Slovacchia, Robert Fico resta al governo, tre ministeri ai nazionalisti

    Mar 24th, 2016
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    La nuova coalizione di governo in Slovacchia

    La nuova coalizione di governo in Slovacchia

    Sono serviti meno giorni del previsto al premier slovacco Robert Fico per formare un nuovo governo dopo le elezioni del 6 marzo scorso. Nonostante il netto calo del suo partito, Smer, la frammentazione del voto e la disponibilità di altri partiti a entrare (o rientrare) nell’esecutivo ha semplificato uno scenario che appariva assai più incerto. Abbandonato dunque il governo monocolore della scorsa legislatura, nella quale lo Smer poteva contare su ben 83 seggi, la Slovacchia si appresta a diventare leader di turno dell’Unione europea dal 1° luglio con un esecutivo composto da quattro partiti.

    La parte del leone continua a farla lo Smer, che resta comunque partito di maggioranza relativa con 49 seggi su 150. Fico ha confermato ai suoi uomini le caselle più importanti del governo: Miroslav Lajčák agli Esteri, il falco Peter Kazimir alle Finanze e Robert Kaliňák agli Interni. Confermati anche i ministri del Lavoro (Ján Richter) e della Cultura (Marek Maďarič) mentre Peter Žiga viene spostato dall’Ambiente allo Sviluppo economico. Unica new entry è Tomáš Drucker, 37 anni, già direttore delle Poste nazionali, ora alla guida del ministero della Salute.

    Dovendo aprire i colloqui per la formazione della nuova coalizione, com’era prevedibile Fico si è rivolto principalmente ai suoi ex alleati dell’SNS, il partito nazionalista slovacco, partner di governo già dal 2006 al 2010. A nulla è valsa la moral suasion del gruppo socialdemocratico al Parlamento europeo, di cui lo Smer fa ancora parte nonostante le sue dure prese di posizione contro i rifugiati in particolare di religione musulmana. Fico, anzi, ha respinto al mittente le accuse del capogruppo Gianni Pittella, e ha tirato dritto offrendo all’SNS (che può contare su 15 seggi in Parlamento) ben tre ministeri. All’Agricoltura va Gabriela Matečná, già al centro di uno scandalo nel giugno 2014 quando ricopriva una posizione di vertice nell’Agenzia nazionale del demanio pubblico. Il partito di destra conquista anche il ministero dell’Istruzione con Peter Plavčan, direttore generale del settore del ministero che si occupa delle università. Un militare va invece alla guida del ministero della Difesa: si tratta di Peter Gajdoš, già primo vicecomandante delle Forze armate.

    Più sorprendente invece l’ingresso al governo del partito Most-Hid, moderato e aderente al Partito popolare europeo, il cui unico eurodeputato, József Nagy, è stato ministro dell’Ambiente nel governo slovacco di centro-destra dal 2010 al 2012, duramente contrastato dallo Smer di Robert Fico. Gran parte dei voti del Most-Hid provengono dall’ampia minoranza ungherese presente nel paese: e non è escluso che possa essere stato proprio il rapporto di collaborazione instauratosi tra Fico e Viktor Orban ad aver convinto il leader del Most-Hid ad abbandonare la coalizione di centro-destra e a entrare al governo, con due ministeri: Lucia Žitňanská alla Giustizia (anche lei è stata al governo, con lo stesso incarico, dal 2010 al 2012, ma con un altro partito di centro-destra) e László Solymos all’Ambiente.

    Ultimo partner di governo, ma decisivo per le sue sorti, sarà Siet (Rete), un nuovo partito fondato nel 2014 dall’ex candidato alle presidenziali Radoslav Procházka. Una scelta che ha disorientato gli osservatori politici e ha sconvolto i suoi stessi elettori: Procházka in campagna elettorale aveva affermato di non essere in alcun modo disponibile a governare con Robert Fico. Ex appartenente al Movimento cristiano democratico, Procházka ha pagato il clamoroso dietrofront con la fuoriuscita di tre dei suoi dieci deputati, ma ha ottenuto la guida del ministero dei Trasporti con Roman Brecely, candidato ma non eletto in Parlamento. Grazie al suo sostegno, tuttavia, il nuovo governo Fico può contare su una maggioranza di 81 seggi su 150.

    @StefanoSavella

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