La Polonia vira a destra: ecco i risultati elettorali definitivi

    Ott 27th, 2015
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    Jaroslaw Kaczynski (L), leader of the conservative opposition Law and Justice (PiS) and Beata Szydlo, candidate for prime minister celebrate with supporters at the party's headquarters in Warsaw after exit poll results were announced on October 25, 2015. Poland's conservative Law and Justice (PiS) party won an absolute majority in the general election, public broadcaster TVP projected, a victory that would end eight years of centrist rule. An exit poll showed the PiS picked up 242 out of 460 seats in the lower house of parliament, ousting the governing Civic Platform (PO) liberals who had 133 seats.announcing the first unofficial results of the general election in Poland on October 25, 2015. AFP PHOTO/JANEK SKARZYNSKI

    AFP PHOTO/JANEK SKARZYNSKI

    Fino al maggio scorso, quando la Polonia si avvicinava alla multipla tornata elettorale del 2015 (elezioni presidenziali, referendum ed elezioni parlamentari), tutto lasciava immaginare un grande equilibrio e risultati incerti. Piattaforma civica, il partito di centro-destra al governo, pur se indebolito, aveva da pochi mesi ottenuto la nomina del suo leader Donald Tusk a capo del Consiglio europeo; Diritto e Giustizia, il partito nazionalista dell’ex premier Jaroslaw Kaczynski, nonostante il buon risultato delle elezioni amministrative restava lontano dalla soglia che avrebbe potuto garantirgli di tornare alla guida del paese. Tutt’intorno, il panorama politico appariva più frammentato che in passato, con la cronica debolezza del centro-sinistra, e in particolare del partito socialdemocratico, le scissioni nell’estrema destra e la nascita di nuovi piccoli partiti dal futuro incerto.

    La valanga che ha portato alla larga vittoria di Diritto e Giustizia nelle elezioni parlamentari di domenica ha avuto inizio proprio a maggio, con la sconfitta a sorpresa del presidente della Repubblica uscente, sostenuto da Piattaforma civica, e la vittoria del quarantenne eurodeputato nazionalista Andrzej Duda. Quest’ultimo ha condotto al meglio la luna di miele con l’elettorato, trainando – come dimostra l’andamento dei sondaggi negli ultimi due mesi – il consenso per il suo partito; Kaczynski, contestualmente, aveva già compiuto un passo indietro (soltanto formale) per la candidatura alla premiership, indicando per quella carica Beata Szydlo, la sua numero due.

    I risultati definitivi (pubblicati poco più di 24 ore dopo la chiusura dei seggi, e soltanto in minima parte diversi dal primo exit poll) mostrano un chiaro successo per Diritto e Giustizia, con il 37,6%, quasi otto punti percentuali in più di quattro anni fa, ma soprattutto molti seggi guadagnati: la stima è di 236, una manciata in più della maggioranza assoluta richiesta alla Sejm (231), la Camera bassa del Parlamento polacco (più ampio, invece, il margine di vantaggio al Senato, le cui competenze sono tuttavia assai più ridotte). Crolla invece Piattaforma civica: il partito della premier Ewa Kopacz scende dal 39,2 al 24,1% e deve accontentarsi di 139 seggi alla Sejm.

    Il tempo dirà se il nuovo governo nazionalista, critico verso l’Unione Europea e le sue regole, si dimostrerà una versione aggiornata di quello di Viktor Orbán. Quel che è certo è che, rispetto al suo modello ungherese, Diritto e Giustizia non potrà godere di una maggioranza tale da modificare la Costituzione, neppure sommando i suoi voti a quelli dei due partiti ideologicamente più vicini. Kukiz ’15, il movimento politico fondato da Pawel Kukiz, cantante rock arrivato terzo alle elezioni presidenziali grazie a una piattaforma radicalmente antipolitica e di stampo nazionalista, si è fermato all’8,8%, risultato che gli consente comunque di portare in Parlamento 39 deputati. Conferma invece soltanto per un soffio la sua presenza alla Sejm il Partito del popolo polacco, di centro-destra e vicino al mondo agricolo, che con il 5,1% e 14 seggi tocca però il suo minimo storico.

    Anche il quinto partito a entrare in Parlamento, come quello di Kukiz, ha soltanto pochi mesi di vita: Polonia moderna è stato fondato dall’economista Ryszard Petru e si è rivelato un duro avversario soprattutto per Piattaforma civica. La novità di questa formazione politica, di impianto liberale ed europeista, ha attratto una fetta di elettorato del partito di Tusk e Kopacz, usurato dall’esperienza di governo durata otto anni. Alla fine, Polonia moderna ha superato facilmente la soglia di sbarramento, conquistando il 7,6% e 31 seggi.

    La stessa percentuale di Polonia moderna non è invece servita al blocco di centro-sinistra (che comprendeva, sotto un simbolo unitario, socialdemocratici, verdi e altri movimenti civici): la legge elettorale polacca prevede infatti, per le coalizioni di partiti, una soglia di sbarramento più alta, pari all’8%: il traguardo mancato, quindi, per pochi decimali sancisce la scomparsa dal Parlamento di una rappresentanza di sinistra, per la prima volta dalla caduta del regime comunista. A penalizzare la Sinistra Unita è stato anche il buon risultato di Razem, un altro partito di recente formazione ispirato alle esperienze di Syriza e Podemos. Grazie a un’ottima ultima settimana di campagna elettorale, questo partito ha raggiunto un non trascurabile 3,6%, troppo poco per centrare l’ingresso in Parlamento (lo sbarramento per i partiti singoli è del 5%) ma abbastanza per togliere ai socialdemocratici una parte decisiva del suo elettorato tradizionale.

    A leccarsi le ferite per una bruciante sconfitta è anche Janusz Korwin-Mikke, il controverso eurodeputato di estrema destra che, dopo essere stato espulso dal suo partito, ne ha fondato un altro personale, che porta il suo nome: nonostante le sue posizioni misogine, xenofobe e antisemite, con il 4,8% è arrivato a sfiorare l’ingresso nella Sejm.

    @StefanoSavella

     

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