#TellEurope, nell’ultimo dibattito bene Verhofstadt e Keller

Mag 15th, 2014
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Si è concluso poco fa l’ultimo dei dibattiti tra i candidati alla presidenza della Commissione europea organizzati per la campagna elettorale. Sul palco allestito nella sede del Parlamento europeo di Bruxelles sono stati cinque i candidati a rispondere alle domande di Monica Maggioni: Jean-Claude Juncker, Martin Schulz, Guy Verhofstadt, Ska Keller e Alexis Tsipras. Domande, per la verità, piuttosto tradizionali e in linea con quelle dei dibattiti precedenti (ai quali avevano partecipato tutti tranne il candidato greco della sinistra radicale, mentre in un solo caso Keller è stata sostituita dal co-candidato dei Verdi, il francese José Bové). Disoccupazione giovanile, unione bancaria, immigrazione e temi etici sono stati i temi principali sui quali si sono confrontati i contendenti che, al termine, hanno sottolineato con forza la necessità se non l’obbligo che il Consiglio europeo, a giugno, affidi a uno di loro il mandato di formare una nuova Commissione, e non ad altri candidati scelti dietro le quinte e a porte chiuse. Prospettando, in caso contrario, una crisi ancor più grave della credibilità delle istituzioni europee.

Il belga Guy Verhofstadt, candidato dei liberal-democratici dell’ALDE, è stato sicuramente il candidato più dinamico, colui che ha meglio interpretato il format all’americana del dibattito interloquendo e talvolta provocando direttamente gli altri candidati. La sua ironia, già emersa in altre occasioni, ha reso più vivaci le proprie argomentazioni, rivolte in particolare all’importanza di favorire le possibilità offerte dal grande mercato europeo. A proposito del nome del prossimo presidente della Commissione, ha sottolineato che non dovrà necessariamente essere quello del gruppo europeo con il maggior numero di seggi, proponendosi per un ruolo di mediazione tra PPE e PSE: la sua figura è tuttavia giudicata troppo federalista e quindi poco accettabile da Stati membri che intendono conservare una propria forte sovranità nazionale.

Un’altra figura positiva del dibattito, anch’essa già apprezzata nelle occasioni precedenti, è stata quella della candidata dei Verdi, la tedesca Ska Keller, che ha puntato sulla sua giovane età e che ha fatto un ottimo intervento sul tema dell’immigrazione, elogiando dichiaratamente l’operazione Mare Nostrum del governo italiano e invitando le istituzioni europee a un maggiore sostegno a iniziative di questo tipo per il salvataggio dei migranti e a favore dei rifugiati politici.

Meno brillanti i due candidati favoriti: Jean-Claude Juncker, che soprattutto nella prima parte del dibattito ha insistito sulla necessità del rigore nei conti pubblici degli Stati ma che ha anche espresso il suo parere favorevole a un sostegno al reddito per tutti i cittadini europei, compresi i paesi nei quali questo è attualmente assente, come l’Italia; e il socialdemocratico Martin Schulz, apparso più a suo agio nella parte finale del dibattito, dedicata alla politica estera e ai temi etici, dove ha rivendicato la necessità che in Europa gli spazi pubblici mantengano una propria neutralità rispetto ai simboli religiosi.

Per il suo primo e unico dibattito presidenziale, Alexis Tsipras si è scagliato soprattutto contro le banche e la troika (definita, nell’appello conclusivo, “catastroika”), criticando per due volte il Consiglio europeo di Cannes del 2011 nel quale furono avallati i cambi di governo in Grecia e Italia (dove al governo c’era però Silvio Berlusconi).

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