Svezia, Kristersson sfiduciato dal Parlamento

    Nov 14th, 2018
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    Andreas Norlén

    Il presidente del parlamento svedese, Andreas Norlén

    Il leader dei Moderati, Ulf Kristersson, non ha ottenuto la fiducia in Parlamento sulla sua proposta di governo. Decisiva la spaccatura all’interno dell’Alleanza di centro-destra.

    Il tentativo

    La settimana scorsa, il presidente del Parlamento svedese, Andreas Norlén, aveva affidato a Kristersson, leader dei Moderati (principale partito del centro-destra) l’incarico di formare un nuovo governo. Fin dall’inizio, il compito è apparso difficilissimo: due dei quattro partiti dell’Alleanza di centro-destra (il Partito di centro e i Liberali) si aspettavano infatti di poter condurre una trattativa con il centro-sinistra per un governo di grande coalizione. E questi stessi partiti si sono subito schierati contro l’ipotesi di un sostegno esterno al governo Kristersson da parte dell’estrema destra dei Democratici Svedesi.

    Di fronte a queste premesse, l’unica opzione per Kristersson era di proporsi alla guida di un governo di minoranza composto da Moderati e Cristiano-democratici (uno dei quattro partiti della coalizione di centro-destra), contando su un’astensione generalizzata in Parlamento.

    Il voto

    Così non è avvenuto: sono stati 195 i voti contrari dei Socialdemocratici, dei Verdi, della Sinistra, oltre che del Partito di centro e dei Liberali, mentre Kristersson ha potuto contare solo su 154 voti favorevoli, provenienti da Moderati, Cristiano-democratici e Democratici Svedesi. È la prima volta nella storia moderna della Svezia che un primo ministro incaricato non ottiene il voto di fiducia del Parlamento.

    I populisti di destra intendevano, con il loro voto a favore di Kristersson, far nascere un governo sperando di poterlo condizionare su ogni provvedimento. Ma grazie al blocco comune realizzato da tutti gli altri partiti, resteranno inevitabilmente isolati anche nel corso di questa legislatura.

    Il futuro

    Al presidente del Parlamento resta ora la possibilità di affidare fino a un massimo di altri tre incarichi di governo, prima che si debba tornare alle urne. In cima alla lista dei papabili ci sono il leader dei Socialdemocratici e premier uscente, Stefan Löfven, e la leader del Partito di centro, Annie Lööf. Ma il primo ha già ottenuto un incarico esplorativo immediatamente dopo il voto, senza che sia riuscito a raccogliere attorno al suo nome un numero sufficiente di consensi. E ha già dichiarato che non accetterà l’incarico senza la certezza di avere la fiducia del Parlamento.

    Resta invece tutto da sondare il percorso che porterebbe all’incarico a Lööf. Quest’ultima ha già ottenuto il parere favorevole, oltre che del suo partito, dei Liberali e dei Verdi. E anche i Socialdemocratici potrebbero alla fine convergere sul suo nome. Ma Lööf continua a dichiarare di non voler rompere l’Alleanza di centro-destra. Del resto, pur ammesso che possa contare sul voto dei Socialdemocratici, Lööf otterrebbe fino a un massimo di 167 voti in Parlamento, mentre la maggioranza assoluta è 175. Ciò significa che le sarebbe necessaria anche l’astensione di un altro partito. Una strada stretta, ma che, in un contesto così incerto, si potrebbe alla fine decidere di percorrere.

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