Il Movimento 5 Stelle nell’ALDE: un’alleanza possibile?

    Gen 9th, 2017
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    Si conosceranno oggi i risultati della votazione online convocata ieri tra gli iscritti del Movimento 5 Stelle sulla collocazione dei propri rappresentanti al Parlamento europeo. Tre le soluzioni proposte da Beppe Grillo: restare nel gruppo EFDD con l’Ukip di Nigel Farage, passare al gruppo dei liberal-democratici (ALDE) guidato da Guy Verhofstadt, o finire nel gruppo misto. Come per gran parte delle votazioni online, una delle opzioni viene considerata da Grillo preferibile rispetto alle altre. Era già accaduto nel 2014, quando dichiarò che la collocazione nell’EFDD sarebbe stata la soluzione migliore rispetto alle alternative rappresentate dai gruppi dei Conservatori o dei Verdi (e infatti quell’opzione stravinse nel voto dei militanti). È accaduto così anche stavolta, con il leader dei cinquestelle che ha apertamente caldeggiato l’ingresso nell’ALDE.

    Il voto è stato convocato senza preavviso, e senza darne notizia neppure a gran parte degli stessi eurodeputati cinquestelle: ma non è una novità. Ancor di più ha sorpreso la scelta di entrare nell’ALDE, un gruppo decisamente europeista e di orientamento liberale in economia (è, ad esempio, favorevole al TTIP).

    Va detto fin da subito che questa opzione non sarebbe mai stata presa in considerazione se nei banchi dell’ALDE fossero già seduti altri eurodeputati italiani, ad esempio se alle elezioni europee del 2014 Scelta Civica avesse superato la soglia di sbarramento (nelle precedenti legislature, invece, hanno fatto parte dell’ALDE, tra gli italiani, esponenti del Partito radicale e dell’Italia dei Valori). La presenza di eurodeputati italiani di altri partiti ha reso automaticamente impraticabili altre scelte, come quelle di entrare nel gruppo della sinistra radicale (dove siedono i rappresentati di Un’Altra Europa con Tsipras), dei Conservatori (ai quali, da un anno circa, appartengono Raffaele Fitto e l’altro ex forzista Remo Sernagiotto) e dell’estrema destra (che comprende gli eurodeputati leghisti). Ecco perché le uniche alternative sul campo restavano l’EFDD di Farage, l’ALDE e i Verdi. Questi ultimi, in assemblea, hanno votato contro l’ingresso dei cinquestelle a causa delle loro posizioni anti-europeiste e sulle politiche migratorie e per l’influenza della Casaleggio Associati sul loro gruppo (Grillo ha riferito una versione diversa: con il loro ingresso sarebbero profondamente cambiati gli equilibri interni al gruppo dei Verdi, e in particolare i Verdi tedeschi non sarebbero più stati la delegazione più numerosa al suo interno).

    L’abbandono dell’EFDD non convince tutti gli eurodeputati cinquestelle. Eppure il Movimento ha votato nello stesso modo dell’Ukip di Farage soltanto nel 27,1% delle votazioni al Parlamento europeo: la percentuale più bassa tra tutti i gruppi. E anche se la decisione di lasciare quel gruppo non riguarda certo la differenza di vedute (ampiamente prevedibile fin dall’inizio della legislatura), è un buon segno se il Movimento decide di aggregarsi ora a un gruppo con cui trova più punti in comune (ad esempio sulle questioni ambientali e sui diritti civili). Finora, i rappresentanti dei cinquestelle hanno votato come l’ALDE in oltre la metà delle votazioni (e addirittura il 57,9% delle volte come il Partito popolare europeo a cui fa riferimento il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker).

    Elaborazione: VoteWatch Europe

    Elaborazione dati: VoteWatch Europe

    Cosa significa tutto ciò? Che al di là della retorica anti-establishment espressa dal Movimento, e anche al di là di una certa rappresentazione estremista che ne viene fatta dagli altri partiti, i cinquestelle condividono una parte del proprio percorso in Europa con gruppi idealmente molto distanti. Certo, non si può sfuggire all’accusa di incoerenza: un anno e mezzo fa Verhofstadt era definito dai cinquestelle un «impresentabile» a caccia di poltrone, oggi potrebbe diventare il loro candidato alla presidenza del Parlamento europeo (anche se già un eurodeputato, Marco Zanni, ha affermato che non lo voterà). Nonostante questo, l’ALDE con i cinquestelle sarebbe un gruppo più coeso di quanto fosse l’EFDD (che oltre all’Ukip comprende anche un’ex lepenista e un polacco con simpatie per l’estrema destra). Non sarebbe certo l’ALDE a diventare più anti-europeista, bensì il Movimento 5 Stelle a rivelarsi più europeista di quanto voglia far credere al suo elettorato.

    Accettando di far entrare i cinquestelle nel suo gruppo (che però deve ancora esprimersi in merito), Verhofstadt spera di aumentare le sue possibilità di elezione a presidente dell’aula (ma sarà assai più difficile, ora, avere il sostegno dei social-democratici, e cioè anche del PD). In compenso, il Movimento ha molto da guadagnarci: diventerebbe la delegazione nazionale più numerosa di tutto il gruppo dell’ALDE, potendo così ottenere l’accesso a una parte consistente dei fondi destinati al gruppo, oltre alle vice-presidenze di diverse commissioni (del resto, l’ALDE fa parte a tutti gli effetti della maggioranza che sostiene la Commissione Juncker). Resta difficile da capire come i militanti più euroscettici possano accettare questo stato di cose. Ma è evidente il segnale che giunge dall’ala più “governista” del Movimento (che fa capo a Casaleggio e Di Maio): farsi trovare, anche in Europa, dove vengono prese le decisioni che contano.

    Aggiornamento – L’accordo invece, alla fine, non c’è stato. Nonostante l’approvazione della stragrande maggioranza dei militanti cinquestelle che hanno votato, Verhofstadt ha dovuto stracciare la proposta di accordo, dopo la ribellione di quasi tutte le delegazioni nazionali dell’ALDE. Non era, del resto, difficile da immaginare: l’ingresso del Movimento di Grillo avrebbe tolto loro peso e posizioni di vertice nelle sedute dell’Europarlamento e all’interno delle singole commissioni.

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