Il 25 maggio il Belgio alle urne anche per il rinnovo del Parlamento

    Mag 20th, 2014
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    Bart De Wever, leader del partito fiammingo N-VA

    Bart De Wever, leader del partito fiammingo N-VA

    Oltre che in Grecia e in Lituania, il 25 maggio sarà un vero e proprio election day anche in Belgio, dove si voterà anche per il rinnovo del Parlamento e per le elezioni regionali. Sarà la prima volta che il paese va alle urne dopo la riforma costituzionale del 2012 che ha abolito l’elezione diretta dei senatori e che prevede che le elezioni politiche federali si svolgano in concomitanza con quelle europee. Proprio per questo motivo, è stata allungata anche la durata della legislatura, che durerà cinque anni anziché quattro.

    Le ultime elezioni federali del 2010, come si ricorderà, portarono a un lunghissimo stallo durato un anno e mezzo, nel corso del quale il paese rimase senza un governo con pieni poteri. La tornata elettorale fu vinta dal partito nazionalista fiammingo N-VA che però non riuscì a formare una coalizione di governo. L’accordo arrivò soltanto dopo che si stabilì il programma della riforma costituzionale: si costituì quindi a tal fine il governo guidato dal leader socialista Elio Di Rupo e composto da sei partiti al Senato e da otto alla Camera (in particolare tre partiti di centro-destra e un altro partito socialdemocratico). All’opposizione rimasero proprio il partito fiammingo N-VA, i due partiti ecologisti e l’estrema destra indipendentista del Vlaams Belang.

    Il quadro elettorale è complicato dal fatto che gran parte dei partiti si presentano solo nelle Fiandre o solo in Vallonia: ciò causa un’ovvia frammentazione che rende più complessa la formazione di una coalizione di governo dopo il voto. Il fatto che si voterà, a partire da quest’anno, soltanto per la Camera potrebbe non essere sufficiente a garantire una maggioranza coesa: i sondaggi per le elezioni federali riportano in testa i fiamminghi dell’N-VA, che incrementerebbero i seggi rispetto al 2010, a danno soprattutto del Partito socialista. Non sarà semplice però per l’N-VA costruire una coalizione con gli altri partiti fiamminghi e ancor meno con quelli di lingua francese. Il rischio di una nuova impasse è quindi reale.

    La frammentazione del quadro politico si rispecchierà anche nel risultato delle elezioni europee. Già cinque anni fa, infatti, furono ben 12 partiti a spartirsi i 22 seggi a disposizione per il Belgio (ne ottennero tre a testa i cristiano-democratici di Dehaene, deceduto pochi giorni fa, i liberal-democratici di Guy Verhofstadt e i socialisti). E secondo i sondaggi altrettanti potrebbero essere i partiti i dividersi quest’anno i 21 seggi stabiliti dal Trattato di Lisbona. Anche in questo caso in testa è l’N-VA (che al Parlamento europeo dovrebbe aderire al gruppo dei Verdi), seguiti però a più breve distanza dal Partito socialista.

    @StefanoSavella

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