Tajani eletto presidente del Parlamento europeo

    Gen 18th, 2017
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    Era dal 1982 che non si attendeva il quarto scrutinio per l’elezione del presidente del Parlamento europeo. Era un’altra Europa, con una Comunità di Stati ancora in formazione e il Muro di Berlino ancora in piedi. L’elezione di Antonio Tajani avvenuta ieri a tarda sera si inserisce in un’Unione assai più larga, ma forse non più stabile di quella di trentacinque anni fa.

    Il candidato del Partito popolare europeo ha sfruttato al meglio l’accordo scritto firmato con i liberal-democratici di Guy Verhofstadt (pressoché uniti nel sostegno a Tajani, ad eccezione degli europeisti del partito olandese D66) e l’appoggio, all’ultimo scrutinio, del gruppo dei Conservatori. Difficile dire, tuttavia, se il sostegno di quest’ultimo gruppo, prevalentemente euroscettico (comprende i tories britannici e i polacchi nazionalisti che governano a Varsavia), apra la strada a una più stretta alleanza con i Popolari sui voti dell’aula di Strasburgo. L’accordo firmato tra PPE e ALDE prevede, ad esempio, una mossa dichiaratamente europeista, quella di ampliare le risorse proprie dell’Unione, in base a un rapporto messo a punto da un gruppo presieduto da Mario Monti. I Conservatori (che dopo le prossime elezioni europee potrebbero cambiare radicalmente volto o addirittura scomparire, con la perdita dei tories britannici) non hanno alcuna intenzione di accettare tutto ciò, specialmente dopo la virata della premier Theresa May verso una “hard Brexit”.

    I Socialisti & Democratici escono sconfitti da questa sfida, e si preparano, stando a quanto riferito dal loro candidato presidente Gianni Pittella, alla fine della grande coalizione con i Popolari. Le elezioni del 2017 in Francia e Germania (e Italia?) probabilmente renderanno molto aspri i rapporti tra socialdemocratici e popolari nel Parlamento europeo nei prossimi mesi, e ciò potrebbe creare qualche problema al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, che non conterà più su una salda maggioranza. Ma è lecito immaginare che dopo settembre, quando l’SPD tornerà a essere junior partner del governo Merkel, e il PD dovrà forse formare un governo con Forza Italia, anche a Strasburgo potrebbe riaffacciarsi un clima da larghe intese.

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