Elezioni amministrative, uno scenario diviso in tre

    Giu 6th, 2016
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    È quasi ovunque tutto rimandato ai ballottaggi tra due settimane, ma l’esito delle elezioni amministrative di ieri offre già una serie di indicazioni politiche importanti. Al netto degli exit poll e delle proiezioni, in molti casi nettamente sbagliate dagli istituti di ricerca, i dati reali raccontano uno scenario in cui tutte le tre principali aggregazioni politiche hanno confermato la loro posizione, lasciando prevedere un grande equilibrio a livello nazionale. Vediamo perché.

    Partito democratico

    Dopo una notte travagliata, in cui le proiezioni davano Giachetti fuori dal ballottaggio a Roma e Fassino vicinissimo alla candidata cinquestelle Appendino a Torino, il risveglio è stato meno traumatico, anche se non rassicurante. Il risultato complessivo è grossomodo quello atteso: Sala in testa a Milano, seppure di pochissimo; Giachetti al ballottaggio, anche se a netta distanza da Virginia Raggi; Valente esclusa dal secondo turno a Napoli, in una situazione caotica fin dalle primarie; Fassino e Merola avanti con un buon margine. La vittoria al primo turno arriva a Cagliari, con l’uscente Massimo Zedda di Sel e il Pd primo partito (dove si è confermato il centrosinistra old style che va da Rifondazione comunista al Centro democratico di Tabacci), Rimini e Salerno, e poi ballottaggi in quasi tutti gli altri capoluoghi di provincia. Immaginando di non avere sorprese a Bologna e soprattutto Torino, la sfida decisiva per il Pd è Milano: ma anche questo già si sapeva da settimane. Il risultato del primo turno non dà tranquillità a Sala, ma è prevedibile che ora il partito raddoppi gli sforzi per una sfida che, secondo alcuni analisti, potrebbe influenzare nel bene o nel male anche il referendum costituzionale di ottobre. Senza dimenticare Torino, dove il risultato è ancora tutt’altro che acquisito. Il bilancio, insomma, andrà fatto tra due settimane.

    Movimento 5 Stelle

    Roma è la grande sorpresa di questo primo turno: non per il ballottaggio Raggi-Giachetti, ma per il modo in cui ci si arriva. La candidata cinquestelle sfonda quota 35% e, se già nei sondaggi pre-elettorali aveva grandi chance di vittoria, adesso è già con un piede in Campidoglio. Difficile immaginare cosa possa accadere in due settimane per togliere al m5s la guida della capitale, considerando che arriveranno prevedibilmente a Raggi anche gran parte dei voti raccolti da Giorgia Meloni (20%). Più difficile la sfida di Torino, dove Chiara Appendino deve recuperare dieci punti percentuali al sindaco uscente Piero Fassino, ma la storia, da Parma in poi, insegna che il m5s nei ballottaggi è in grado di recuperare anche ampi svantaggi: e soprattutto se gli elettori del candidato leghista Morani (8,4%) confluissero su Appendino, la sfida sarebbe a quel punto assai incerta. Il Movimento può quindi sorridere guardando a Roma e Torino; altrove, però, a musica è diversa. A Bologna il fedelissimo Bugani resta fuori dal ballottaggio, e a Milano, Napoli e Cagliari il m5s resta fermo intorno al 10%. E in nessun altro capoluogo di provincia, ad eccezione di Carbonia in Sardegna, è in grado di arrivare al ballottaggio. Il Movimento 5 stelle continua quindi a godere di un ampio voto d’opinione soprattutto nelle grandi città che escono da pessime situazioni amministrative come Roma (a Torino è lecito immaginare che se il centrodestra avesse trovato un candidato unificante come Parisi a Milano, il ballottaggio per Appendino sarebbe stato assai difficile), mentre altrove fa fatica a imporsi.

    Centro-destra

    Divisi si perde. Ma va? Eppure è l’esito scontato di queste elezioni amministrative. Al netto del bel risultato di Parisi a Milano, la cui vittoria potrebbe davvero rilanciare il centro-destra in chiave nazionale, in tutte le altre città le divisioni tra Forza Italia e Lega sono suicide in un contesto tripartito come quello attuale. Fino a cinque anni fa i due partiti potevano anche presentarsi divisi al primo turno, perché il migliore dei due sarebbe certamente arrivato al ballottaggio; oggi non è più così. A Roma, con un candidato unico, si sarebbe potuto insidiare da vicino la vittoria di Virginia Raggi, idem a Torino. C’è la consolazione del ballottaggio a Bologna (ma la candidata leghista Bergonzoni è in netto svantaggio) e Napoli (dove però Lettieri è molto indietro rispetto a De Magistris, unica consolazione nazionale per il progetto di Sinistra Italiana di essere alternativi al Pd, altrove miseramente naufragato), ma il bilancio definitivo di queste amministrative per il centro-destra, tra due settimane, potrebbe essere disastroso. Unica ancora di salvezza è, un po’ come per il Pd, Milano: qui la Lega ha preso quasi la metà dei voti di Forza Italia, e quindi Salvini dovrà ancora attendere per dichiararsi a tutti gli effetti il nuovo leader nazionale del centrodestra.

    @StefanoSavella

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