Tihomir Orešković, un premier tecnico per la Croazia

    Gen 18th, 2016
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    Tihomir Orešković (Photo: Goran Stanzl/PIXSELL)

    Tihomir Orešković (Photo: Goran Stanzl/PIXSELL)

    Dopo più di due mesi dalle elezioni politiche dell’8 novembre scorso, entro la fine di questa settimana la Croazia tornerà ad avere un governo con pieni poteri. Si appresta infatti ad ottenere la fiducia del Parlamento il primo ministro designato Tihomir Orešković: un “tecnico” che ha vissuto fin da giovanissimo in Canada, dove ha studiato fino a raggiungere una posizione di rilievo ai vertici della multinazionale farmaceutica Teva. Se la sua nomina venisse confermata, si tratterebbe del secondo governo “tecnico” formatosi in pochi mesi in Europa: è infatti già avvenuto di recente in Romania, dove l’ex commissario europeo Dacian Ciolos, anch’egli da anni residente all’estero, è stato richiamato in patria per rimediare alla crisi seguita alle dimissioni del premier socialdemocratico Victor Ponta.

    La crisi politica in Croazia si è aperta subito dopo la chiusura delle urne grazie al successo di Most, una nuova formazione politica che ha scardinato del tutto i due blocchi tradizionali di centro-sinistra e di centro-destra. Con un programma improntato sulla riforma della pubblica amministrazione e sulle liberalizzazioni, ma in particolare proponendosi come alternativa al vecchio establishment, il Most (che in croato significa “ponte”) ha ottenuto 19 seggi, decisivi per sottrarre la maggioranza assoluta sia alla Coalizione patriottica di centro-destra guidata dall’HDZ di Tomislav Karamarko (ma anche della presidente della Repubblica, Kolinda Grabar-Kitarović), sia alla coalizione di centro-sinistra del premier uscente, il socialdemocratico Zoran Milanović. Entrambe le coalizioni potevano infatti contare solo su 59 seggi: il centro-destra ne aveva conquistati 56 nelle circoscrizioni nazionali più 3 ottenuti con il voto dei residenti all’estero, il centro-sinistra aggiungendo, ai propri 56 deputati, i 3 dell’IDS, il partito regionale istriano con cui ha governato nella precedente legislatura.

    La prima proposta del Most, quella di formare un governo di unità nazionale con i due principali schieramenti, è subito caduta nel vuoto. Entrambe le coalizioni hanno così aperto trattative separate con il Most, e in particolare con il suo leader, il 36enne Božo Petrov, al quale i socialdemocratici hanno anche offerto la presidenza del Parlamento. Alla fine le trattative sono state condotte in porto dal centro-destra, che ha formato una maggioranza comprendente, oltre al Most, anche due deputati del piccolo partito centrista del sindaco di Zagabria Milan Bandić, e due degli otto esponenti delle minoranze etniche. Ma il prezzo da pagare è stato caro: il centro-destra ha dovuto rinunciare alla carica di premier, accogliendo la richiesta del Most di affidarla a un candidato esterno ai partiti; il Most ha a sua volta perso già 4 dei suoi 19 deputati, in contrasto con la gestione delle trattative da parte del leader Petrov.

    La maggioranza può quindi contare al momento su 78 voti, appena due in più della soglia minima. Molti osservatori dubitano, inoltre, delle reali capacità di governo di Orešković, completamente estraneo alla vita politica e vissuto per molti anni lontano dalla Croazia. Il premier designato, peraltro, non può contare sul sostegno diretto di alcun partito; e l’elettorato del Most non sembra aver accolto bene l’accordo con il centro-destra, infarcito di esponenti della “vecchia politica” che si intendeva spazzare via. Per tutti questi motivi, è difficile immaginare che la legislatura appena iniziata arrivi alla sua scadenza naturale: ma un più solido sostegno parlamentare nel voto di fiducia (previsto per venerdì) potrebbe dar slancio all’azione riformatrice di Orešković e cambiare gli equilibri a suo favore.

    @StefanoSavella

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