Marine Le Pen con il Rassemblement National verso le europee

    Mar 12th, 2018
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    Marine Le Pen al congresso del suo partito a Lilla

    Marine Le Pen al congresso del suo partito a Lilla

    Con il congresso di ieri, il Front National di Marine Le Pen si appresta a cambiare nome, un’operazione che era nell’aria già all’indomani della sconfitta alle elezioni presidenziali del 2017 contro Emmanuel Macron. Per scrollarsi di dosso l’etichetta di partito post-fascista, dunque, lo storico partito della destra francese diventerà – dopo la ratifica degli iscritti – Rassemblement National (Unione Nazionale), e con questo nome si presenterà al prossimo importante appuntamento elettorale: le elezioni europee della primavera del 2019. Un’operazione di maquillage, quella di Le Pen, consolidata anche dalla soppressione del titolo di presidente onorario per il padre di Marine, Jean-Marie Le Pen, diventato ormai una personalità scomoda per il nuovo corso del partito, che conta 7 deputati all’Assemblea Nazionale e 17 parlamentari europei. Tra i primi commenti favorevoli al cambio di nome è da segnalare quello di Thierry Mariani, esponente di centro-destra ed ex ministro dei Trasporti durante la presidenza Sarkozy, che ha lanciato l’idea di una futura «alleanza di governo» tra i Repubblicani di centro-destra e il Rassemblement National.

    Ma continuerà ad essere l’Europa il terreno di battaglia del Rassemblement National, almeno fino al voto del 2019. Alle elezioni del 2014 il partito guidato da Marine Le Pen è stato nettamente il primo partito con il 24,9%, e da quella vittoria si avviò la strada per la candidatura alle presidenziali. Quando tra poco più di un anno si eleggeranno i rappresentanti francesi del Parlamento europeo, Le Pen dovrà però affrontare due grosse novità nel contesto politico rispetto ad allora. La prima è la scissione che il Front National ha subìto pochi mesi fa, con la fuoriuscita dell’ex numero due Florian Philippot e di altre due eurodeputate, confluiti nel nuovo partito I Patrioti, di cui è leader lo stesso Philippot. Sebbene questo nuovo partito difficilmente supererà la soglia di sbarramento (a carattere regionale) del 5%, sarà inevitabile una pur piccola emorragia di voti in uscita dal Rassemblement National. L’altra novità è ovviamente l’entrata in scena di La République en Marche e del presidente della Repubblica Macron: malgrado la popolarità di quest’ultimo sia in discesa, il suo partito resta certamente in corsa per diventare primo partito del paese alle prossime europee.

    Il partito di Macron intanto conserva un seggio incerto all’Assemblea Nazionale, quello della seconda circoscrizione della Guyana. A sfidarsi ieri al ballottaggio sono stati Lénaick Adam, di En Marche!, eletto alle legislative di giugno 2017 in un voto poi annullato dalla Corte Costituzionale, e il suo sfidante Davy Rimane, sostenuto dalla sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Adam ha nuovamente vinto al filo di lana, con il 50,6% e 210 voti di scarto, mantenendo dunque il suo seggio.

    Si è inoltre svolto ieri il primo turno di una nuova elezione per un altro seggio dell’Assemblea Nazionale, quello dell’ottava circoscrizione dell’Haute Garonne (anche in questo caso il voto delle legislative di giugno 2017 è stato annullato per irregolarità dalla Corte Costituzionale). Si tratta di uno dei pochi bastioni socialisti confermati alle elezioni legislative di giugno 2017, seppur per appena 89 voti di scarto sul candidato macroniano di quel collegio, che era stato largamente in testa al primo turno. Nel voto di ieri, invece, il risultato è stato sostanzialmente invertito. Il parlamentare socialista uscente, Joël Aviragnet, è avanti già al primo turno con il 38% circa dei suffragi. Al ballottaggio, in programma domenica prossima, ci andrà il suo stesso sfidante delle ultime legislative, Michel Monsarrat di En Marche, che è però fermo al 20% e sembra avere pochissime chance di successo.

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