Corbyn Reloaded: il Partito laburista conferma il suo leader

    Set 24th, 2016
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    Il consenso dei leader più recenti del Partito laburista nei primi 12 mesi di mandato

    Il consenso dei leader più recenti del Partito laburista nei primi 12 mesi di mandato

    Jeremy Corbyn resta alla guida dei laburisti britannici, e si candida definitivamente a condurre il partito alle prossime elezioni generali del 2020. Il lungo periodo di crisi interna del Labour, cominciato nel giugno scorso – all’indomani del voto sulla Brexit – con il voto di sfiducia da parte di 172 deputati, si è quindi concluso nel segno della continuità. Eppure rispetto al 2015, quando Corbyn aveva conquistato la leadership in seguito alla disfatta del partito alle elezioni generali di maggio, sembra trascorsa un’era geologica. David Cameron, trionfatore di quelle elezioni, ha visto inaspettatamente concludersi la sua carriera politica poco più di un anno dopo, cedendo le chiavi di Downing Street alla sua ministra dell’Interno Theresa May e dimettendosi da deputato nel suo collegio di Witney (il 20 ottobre l’elezione suppletiva per sostituirlo). La Brexit ha monopolizzato l’attività del governo, e ha aperto una trattativa con l’Europa che si preannuncia lunga e difficile (Londra chiede l’accesso al mercato di libero scambio, Bruxelles non sembra disposta a concederlo in assenza del diritto di libera circolazione per i cittadini europei). E Nigel Farage ha abbandonato la guida dell’Ukip.

    In questo scenario, il Labour si è incagliato in una sfida interna per la leadership che ha indebolito ulteriormente il suo consenso a livello nazionale, senza peraltro portare ad alcun cambiamento. Owen Smith, ex giornalista della BBC e deputato eletto in Galles, malgrado fosse l’unico sfidante di Corbyn dopo il ritiro di Angela Eagle, non ha conquistato l’ampia platea di iscritti e simpatizzanti con diritto di voto per la leadership (tra di loro, molti sono coloro che si sono avvicinati al partito lo scorso anno per sostenere Corbyn). La piattaforma del Labour resta quindi ben piantata a sinistra, e la maggioranza del gruppo parlamentare – su posizioni più moderate – sembra ora rassegnata a dare a Corbyn la possibilità di guidare il partito alle prossime elezioni, pur prevedendo una sonora sconfitta.

    In realtà, se le elezioni avverranno effettivamente nel 2020 (fino a pochi mesi fa, ad esempio, apparivano molto probabili le elezioni anticipate a fine anno: ora non più), è impossibile immaginarne l’esito fin da ora. Ma non è neppure possibile immaginare quale futuro avrà il Partito laburista e se sarà ancora in grado di contendere la vittoria ai conservatori. Le premesse sono sicuramente negative: con un Partito nazionale scozzese così forte, per riuscire a vincere le elezioni il Labour dovrebbe migliorare il già eccellente risultato ottenuto negli anni di Tony Blair, ed è difficile pronosticare che ciò possa avvenire partendo da una piattaforma di partito così radicale come quella di Corbyn. E non è affatto chiara la strada che prenderà la maggioranza dei deputati. Potrebbero unirsi dietro alla leadership di Corbyn, attendendo il 2020 per liberarsene (ma non è scontato che ciò avvenga, anche in caso di sconfitta). Potrebbero continuare la battaglia interna, scommettendo su un passo falso di Corbyn di qui al 2020. E qualcuno potrebbe addirittura tentare la strada della scissione, anche se il sistema elettorale con i collegi uninominali renderebbe questa scelta praticamente suicida (è già accaduto qualcosa di simile alle elezioni del 1983). Nessuno di questi scenari è positivo: in un contesto europeo, peraltro, che già vede i partiti socialdemocratici in evidente difficoltà.

    @StefanoSavella

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