Richmond Park, rivincita per gli anti-Brexit

    Dic 2nd, 2016
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    Sarah Olney

    Sarah Olney

    Ieri in Regno Unito il fronte del Remain al referendum del 23 giugno si è preso una rivincita. Piccola, forse, ma sufficiente a muovere le acque in direzione opposta alla hard Brexit verso la quale spingono l’Ukip e i conservatori oltranzisti. Cos’è successo? Il deputato britannico Zac Goldsmith, dei Conservatori, poche settimane fa è uscito dal suo partito in segno di protesta con la decisione del governo di Theresa May di autorizzare i lavori per l’ampliamento dell’aeroporto di Heathrow con una terza pista. In Regno Unito funziona così: se un deputato abbandona il suo partito, perde automaticamente il seggio e, se intende riconquistarlo, deve ripresentarsi all’elezione che si tiene nel suo collegio a breve distanza dalle sue dimissioni. Si chiamano elezioni suppletive, o by-elections. Perché era importante questa elezione suppletiva? Perché Goldsmith è stato protagonista di una campagna elettorale decisamente aggressiva da candidato sindaco dei Conservatori alle elezioni per il sindaco di Londra del maggio scorso, poi vinte dal laburista Sadiq Khan. Ma soprattutto è stato uno degli esponenti politici più impegnati nel referendum del 23 giugno a favore della Brexit.

    L’elezione suppletiva nel suo collegio di Richmond Park, alla periferia occidentale di Londra, è stata perciò caricata di un significato simbolico che andava ben oltre la rielezione di Goldsmith, il quale si ripresentava come candidato indipendente. In particolare è stato il Partito liberal-democratico a considerare questo voto come una vera e propria rivincita post-Brexit, puntando sul fatto che in questo collegio al referendum del 23 giugno fu il Remain a prevalere con il 72%. E anche perché, fino al 2010, questo collegio era una roccaforte liberal-democratica; fino a quando, cioè, i Conservatori non hanno candidato Goldsmith, ex giornalista e rampollo di una famiglia di ricchi imprenditori.

    Goldsmith contava sul sostegno indiretto sia dei Conservatori (che non hanno presentato nessun altro candidato) sia dell’Ukip di Nigel Farage (che ha apprezzato Goldsmith durante la campagna per la Brexit). E anche su sondaggi assai favorevoli. Ma non è bastato. Alla fine, a prevalere è stata la candidata dei Lib-dem, Sarah Olney, che si è fatta conoscere in quel collegio per il suo impegno per il Remain, e che ha ottenuto il sostegno dei Verdi. Circa duemila i voti di differenza, 49,7 contro il 45,1%. A favore della candidata liberal-democratica anche un’evidente acquisizione di voti dall’elettorato laburista, che ha preferito concentrare i voti su di lei invece di correre il rischio di far vincere Goldsmith (e infatti il candidato laburista si è fermato a un risibile 3,7%).

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