Al centro-destra le elezioni in Portogallo, verso un governo di minoranza?

    Ott 5th, 2015
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    Il centro-destra del premier Pedro Passos Coelho vince, ma non basta; il partito socialista arriva secondo, riconquista voti e nonostante la sconfitta diventa l’attore principale delle trattative per il prossimo governo. Le elezioni in Portogallo hanno dato un esito che premia la coalizione di governo, nonostante i quattro anni di politiche di austerity, grazie ai primi segnali di ripresa economica arrivati negli ultimi mesi; ma probabilmente non ha pagato la scelta, da parte dei due partiti di centro-destra (il partito socialdemocratico e quello popolare), di presentarsi sotto un unico simbolo, quello di Portogallo Avanti (PaF): i voti ottenuti da questa aggregazione (36,9%) sono di gran lunga inferiori rispetto al 2011 (quando entrambi, ognuno con il proprio simbolo, avevano sommato il 50,4%). Si tratta inoltre di un risultato al di sotto delle attese della vigilia e delle stesse prime proiezioni, che davano il centro-destra sopra il 40% e a un passo dalla maggioranza assoluta.

    Proprio la conquista della maggioranza dei seggi nell’Assemblea della Repubblica, il Parlamento portoghese, è la questione cruciale che terrà banco nei prossimi giorni. Quando mancano ancora da assegnare i quattro deputati eletti all’estero, il centro-destra si ferma a 107 seggi, quindi al di sotto della maggioranza assoluta fissata a 116. Il Partito socialista ne conquista 86. Nonostante quattro anni di opposizione alle politiche anti-crisi che il governo ha concordato con la troika, malgrado la novità delle primarie per la scelta del candidato premier, il partito di centro-sinistra ha visto perdere, soprattutto nelle ultime settimane di campagna elettorale, parte del suo consenso, finendo per ottenere il 32,3%: meglio rispetto al 28,1% di quattro anni fa, ma comunque al di sotto di quanto ci si attendeva. Il leader Antonio Costa ha subìto peraltro lo smacco di una sconfitta, seppure per poche migliaia di voti, anche nella circoscrizione di Lisbona, città di cui è stato sindaco fino all’aprile scorso.

    Soltanto altri tre partiti entreranno in Parlamento. Il Blocco di Sinistra, in qualche modo paragonabile a Syriza (almeno prima che Tsipras accettasse l’accordo con la troika) tocca il suo massimo storico, superando la soglia del 10% e conquistando 19 seggi: ritorna così ai livelli del 2009 quando aveva raggiunto il 9,8%. Resta invece grossomodo sui suoi livelli la CDU, l’unione di Partito comunista e Verdi: con l’8,3% conquista soltanto pochi decimali rispetto a quattro anni fa (7,9%) e porta in Parlamento 17 deputati. La differenza tra i due partiti è che la CDU è anti-euro e ostile a un’ipotesi di governo con il Partito socialista. Meno netta, invece, la chiusura del Blocco di Sinistra, che tuttavia non ha mai partecipato ad alcuna maggioranza insieme ai socialisti. Entra con un solo deputato in Parlamento anche il Partito animalista (PAN), mentre resta fuori il Livre di Rui Tavares, il progetto politico più vicino a quello di Podemos.

    Le trattative dei prossimi giorni vedranno quindi al centro soprattutto il partito socialista. Il premier Coelho punterà ad ottenere una sua astensione nel voto di fiducia, che permetterebbe al centro-destra di varare un governo di minoranza (è già accaduto nei decenni scorsi, anche se quasi sempre non la legislatura non è stata portata a termine). Il leader socialista Costa (che ha già dichiarato di non avere intenzione di dimettersi) finirà probabilmente per accettare questa soluzione, concordando qualche modifica al programma di governo; non prima, però, di aver sondato una possibile alleanza alternativa con il Blocco di Sinistra, considerando che insieme sommano 105 seggi, quasi gli stessi della coalizione di centro-destra. Una strada, quest’ultima, assai difficile però da percorrere, e anche da far accettare in chiave europea (soprattutto a pochi mesi dalle elezioni spagnole).

    @StefanoSavella

     

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