Romania, dopo le dimissioni di Victor Ponta tocca a Dacian Cioloş

    Nov 11th, 2015
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    Dacian Ciolos

    Dacian Ciolos

    In Romania le dimissioni di Victor Ponta dalla carica di premier sono state richieste da imponenti manifestazioni di piazza dopo l’incendio avvenuto il 30 ottobre scorso nella discoteca Colectiv di Bucarest che ha causato 50 vittime e più di 160 feriti. Un evento tragico che apparentemente non avrebbe dovuto toccare una delle più alte cariche del paese, ma coloro che più direttamente erano coinvolti nella verifica delle misure di sicurezza della struttura. In realtà, l’esito politico di questa vicenda non è affatto sorprendente, se si pensa che periodicamente, almeno nell’ultimo anno, Ponta ha dovuto far fronte a molte richieste per un suo passo indietro e per un nuovo governo in grado di contrastare apertamente la corruzione dilagante nella classe politica del paese.

    I primi segnali di crisi si erano manifestati già un anno fa, il 2 novembre, nella giornata del primo turno delle elezioni presidenziali, nelle quali lo stesso Ponta era in corsa per il Partito socialdemocratico: la pessima gestione del voto dei residenti all’estero (una fetta elettorale assai rilevante in Romania) aveva portato alle dimissioni del ministro degli Esteri Titus Corlățean, ma nel mirino della piazza era finito lo stesso premier. Che pagò quel clima ostile con la sconfitta al ballottaggio, per circa un milione di voti, contro Klaus Iohannis, esponente politico indipendente ma vicino al centro-destra, di origini tedesche, presto divenuto paladino della lotta alla corruzione e del sistema di potere in atto nel paese.

    Era chiaro che l’ondata di impopolarità di Ponta non avrebbe potuto che montare ulteriormente, anche a seguito del rapporto sempre piuttosto teso con il nuovo presidente della Repubblica. Nel dicembre dello scorso anno il premier socialista aveva provato a rimescolare le carte con un rimpasto di governo, ma senza alcun beneficio. Tutt’altro: già dopo tre mesi cadeva la prima testa, quella del ministro delle Finanze Darius Vaclav, coinvolto in un’inchiesta per corruzione. Nel mese di maggio a dimettersi era stato invece Liviu Dragnea, ministro dello Sviluppo regionale ed ex vicepremier, condannato a un anno di reclusione per aver organizzato brogli elettorali in occasione del referendum del 2012. Ciò non ha impedito a Dragnea di essere eletto lo scorso 11 ottobre presidente del Partito socialdemocratico (candidato unico, ha ottenuto il 97% dei voti degli iscritti), dopo che lo stesso Ponta aveva lasciato quella carica nel mese di luglio. A giugno, intanto, si era dimesso anche il ministro dei Trasporti, Ioan Rus, per una dichiarazione offensiva nei confronti dei connazionali residenti all’estero.

    E adesso? In attesa delle prossime elezioni, che potrebbero essere anticipate rispetto alla scadenza del dicembre 2016, il presidente della Repubblica ha nominato premier Dacian Cioloş,  commissario europeo all’Agricoltura dal 2009 al 2014. Un tecnico, che ha studiato molti anni in Francia, che lavora da anni con le istituzioni europee (sia prima che dopo aver ricoperto la carica di commissario) e che è estraneo al caotico panorama politico rumeno. Si tratta tuttavia di una personalità più vicina al centro-destra che al centro-sinistra: fu il premier Ponta, nell’estate del 2014, a chiederne la sostituzione all’interno della Commissione con un’esponente politica a lui più vicina, Corina Cretu. Cioloş presenterà nei prossimi giorni il suo governo, che sarà composto esclusivamente da tecnici: verrà certamente sostenuto da tutta l’opposizione di centro-destra in Parlamento e dalle minoranze etniche, mentre il leader del Partito socialdemocratico, Dragnea, ha affermato che valuterà se appoggiarlo soltanto dopo aver letto il suo programma e la lista dei nuovi ministri.

    @StefanoSavella

     

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