Dalle elezioni una Spagna ingovernabile: quali scenari?

    Dic 20th, 2015
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    Schermata 12-2457377 alle 23.29.08Il peggior risultato possibile per la stabilità del paese, anche se non mancano possibili combinazioni di governo per evitare prossime nuove elezioni anticipate. La Spagna è andata alle urne e il nuovo Congresso sarà più frammentato che mai. Il Partito popolare tocca il suo peggior risultato dal 1989, e il Partito socialista addirittura il suo minimo storico, ma entrambi restano comunque rispettivamente primo e secondo partito del paese, come nel 2011. Il premier Mariano Rajoy potrà contare ora su 123 deputati: la maggioranza relativa, ma troppo pochi per poter immaginare di formare una coalizione stabile, neppure con il sostegno di Ciudadanos, la nuova formazione politica di centro ferma al deludente risultato di 40 seggi (la maggioranza assoluta è infatti fissata a quota 176). Il leader dei socialisti, Pedro Sánchez Castejón, pur avendo raccolto soltanto 90 deputati, potrebbe invece paradossalmente coltivare qualche speranza in più, nel caso di un accordo con Podemos: il partito della sinistra radicale è il vero vincitore della tornata elettorale, con l’elezione di 69 rappresentanti eletti grazie anche agli accordi con partiti regionalisti di sinistra.

    Quali sono dunque gli scenari possibili? Appare al momento da scartare ogni ipotesi di grande coalizione tra popolari e socialisti, neppure prevedendo l’astensione dei secondi in un nuovo governo Rajoy. Proprio l’astensione, oltre ai voti contrari, sarà un elemento decisivo nei voti di fiducia (perché, con ogni probabilità, vi sarà fatto più di un tentativo) successivi all’affidamento dell’incarico per la premiership: dopo il primo voto, infatti, al candidato basterà ottenere la maggioranza semplice dei voti del Congresso, non più quella assoluta. La storia recente in Spagna, soprattutto nei voti di investitura nelle regioni, offre altri casi di governi di minoranza tenuti in vita dall’astensione di alcuni partiti: ciò potrebbe verificarsi, per la prima volta, anche a livello nazionale. I dirigenti di Ciudadanos, ad esempio, hanno dichiarato a caldo che il loro partito non voterà a favore né di un nuovo governo Rajoy né di un governo Sánchez: ma basterà in realtà la loro astensione per facilitare (seppur non per garantire) una delle due soluzioni, soprattutto la seconda.

    Mentre Rajoy può però giocarsi soltanto la carta di Ciudadanos (da sé insufficiente), Sánchez può aprire un tavolo di discussione anche con Podemos e con altri partiti di sinistra (come l’ERC catalano, con 9 seggi, o la Sinistra Unita, ferma a 2): il leader socialista potrebbe così diventare, malgrado il magro bottino elettorale, nuovo premier del paese. D’altra parte è quanto accaduto, a grandi linee, in Portogallo nelle ultime settimane, quando il socialista Antonio Costa, nonostante la bruciante sconfitta elettorale subita da parte del centro-destra, ha formato un governo di minoranza con il sostegno esterno in Parlamento di due partiti di sinistra radicale. Il compito per Sánchez sarà tuttavia ancor più delicato perché, per ottenere il voto favorevole o di Podemos o di Ciudadanos e l’astensione dell’altro, dovrà accettare alcune loro richieste, del tutto divergenti ad esempio in politica economica. Senza dimenticare la difficoltà nell’aprire anche soltanto un dialogo con i partiti indipendentisti regionali.

    Nel caso di un fallimento da parte di Sánchez, lo scenario più probabile sarebbe quello di nuove elezioni già entro il prossimo mese di maggio (comunque entro due mesi dal primo voto di investitura). Elezioni che, a questo punto, potranno modificare ulteriormente il contesto politico: Podemos appariva ad esempio spacciato dopo che Alexis Tsipras aveva dovuto accettare e far approvare, a costo di una scissione interna, tutte le richieste economiche giunte da Bruxelles, ma negli ultimi dieci giorni di campagna elettorale ha saputo recuperare pressoché per intero quel consenso perduto. Ciudadanos può ritenersi deluso, ma correggendo il tiro su possibili accordi post-elettorali (apparendo ad esempio un meno sicuro partner di minoranza dei popolari) potrebbe migliorare ulteriormente il suo risultato. A rischiare di più saranno semmai ancora una volta i due partiti principali: indeboliti da queste elezioni, rischiano di trovarsi a portare avanti una nuova campagna elettorale in difesa a stretto giro, senza poter più garantire, come in passato, la stabilità politica del paese.

    @StefanoSavella

     

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