Grecia, abolito il premio di maggioranza al primo partito

    Lug 22nd, 2016
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    Alexis Tsipras durante il dibattito sulla riforma elettorale

    Alexis Tsipras durante il dibattito sulla riforma elettorale

    È stata approvata ieri la riforma elettorale proposta da Alexis Tsipras che cambierà nei prossimi anni il quadro politico greco. Tra 163 e i 180 (a seconda degli articoli) i voti a favore, qualcuno in più della maggioranza di governo, perché a Syriza e Greci Indipendenti si sono aggiunti i deputati dell’Unione di Centro e di altri partiti. Un numero insufficiente, però, per far scattare fin dalle prossime elezioni l’aspetto più significativo di questa riforma: l’eliminazione del premio di maggioranza di 50 seggi assegnato al primo partito. In questo modo, tutti i seggi verranno ora assegnati con un sistema proporzionale, rendendo pressoché inevitabile la costruzione di coalizioni e maggioranze più ampie per formare un governo. Erano necessari 200 voti in Parlamento per abolire il premio di maggioranza fin dalle prossime elezioni: non essendo stati raggiunti, questo aspetto della riforma entrerà in vigore soltanto tra due elezioni politiche. Non prima del 2023, quindi, ma la convocazione di elezioni anticipate nei prossimi anni potrebbe avvicinare questa scadenza. Entrerà invece in vigore fin dalle prossime elezioni l’allargamento del diritto di voto anche ai diciassettenni: una norma da molti considerata pro-Syriza, dato che proprio tra i più giovani il partito di Tsipras ha la parte di elettorato più fedele.

    Dopo le elezioni del settembre 2015, il governo Tsipras ha approvato nuove norme richieste dagli accordi con le istituzioni internazionali riguardanti privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Anche per questo motivo, la media della stragrande maggioranza dei sondaggi degli ultimi mesi mostra una netta caduta di consensi per Syriza, e una crescita significativa per Nuova Democrazia, il principale partito di centro-destra rafforzato dalla nuova leadership di Kyriakos Mitsotakis. Non sempre i sondaggi degli istituti greci si sono mostrati singolarmente affidabili, ma il trend generale appare inequivocabile: in molti casi Nuova Democrazia è avanti di circa dieci punti percentuali. Un vantaggio che potrebbe rivelarsi ininfluente se si dovesse tornare alle urne alla scadenza naturale della legislatura, nel 2019; ma che potrebbe essere decisivo se la ristretta maggioranza che sostiene il governo (ferma a 153) dovesse assottigliarsi a tal punto da portare a elezioni anticipate. E infatti, secondo alcuni osservatori, la riforma ha l’obiettivo di impedire che Nuova democrazia possa da sola ottenere la maggioranza assoluta in futuro.

    A stravolgere i sondaggi potrebbe tuttavia essere proprio la modifica alla legge elettorale approvata ieri: l’assenza del premio di maggioranza al primo partito renderà meno persuasivi gli appelli al “voto utile” dei partiti più forti in nome della governabilità. In sostanza, dato che sarà inevitabile la costruzione di una ampia coalizione dopo il voto, gli elettori potranno decidere di votare partiti piccoli ma più vicini alle proprie posizioni, nella speranza che possano incidere all’interno di una maggioranza eterogenea (anche se non coesa). In ogni caso, l’abolizione del premio di maggioranza finirà per aumentare il peso dei partiti di piccole e medie dimensioni, purché superino la soglia di sbarramento del 3%, che resta inalterata.

    Non è semplice immaginare oggi quali saranno gli scenari futuri. «Nessuno vuole investire in un paese ingovernabile», ha avvertito Stavros Theodorakis, leader del partito centrista To Potami. Ed effettivamente il sistema proporzionale impone a partiti anche molto diversi di unirsi pur di formare un governo, a scapito della stabilità: caratteristica richiesta ormai ovunque in Europa, e tantopiù in Grecia, che resta sempre l’osservato speciale nella zona euro. Al tempo stesso, il premio di maggioranza era presente soltanto nel sistema elettorale greco e non ha sempre garantito una vittoria certa (come nel maggio 2012, quando si tornò alle urne un mese dopo), né il governo stabile da parte di un solo partito (tuttora Syriza può governare soltanto grazie al sostegno dei Greci Indipendenti del ministro della Difesa Panos Kammenos), né politiche pubbliche responsabili (come nei governi precedenti al 2012, quelli che hanno creato il buco nei conti, in un paese che era ancora sostanzialmente bipartitico).

    @StefanoSavella

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