Svezia, incarico al premier uscente Löfven

    Nov 26th, 2018
    110 Views
    Stefan Löfven

    Stefan Löfven

    Il premier svedese uscente, il socialdemocratico Stefan Löfven, ha ricevuto dal presidente del Parlamento l’incarico di formare un nuovo governo. Si tratta del secondo incarico, dopo quello affidato al leader di Moderati di centro-destra, Ulf Kristersson, poi bocciato da Parlamento.

    I tempi

    Sono trascorsi ormai due mesi e mezzo dalle elezioni politiche del 9 settembre, dalle quali non è uscita alcuna maggioranza stabile. Subito dopo il voto, nello scorso mese di ottobre, lo stesso Löfven, in quanto premier uscente, si presentò in Parlamento per un voto di fiducia da cui uscì sconfitto.

    Ora tocca di nuovo a lui tentare di aggregare attorno al suo nome una maggioranza che possa far partire la legislatura, in quella che è la crisi di governo più lunga nella storia della Svezia. Il presidente del Parlamento, Andreas Norlén, ha chiesto che il Parlamento si pronunci sul suo tentativo entro il 5 dicembre. Ma i tempi potrebbero allungarsi, perché in queste stesse settimane è in discussione la legge di bilancio, che va approvata entro il 12 dicembre. E non è escluso che proprio una trattativa sul bilancio possa condurre a un accordo che faccia nascere il nuovo governo.

    I numeri

    Il Partito socialdemocratico di Stefan Löfven ha ottenuto 100 seggi alle elezioni del settembre scorso. Può inoltre contare sul sostegno sicuro dei Verdi, già partner di governo nella precedente legislatura, e sui loro 16 seggi. La somma di 116 seggi è decisamente insufficiente per raggiungere la maggioranza assoluta (fissata a quota 175) e anche per far partire un governo di minoranza (nella precedente legislatura, socialdemocratici e Verdi avevano complessivamente 22 seggi in più).

    Bisogna dunque allargare la coalizione. L’ingresso al governo della sinistra radicale (28 seggi) appare fuori discussione: sarebbe impossibile allargare la maggioranza anche a destra, e se ciò non avvenisse i numeri non sarebbero sufficienti. Si guarda invece con attenzione a due dei quattro partiti della coalizione di centro-destra: il Partito di centro (31 seggi), e il Partito liberale (20 seggi).

    Entrambi i partiti sono necessari a Löfven. Con il loro sostegno, infatti, la maggioranza arriverebbe a 167 seggi. All’opposizione, Moderati, Partito cristiano-democratico e Svedesi democratici totalizzerebbero 154 seggi. A quel punto, l’ago della bilancia sarebbe la sinistra radicale, che difficilmente andrà ad aggiungere i suoi voti alla destra e all’estrema destra. Più probabile, invece, un’astensione tecnica che possa permettere alla legislatura di partire.

    Le trattative

    Non è però un compito semplice quello di firmare un accordo di legislatura con Partito di centro e Partito liberale. Il gruppo parlamentare dei liberali, ad esempio, è spaccato. Il leader del partito, Jan Björklund, è favorevole a sostenere il governo Löfven in cambio di un ministero di peso; ma un’altra parte dei suoi deputati vorrebbe restare fedele all’Alleanza di centro-destra.

    L’accordo con il Partito di centro appare ancora più difficile, giacché la sua leader Annie Lööf non si è ancora mai espressa a favore di un accordo. Anche alla luce delle distanze a livello programmatico, in particolare in materia economica.

    Per la verità, una collaborazione tra socialdemocratici e centristi in questo campo non sarebbe inedita. Già nel 1995-1998, i due partiti collaborarono alle politiche di austerità che portarono a una drastica riduzione del debito pubblico. Ma l’esito di quella collaborazione sfociò in un risultato elettorale clamoroso: la sinistra radicale raggiunse il 12%, il suo massimo storico, e i socialdemocratici toccarono il loro peggior risultato dal 1920.

    Ed è questo il rischio principale rappresentato dal tentativo di governo di Löfven. Perdere, cioè, consensi a sinistra a causa di politiche economiche troppo liberali. E al tempo stesso continuare a perdere consensi verso destra, dato che Verdi e Partito di centro si oppongono a misure restrittive sul diritto d’asilo.

     

    Comments are closed.