La Bulgaria verso nuove elezioni nella primavera del 2017

    Dic 21st, 2016
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    Korneliya Ninova

    Korneliya Ninova

    Non sono bastate tre settimane di consultazioni tra i partiti, né l’ipotesi di allargare a destra la coalizione di maggioranza: non è stato trovato nessun accordo, e la Bulgaria si avvia ad andare a nuove elezioni anticipate nella primavera del 2017. Il governo di centro-destra guidato da Boyko Borisov, dimessosi un mese fa dopo la sconfitta della candidata del suo partito alle elezioni presidenziali, resterà in carica ancora per un mese circa per gli affari correnti. Poi, toccherà al nuovo presidente della Repubblica Rumen Radev, che si insedierà il prossimo 22 gennaio, gestire la situazione, sciogliendo il Parlamento e portando il paese a nuove elezioni.

    Un esito, quello del voto anticipato, al quale l’opinione pubblica bulgara è peraltro assai abituata. Quello che si svolgerà nella prossima primavera sarà infatti la terza elezione parlamentare in quattro anni. Si votò già il 12 maggio 2013 (vinse il centro-destra, ma fu formato un governo tecnico con il sostegno esterno dell’estrema destra di Ataka) e il 5 ottobre 2014 (ancora una vittoria del partito di Borisov, che riuscì a tornare premier con una coalizione molto orientata a destra). Il Parlamento uscito dalle elezioni del 2014 fu tuttavia assai più frammentato del precedente, con ben otto partiti, anziché quattro, a dividersi i 240 seggi a disposizione. In questo contesto, è bastato poco per far cadere il governo dopo appena due anni di lavoro.

    La vittoria di Radev alle elezioni presidenziali, con il sostegno del Partito socialista, lascia immaginare che possa esserci un riequilibrio tra le due principali forze politiche: alle elezioni del 2014, infatti, i socialisti toccarono il loro minimo storico, fermandosi al 15,4% e a 39 seggi, appena uno in più del DPS, il partito che rappresenta la minoranza turca del paese. Il partito socialista è oggi guidato da Korneliya Ninova, che nel maggio scorso ha vinto un agguerrito congresso contro il segretario uscente Mihail Mikov.

    Ma la frammentazione del campo politico resta assai rilevante, soprattutto a destra, dove si trovano ben tre partiti nazionalisti: il Blocco Riformatore (che a sua volta è una aggregazione di diversi piccoli partiti), il Fronte Patriottico (un’altra unione di partiti di estrema destra) e Ataka (il più longevo dei partiti nazionalisti, ma anche quello che ha perso più consensi alle elezioni del 2014).

     

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