Il referendum in Ungheria non raggiunge il quorum

    Ott 3rd, 2016
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    Un manifesto elettorale che invitava ad annullare la scheda del referendum

    Il referendum ungherese contro le quote per la distribuzione dei rifugiati non raggiunge il quorum del 50% e non ha quindi valore legale. L’affluenza alle urne si è fermata al 43%; a nulla è valsa, dunque, la netta maggioranza di No (98%). A fare campagna elettorale per il No alle quote erano tutti i partiti di destra e centro-destra, in particolare Fidesz (di cui è leader il premier Viktor Orban) e Jobbik. Per il Sì era schierato soltanto il piccolo partito liberal-democratico, fortemente europeista. Il centro-sinistra ha invece chiesto agli elettori di astenersi. Ma difficilmente il mancato raggiungimento del quorum aiuterà le sorti del Partito socialista, che nei sondaggi elettorali non riesce da tempo a superare il 20%, al contrario degli estremisti di destra dello Jobbik; mentre il partito di Orban, saldamente sopra il 45%, appare essere diventato a tutti gli effetti un “partito della nazione”.

    Va detto che anche in passato in Ungheria i referendum non hanno goduto di particolare successo. A cominciare da quello del 1990 che chiedeva l’elezione diretta del presidente della Repubblica, al quale partecipò soltanto il 14% degli aventi diritto. Un altro referendum si tenne nel dicembre del 2004: stavolta le questioni riguardavano la privatizzazione della sanità pubblica e la doppia cittadinanza, ma anche in quel caso l’affluenza alle urne si fermò al 37,5%.

    Sotto il 50% si fermarono anche le consultazioni sull’adesione alla Nato (nel 1997) e all’Unione Europea (nel 2003): nel primo caso andò a votare il 49,2% degli ungheresi, nel secondo il 45,6% (ma nelle previsioni della vigilia si sarebbero dovuti recare al voto circa i due terzi dell’elettorato). In entrambi i casi, tuttavia, il vero obiettivo richiesto dalla Costituzione era raggiungere il 25% di voti favorevoli calcolando l’intero corpo elettorale, e non soltanto i votanti effettivi.

    Fu segnato da un successo anche il referendum del 2008 sull’abolizione di alcune tasse sanitarie e scolastiche: la consultazione fu promossa da Fidesz e dal suo leader Orban, allora all’opposizione del governo di centro-sinistra. Andò a votare il 50,5% degli aventi diritto e fu raggiunto anche l’obiettivo del 25% di voti favorevoli sull’intero corpo elettorale. A partire da quel referendum, la popolarità di Orban è andata crescendo, consentendogli poi di vincere le elezioni politiche del 2010 e del 2014.

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