Ivana Bartoletti (Labour): “Rifugiati, fondamentale ruolo dell’Europa”

Mag 7th, 2014
1189 Views

Ivana Bartoletti ha fatto parte nel 2007 dell’Assemblea costituente del Partito democratico. In quegli stessi anni è stata responsabile nazionale per i diritti civili dei Democratici di Sinistra e collaboratrice di Barbara Pollastrini al ministero delle Pari Opportunità nel secondo governo Prodi. Ma dal 2008 vive a Londra, si occupa di diritti umani e lavora come senior manager nel Servizio Sanitario Nazionale inglese. Oggi è candidata alle elezioni europee per il Labour e dirige l’organizzazione del partito nel multietnico quartiere londinese di Hackney, dove risiede.

Le abbiamo rivolto alcune domande sulla campagna elettorale in Gran Bretagna e sulla situazione italiana.

Nel Regno Unito come in Italia, le soluzioni al problema della disoccupazione saranno decisive per l’esito delle elezioni europee. Nel nostro paese, in particolare, paghiamo un tasso di occupazione femminile assai inferiore alla media europea. Quali esperienze di altri paesi UE possono aiutare l’Italia? E in quali direzioni dovrebero muoversi le prossime istituzioni comunitarie per incrementare il numero di occupati in Europa?

Le donne sono state l’anello debole della crisi dovunque in Europa. Se all’inizio la crisi ha toccato il settore finanziario, più maschile, i tagli ai servizi e al settore pubblico hanno poi avuto un impatto drammatico ovunque in Europa. Per questo la Leader del PSE Zita Gurmai dice che le donne sono state le vittime silenziose della crisi. E per questo il PSE sostiene la creazione di un Commissioner for Women, insieme ad un Commissioner for Growth – per assicurarsi che le donne siano al centro della ripresa economica. Qui in UK il Labour ha promesso una vera e propria rivoluzione in termini di assistenza all’infanzia, per aiutare le famiglie a conciliare i propri tempi con il lavoro.

Un’altra delle prime questioni che si troverà ad affrontare il nuovo Parlamento europeo sarà quella dell’immigrazione. Quali soluzioni dovrebbero proporre le istituzioni europee per una migliore gestione dei flussi migratori e in particolare dei rifugiati? Qual è il tuo giudizio sull’operazione “Mare Nostrum” nel Mediterraneo?

La sicurezza di chi arriva è, ovviamente, la prima cosa – così come la situazione in cui vivono i rifugiati, troppo spesso inaccettabile. Il ruolo dell’Europa è fondamentale, sia nel supportare i processi di democratizzazione, che nell’accogliere coloro che fuggono da situazioni drammatiche. La cooperazione è cruciale – sia a livello di scambio di informazioni che nell’accoglienza. La libera circolazione dei cittadini UE è un principio cardine, che va accompagnato a misure di crescita e di investimento sulle giovani generazioni.

I toni accesi contro i lavoratori migranti sono il cavallo di battaglia di Nigel Farage. Come si combattono gli argomenti anti-europeisti dell’Ukip, e qual è la posizione del Labour sull’integrazione europea e sul referendum sulla permanenza nell’UE che dovrebbe tenersi in Regno Unito entro il 2017?

La Gran Bretagna è sempre stata un paese euro-scettico, con alti e bassi. L’ascesa di UKIP è anche il risultato  dell’incapacità di Cameron di gestire le dinamiche interne del suo stesso partito, diviso tra anti- e pro-europeisti. Tanto è vero che, pur di placare l’ala più euroscettica del proprio partito, Cameron ha promesso un referendum per il 2017: una data arbitraria, che non ha nulla a che vedere con l’interesse nazionale.

Questa decisione ha dato ossigeno a UKIP che, infatti, ha un elettorato per lo più composto da conservatori ed estrema destra. È vero che UKIP attrae consensi anche al di fuori di questi settori; ma in realtà UKIP, oltre ad essere anti-immigrazione, è il partito che vuole tenere viva la «fiamma di Margaret Thatcher», come dice Nigel Farage. Quindi: privatizzazioni, niente diritti sul lavoro, niente sistema sanitario nazionale, insomma nessuna tutela. Bisogna che questo messaggio arrivi a tutti. Il Labour ritiene invece che il posto della Gran Bretagna sia in Europa; certo, una Europa che va riformata.

Al Congresso del PSE di Roma molti delegati laburisti si sono astenuti sulla candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione. Questo rende più difficile la vostra campagna elettorale? Se il PSE dovesse ottenere più seggi del PPE, Cameron nel Consiglio europeo potrebbe opporsi alla sua nomina: è ipotizzabile l’indicazione di un nome di compromesso al di fuori degli attuali candidati alla guida della Commissione?

Vedremo dopo il 22 maggio [data delle elezioni europee in UK, ndr]. Intanto Martin Schulz è stato scelto dal PSE, pertanto è anche il nostro candidato.

Nella tua esperienza politica in Italia, prima del trasferimento in Inghilterra, hai vissuto una stagione cruciale del centro-sinistra, quella del secondo governo Prodi e della nascita del Partito democratico. Hai continuato a mantenere relazioni con il partito da Oltremanica? Come vivi da lì i primi mesi del governo Renzi, che si peraltro ispira molto all’esperienza laburista?

Io ero nell’assemblea costituente del PD – e nella commissione statuto. Fui eletta nelle primarie a Roma. Una stagione emozionante! Sono felice che i miei amici di allora, Federica Mogherini e Maurizio Martina, siano nel governo Renzi. Sicuramente un segno del dinamismo che caratterizza il governo Renzi, a cui faccio i miei migliori auguri. Un piano ambizioso è quello di cui hanno bisogno l’Italia e l’Europa.

@StefanoSavella

Comments are closed.