Elezioni in Regno Unito, tutti i principali risultati

    Mag 6th, 2016
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    Sadiq Khan

    Sadiq Khan

    La vittoria dei laburisti a Londra contro il calo dei loro consensi del resto del paese; il bel risultato dei conservatori del premier Cameron in Scozia contro la loro sconfitta nella capitale dopo gli otto anni di Boris Johnson; la crescita del Partito indipendentista scozzese SNP contro la perdita della loro maggioranza assoluta nel Parlamento regionale. Sono stati risultati in chiaroscuro per tutti i partiti quelli delle elezioni britanniche di ieri in numerose città e nelle assemblee di Scozia, Galles e Irlanda del Nord (in quest’ultimo caso non ci sono ancora dati definitivi). Difficile dunque trarre conclusioni nette sullo stato di salute dei partiti e dei loro leader, così come sulla battaglia – assai più importante – che farà tornare gli elettori del Regno Unito alle urne il prossimo 23 giugno, nel referendum sulla Brexit. Vediamo come sono andate le cose nei principali contesti elettorali:

    Scozia

    La leader dell’SNP Nicola Sturgeon, dopo il grande successo delle elezioni generali dello scorso anno, può cantare vittoria anche per queste elezioni che hanno rinnovato i 129 seggi del Parlamento regionale scozzese. Il suo partito cresce in termini assoluti, sfondando quota un milioni di voti e toccando il 46,5%: tuttavia il sistema elettorale non premia questo risultato, e anzi l’SNP vede scendere i suoi rappresentanti da 69 a 63: un calo importante perché fa perdere all’SNP la maggioranza assoluta a Edimburgo. Ma non dovrebbero sorgere particolari problemi: anche tra il 2007 e il 2011, quando il primo ministro scozzese era Alex Salmond, l’SNP restò al potere con un governo di minoranza. Il voto di ieri ha sancito altri due verdetti: la continua emorragia di consensi dei laburisti in questo territorio (un segnale d’allarme non di poco conto per il leader nazionale Jeremy Corbyn, in vista del 2020), e la crescita dei conservatori, che diventano secondo partito nella regione conquistando 31 seggi, il loro massimo storico.

    Galles

    Meno scossosi in Galles, dove i rapporti di forza tra i principali partiti restano grossomodo invariati rispetto a cinque anni fa. I laburisti restano il primo partito con 29 seggi, perdendone solo uno (e scivolando a due seggi sotto la maggioranza assoluta), mentre alle loro spalle il partito regionalista Plaid Cymru ne guadagna uno a sua volta: il leader laburista Carwyn Jones potrebbe continuare a guidare la regione con un esecutivo di minoranza, come negli ultimi cinque anni, oppure formare una coalizione proprio con il Plaid Cymru, come è già accaduto in passato. Calano i conservatori (meno 3 seggi) e soprattutto il liberal-democratici (che passano da cinque a un solo rappresentante), mentre conquista, com’era nelle previsioni, i suoi primi sette deputati regionali l’Ukip di Nigel Farage.

    Londra

    Sondaggi pienamente rispettati nella capitale britannica, dove Sadiq Khan, laburista di origini pachistane, sarà il nuovo sindaco. Per prevalere sullo sfidante conservatore Zac Goldsmith sono state necessarie le seconde preferenze degli elettori degli altri candidati, ma il margine, pur in assenza di dati definitivi, appare piuttosto ampio. La vittoria di Khan fa tirare indubbiamente un respiro di sollievo ai laburisti, ma è stata dettata anche dalla campagna elettorale di Goldsmith che gli stessi conservatori, a seggi ormai chiusi, hanno giudicato fallimentare, soprattutto in relazione ai toni utilizzati nei confronti di Khan. Difficile valutare al momento quanto abbia influito l’endorsement in favore della Brexit del sindaco uscente, il conservatore Boris Johnson, in una città che, stando ai sondaggi, il 23 giugno prossimo voterà in maggioranza a favore della permanenza del Regno Unito nell’UE.

    Liverpool

    Tra le altre grandi città al voto c’era anche Liverpool, tradizionale roccaforte rossa. I laburisti confermano il loro sindaco uscente Joe Anderson, che passa però da un confortevole 59,3% al 52,6%. Da segnalare invece il balzo in avanti del candidato dei liberal-democratici, Richard Kemp, che rispetto a quattro anni fa arriva quasi a triplicare i propri voti, superando il 21%. Bene anche il candidato dei Verdi, che passa dal 5,2 al 10,9%, mentre i conservatori restano qui in terra straniera, fermandosi al 3,6%.

    Consigli municipali

    Dati ancora parziali per le elezioni di numerosi consigli municipali in tutta l’Inghilterra, che in alcuni casi rinnovano tutti i loro rappresentanti, in altri casi solo una parte di essi. Al momento, il calo dei laburisti, già previsto, non appare di dimensioni eclatanti, tali da scatenare un nuovo conflitto sulla leadership di Corbyn (anche se le elezioni generali del 2020 sono ancora molto lontane). All’incirca stabile il numero di eletti del partito conservatore, mentre almeno in Inghilterra e fino a questo momento i liberal-democratici del nuovo leader Tim Farron tornano a sorridere, con una ventina di rappresentanti in più. Ancora molto indietro rispetto ai tre partiti principali resta invece l’Ukip, che cresce rispetto al 2011 (quando però era un partito quasi del tutto irrilevante), ma non sembra aver goduto del traino della campagna referendaria pro-Brexit, da sempre il suo cavallo di battaglia.

    @StefanoSavella

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