Fratelli d’Italia e Lista Tsipras, dentro o fuori?

Mag 8th, 2014
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Il caso più recente è quello delle elezioni federali tedesche del 22 settembre 2013, quando ben due partiti hanno oscillato per ore sopra o sotto la soglia di sbarramento, durante lo spoglio: alla fine, sia il Partito liberale sia Alternativa per la Germania, rispettivamente con il 4,8 e il 4,7% dei voti, sono rimasti esclusi dall’assegnazione dei seggi nel Bundestag (la soglia era quella del 5%, distante solo poche migliaia di voti).

Alle prossime elezioni europee, in Italia, potrebbe configurarsi uno scenario non del tutto diverso. Sono infatti, anche in questo caso, due le liste che da settimane nei sondaggi si trovano pochi decimali sopra o (più spesso) sotto la soglia di sbarramento del 4% stabilita nel 2009. Si tratta di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale e della lista L’altra Europa con Tsipras. Per la verità, i due partiti radicali di destra e di sinistra hanno da almeno due settimane un trend completamente inverso. Il partito di Giorgia Meloni, dopo una partenza di campagna elettorale in sordina, ha rapidamente acquistato consensi nei sondaggi e si trova oggi proprio a ridosso della soglia del 4% (Ipsos 4,1%; Emg 4%; Ixé 3,9%; Ipr 3,8%): se dovesse proseguire questo trend favorevole, sembra al momento probabile che possa riuscire ad eleggere qualche suo rappresentante (probabilmente tre o quattro) al Parlamento europeo. Per la Lista Tsipras il discorso è inverso: i primi sondaggi Ixé di marzo la collocavano addirittura al 6%, salvo poi rivedere rapidamente questa cifra quando anche altri istituti hanno iniziato a sondare la popolarità della lista: oggi la maggioranza dei sondaggi considera la lista unitaria della sinistra radicale poco al di sotto del 4%, con un margine tuttavia recuperabile nei prossimi 17 giorni di campagna elettorale. Va comunque ricordato che le prossime due settimane si giocheranno “al buio”, cioè senza la diffusione di sondaggi ufficiali.

Ci sono altri tre aspetti da sottolineare a proposito dell’esito elettorale di queste due liste. Va infatti anzitutto considerato il confronto rispetto alle elezioni politiche di quindici mesi fa. A febbraio 2013, Fratelli d’Italia (alleato con il Pdl) si era fermato all’1,96%: raggiungendo il 4%, raddoppierebbe i propri consensi in poco più di un anno. Questo grazie anche al nuovo simbolo che recupera ancor più marcatamente quello che fu di Alleanza Nazionale, compreso il suo nome. L’effetto opposto sembrerebbe al momento ottenere la Lista Tsipras, che comprende Rifondazione comunista, Sel e altri movimenti civici. Il confronto con le politiche è più complesso, perché Rifondazione in quel caso si presentò sotto le insegne di Rivoluzione civile (che raccolse il 2,2%) insieme a Italia dei Valori e Verdi, che alle europee si presentano invece ognuna con il proprio simbolo. È quindi difficile stabilire quanto valga oggi a livello nazionale Rifondazione: alle politiche le regioni in cui Rivoluzione civile riuscì a superare il 3% furono Molise, Abruzzo e Sicilia, non esattamente le  più rosse d’Italia. Il sondaggio Ipsos dell’11 marzo scorso la accreditava comunque all’1,4%. Sel quindici mesi fa ha raccolto il 3,2%: le percentuali ipotizzate per la Lista Tsipras fanno quindi prevedere un calo rispetto al consenso ottenuto dai due partiti di sinistra alle politiche.

L’ingresso di entrambi o di uno solo di questi due partiti a Strasburgo comporterebbe inoltre una riduzione dei seggi da assegnare agli altri partiti, e in particolare ai due partiti maggiori, Pd e M5s. Rendendosi la corsa per un seggio più incerta di quanto già non lo sia, è probabile che nelle ultime due settimane di campagna elettorale i candidati incrementino i propri sforzi alla ricerca di preferenze: come abbiamo visto nelle previsioni di dieci giorni fa, in tutte le circoscrizioni il confronto tra eurodeputati uscenti e nuovi candidati si potrebbe giocare su poche migliaia di voti di differenza.

Infine, c’è da affrontare la questione della collocazione in Europa di Fratelli d’Italia e Lista Tsipras. Il 2 aprile scorso Giorgia Meloni ha incontrato la leader del Front National Marine Le Pen. Nella stessa occasione la leader ha avuto colloqui anche con i Conservatori, ma non con il gruppo Europa per la Libertà e la Democrazia di Nigel Farage. I suoi candidati in campagna elettorale fanno spesso riferimento a Le Pen quale punto di riferimento, ma ogni decisione sull’iscrizione a quel gruppo è rinviata al dopo-elezioni. Di certo non sarà semplice per gli eventuali eletti di Fratelli d’Italia convivere nello stesso gruppo con la Lega Nord, al netto delle battaglie comuni su immigrazione e moneta unica. Non è quindi escluso che un successo del partito di Giorgia Meloni possa rimettere in discussione l’adesione della Lega al nuovo gruppo di Le Pen.

Anche la lista L’altra Europa con Tsipras deve affrontare, fin dalla sua istituzione, dubbi sulla collocazione in Europa dei propri eventuali parlamentari. In particolare per ciò che riguarda Sel, che ha costituito la lista unitaria a sinistra senza abbandonare del tutto il percorso che negli anni scorsi l’aveva portata ad avvicinarsi al Partito socialista europeo. Non è escluso che singoli eletti, ad esempio quelli più vicini al leader Nichi Vendola, possano fin dall’ingresso a Strasburgo o successivamente aderire al PSE. L’alternativa è quella del gruppo della sinistra radicale (GUE), ma sono candidati in questa lista anche personalità provenienti dal mondo dell’ambientalismo, per i quali potrebbe affacciarsi  la possibilità di un’adesione al gruppo dei Verdi. Se ne capirà meglio soltanto leggendo i nomi degli eletti, ma ciò non accadrà il giorno dopo le elezioni: sia Barbara Spinelli sia altri nomi noti come Moni Ovadia e Ermanno Rea hanno già dichiarato di voler cedere il proprio posto ad altri candidati, e bisognerà quindi considerare in quali circoscrizioni scatteranno i seggi e quali saranno le opzioni esercitate dai candidati più suffragati.

@StefanoSavella

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