta è anche quella di Nuova Democrazia. Nonostante i sondaggi della vigilia, il partito di centro-destra resta sostanzialmente ancorato sulle posizioni di otto mesi fa (28,1% e 75 seggi). La leadership di Vangelis Meimarakis ha fatto venire a galla, soprattutto negli ultimi giorni, l’assenza di carisma e i legami troppo stretti con il passato di Samaras. Ora si aprirà probabilmente una lunga battaglia interna per la nuova leadership, mentre i suoi deputati si troveranno in una posizione difficile: ufficialmente all’opposizione del governo, ma in realtà disposti a sostenerlo sulle misure richieste dalla troika.

    Tra i partiti minori, i neonazisti di Alba Dorata si confermano terzo partito del paese, con il 7% e 18 seggi: una piccola crescita, ma dopo il nuovo accordo “lacrime e sangue” con la troika e l’arrivo in massa di profughi sulle coste greche ci si sarebbe potuto attendere un incremento ulteriore che non è avvenuto. Piccoli segnali di ripresa arrivano invece dal Pasok: grazie alla nuova leader Fofi Gennimata, ma in seguito all’alleanza con la sinistra democratica di Dimar, i socialisti salgono al 6,3% e a 17 seggi. Stabili i comunisti radicali del KKE, il cui zoccolo duro non dà segni di cedimento, mentre al centro dello schieramento politico si assiste al calo di To Potami (che scende da 17 a 11 seggi) quasi del tutto assorbito dall’Unione Centrista, che entra per la prima volta in Parlamento con 9 deputati.

    @StefanoSavella

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