La Croazia alle urne l’11 settembre per le elezioni anticipate

Set 2nd, 2016
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Andrej Plenković, nuovo leader dell'HDZ

Andrej Plenković, nuovo leader dell’HDZ

Non c’è soltanto la Spagna tra i paesi europei a soffrire di una instabilità politica che rischia di diventare endemica. A circa dieci mesi dalle elezioni parlamentari del novembre 2015, infatti, anche la Croazia si appresta a tornare alle urne per le elezioni anticipate il prossimo 11 settembre, dopo il fallimento del governo tecnico – rimasto in carica per appena cinque mesi – guidato da  Tihomir Orešković, un tecnico indipendente alla prima esperienza politica. Ma la caduta del governo non è stata dovuta soltanto all’inesperienza del premier; la fine del bipartitismo e un nuovo caso di corruzione tra i vertici dell’HDZ, il principale partito di centro-destra eredità del primo presidente croato Franjo Tudjman, sono stati i veri detonatori di una crisi che potrebbe non terminare neppure dopo le prossime elezioni.

Alle ultime elezioni né il centrosinistra guidato dal premier uscente Zoran Milanovic né l’HDZ con la nuova leadership di Tomislav Karamarko erano riusciti a raggiungere la maggioranza, grazie all’eccezionale consenso ottenuto dal MOST (Il ponte). Questo nuovo partito centrista fondato da Božo Petrov, giovane sindaco di una piccola cittadina nel Sud del paese, aveva condotto la sua campagna elettorale all’insegna del rinnovamento della classe politica e della lotta alla corruzione, e i risultati erano andati ben oltre le attese. Nonostante una scissione subita quasi immediatamente all’interno del suo gruppo parlamentare, il MOST aveva raggiunto un accordo di coalizione con l’HDZ, che alle elezioni era comunque stato il partito di maggioranza relativa con 59 seggi. Ma il prezzo da pagare per Karamarko era stato duro: il MOST ha infatti imposto che la presidenza del governo fosse affidata a un tecnico indipendente di idee liberali, da anni residente in Canada (Orešković, appunto), mentre i leader dei due partiti si sarebbero divisi la vicepresidenza.

Un tale sbilanciamento di forze, con l’HDZ alla guida di ministeri privi di particolare peso politico (ad eccezione degli Esteri), non poteva durare a lungo. Soprattutto dopo che Karamarko è finito al centro di un caso di conflitto di interesse (riguardante anche sua moglie) per essere intervenuto nell’acquisizione di una compagnia petrolifera ungherese finita sotto il controllo dell’omologa compagnia di Stato croata. Alla fine Karamarko ha deciso di fare un passo indietro lasciando così la vicepresidenza del governo, ma proponendo a sua volta una mozione di sfiducia contro l’intero esecutivo, votata il 16 giugno scorso dal Parlamento a larga maggioranza (con i soli voti contrari del MOST).

Dopo questa parentesi di dieci mesi, a chi affideranno il loro voto i croati domenica 11 settembre? È probabile che a trarre un incremento di consensi possano essere i partiti che sono stati all’opposizione del governo Orešković, vale a dire il partito socialdemocratico SDP (alla guida di una coalizione di centro-sinistra) e la formazione di sinistra radicale Živi Zid (Muro umano). Ma anche stavolta, con ogni probabilità, sarà necessario cercare di formare una maggioranza di governo dopo il voto, e le trattative potrebbero durare a lungo. L’ex premier Milanovic, ad esempio, ha già dichiarato di non aver intenzione di rinunciare alla guida del governo (condizione irrinunciabile per un accordo con il MOST), mentre l’HDZ si presenta con un nuovo leader, Andrej Plenković, parlamentare europeo entrato in politica da soli cinque anni, che potrebbe rivelarsi un partner di governo affidabile per il MOST. Ma saranno gli equilibri politici all’indomani del voto a stabilire quale coalizione riuscirà a governare la Croazia.

@StefanoSavella

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