Al via la campagna elettorale degli Spitzenkandidaten

    Nov 6th, 2018
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    Weber EPP 2018

    Un fotogramma dello spot elettorale di Manfred Weber

    Gli Spitzenkandidaten sono i candidati alla presidenza della Commissione europea proposti dai gruppi politici del Parlamento europeo. Quali saranno in corsa alle prossime elezioni europee?

    • Il Partito popolare europeo

    Giovedì 8 novembre, al congresso di Helsinki, il Partito popolare europeo ufficializzerà la candidatura di Manfred Weber alla presidenza della Commissione. Esponente della CSU bavarese, capogruppo uscente del PPE al Parlamento europeo, Weber è anche il grande favorito a sostituire Jean-Claude Juncker alla presidenza della Commissione: in tutte le rilevazioni, i popolari restano infatti di gran lunga il gruppo politico più votato a livello europeo. Il suo unico competitor è l’ex premier finlandese Alex Stubb, vice-presidente della Banca europea degli Investimenti: ma tutti i capi di Stato e di governo del PPE sostengono Weber, così come gran parte dei partiti nazionali (compresi Forza Italia e Fidesz di Viktor Orbán). E tra i 700 delegati peserà soprattutto il sostegno di Angela Merkel al suo connazionale. Il quale ha preparato, per la sua candidatura, un video che sta già facendo discutere: una copia mal riuscita degli spot elettorali statunitensi, in cui Weber esalta la vita del suo piccolo paese d’origine in Baviera.

    • I Socialisti & Democratici

    Il commissario europeo all’Unione energetica e vicepresidente della Commissione, lo slovacco Maroš Šefcovic, ha ritirato la sua candidatura come Spitzenkandidat dei socialisti. Pochi, del resto, credevano che potesse essere lui il volto più rappresentativo del centro-sinistra in Europa: il Partito socialdemocratico è al governo in Slovacchia ma continua a far parte del Gruppo di Višegrad con Polonia, Ungheria e Cechia. Šefcovic ha comunicato il suo sostegno all’altro candidato socialista, l’olandese Frans Timmermans, la cui nomina sarà ratificata nel congresso di Lisbona il 7 e 8 dicembre. Timmermans ha il sostegno dell’SPD tedesca e di molti altri partiti socialdemocratici europei ed è primo vicepresidente della Commissione. Ma è destinato a diventare la «vittima sacrificale» del centro-sinistra alle prossime elezioni europee, come ha scritto Luca Gambardella sul «Foglio». Potrà portare più consensi al Partito laburista olandese, ma non servirà a offrire un volto nuovo agli altri partiti socialdemocratici in crisi di consensi. Inoltre, il Partito laburista è all’opposizione in Olanda e il governo Rutte quindi non lo riconfermerà come commissario per i prossimi cinque anni.

    I Liberal-democratici (ALDE)

    Tra pochi giorni, il 10-11 novembre, anche l’ALDE sarà a congresso, a Lisbona. E in quella sede deciderà, con ogni probabilità, di rinunciare a un proprio Spitzenkandidat. Ancora troppo ampie le distanze tra la vecchia ALDE e l’idea che ne ha Emmanuel Macron, nonostante l’accordo di alleanza firmato meno di un mese fa. E pesa soprattutto il rifiuto che proprio Macron ha sempre espresso sul sistema degli Spitzenkandidaten. Esclusa quindi, per il momento, la possibilità di veder correre per la guida della Commissione la danese Margrethe Vestager, attuale commissaria alla Concorrenza. È invece probabile che i lib-dem possano proporre nei prossimi mesi una “squadra” di candidati commissari, uno per ogni paese, con l’ambizione di condurre una campagna elettorale che sia contestualmente nazionale e pan-europea. Una squadra in cui potrebbe esserci ancora posto per il belga Guy Verhofstadt, che ha appena lanciato una campagna anti-Orbán a Bruxelles. Questa.

    Orban Bruxelles

    I Verdi

    Come consuetudine, i Verdi proporranno un ticket di due candidati. In corsa, come cinque anni fa, c’è la tedesca Ska Keller, eurodeputata uscente, che potrebbe rappresentare il volto dell’«onda verde» in corso in Germania. Al suo fianco, buone probabilità ha l’ecologista olandese Bas Eickhout, anch’egli eurodeputato uscente: i Verdi olandesi, infatti, sono in ascesa, e meriterebbero di essere proposti nel ticket degli Spitzenkandidaten. È in corsa, infine, anche la belga Petra de Sutter, senatrice del partito dei Verdi fiamminghi e una delle poche donne transgender della politica europea.

    La destra sovranista

    Nel 2014, la destra radicale (che avrebbe vinto le elezioni in Francia con il Front National, e in Regno Unito con l’Ukip) non presentò alcun candidato alla presidenza della Commissione, contestando il sistema nel suo complesso. Ed è difficile che venga fatta una scelta diversa nel 2019, nonostante l’autocandidatura di Matteo Salvini: troppe le distanze tra i diversi partiti nazionali, e le recenti affermazioni della leader di Alternativa per la Germania contro il governo italiano ne sono la prova. Del resto, i sovranisti non esprimeranno il presidente della Commissione, ma puntano a diventare il terzo gruppo al Parlamento europeo e a rafforzare così la loro influenza al Parlamento europeo.

    La sinistra radicale

    Al contrario dei sovranisti, cinque anni fa la sinistra radicale chiese al premier greco Alexis Tsipras di farsi portavoce del suo gruppo durante la campagna elettorale per le europee (anche se Tsipras non era candidato personalmente). Oggi Tsipras deve guardare a probabili elezioni anticipate in patria, e non è forse nemmeno più considerato l’alfiere della sinistra in Europa. Al suo posto, potrebbe però esserci un altro greco: l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, fondatore del movimento pan-europeo Diem25, che intende presentarsi in tutti i paesi europei (ma non è ancora chiaro se con un simbolo autonomo, o sviluppando alleanze nei singoli Stati con altri partiti della galassia di sinistra).

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