Bulgaria, Radev vince le presidenziali e il capo del governo si dimette

    Nov 14th, 2016
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    Rumen Radev

    Rumen Radev

    Terremoto politico annunciato in Bulgaria, poche ore dopo la chiusura delle urne per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. L’ex generale dell’aeronautica Rumen Radev, già in testa dopo il primo turno di una settimana fa (25,4%), conquista la vittoria al ballottaggio contro la presidente dell’Assemblea Nazionale Tsetska Tsacheva, che al primo turno si era fermata poco sopra il 21%. Un voto che avrebbe potuto passare quasi inosservato, considerando gli scarsi poteri attribuiti al presidente della Repubblica in Bulgaria, è finito invece per provocare a stretto giro le dimissioni del capo del governo, Boyko Borisov, leader del principale partito di centro-destra GERB e grande sponsor della candidatura di Tsacheva.

    Radev, da parte sua, pur essendo un candidato indipendente, è stato ufficialmente sostenuto dal Partito socialista bulgaro (che gli ha affiancato la candidata vicepresidente, l’europarlamentare Iliana Yotova) e, in un primo momento, anche dall’altro partito di centro-sinistra ABV, fondato dall’ex capo dello stato Georgi Parvanov. Ciò ha permesso al Partito socialista, reduce dal tracollo elettorale del 2014 e da un acceso congresso che, nel maggio scorso, ha portato alla leadership la deputata Korneliya Ninova, di riconquistare più rapidamente del previsto quel consenso popolare che sembrava perduto.

    Le dimissioni di Borisov, ufficialmente legate alla sconfitta a queste elezioni presidenziali, erano tuttavia già nell’aria da tempo, dopo che la sua maggioranza in Parlamento si era ulteriormente assottigliata negli ultimi mesi. L’ABV era infatti già uscito dalla coalizione di governo, e il partner di minoranza del Blocco Riformatore si era diviso in due fazioni, una rimasta in maggioranza e l’altra finita all’opposizione. In un Parlamento così frammentato, con ben 28 deputati dichiaratisi indipendenti dall’inizio della legislatura nel 2014, l’attività di governo non poteva che essere penalizzata, ed è probabile che Borisov abbia visto nel ritorno alle urne l’unica soluzione per superare lo stallo. Sarebbero però le terze elezioni in meno di quattro anni, quelle che potrebbero svolgersi nei primi mesi del 2017: segnale di un paese ancora lontano dalla stabilità e diviso tra Mosca e Bruxelles.

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