Lettonia, continua la crisi di governo

    Dic 11th, 2018
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    Aldis Gobzems

    Anche in Lettonia, come in Svezia, continua la crisi di governo seguita al voto del 6 ottobre scorso.

    Le elezioni

    Ormai più di due mesi fa, i lettoni sono andati alle urne per il rinnovo del Parlamento. Il governo uscente era quello di centro-destra guidato da Maris Kučinskis, esponente del partito dei verdi e dei contadini ZZS (in realtà connotato come populista), insieme ad altre due forze politiche, Alleanza nazionale e Unità. Quest’ultimo è il partito dell’esponente politico lettone decisamente più noto a livello internazionale: Valdis Dombrovskis, commissario europeo per l’euro e la stabilità finanziaria.

    E proprio Unità, insieme allo ZZS, sono stati i partiti più penalizzati dagli elettori: sono infatti scesi entrambi sotto il 10%, conquistando rispettivamente 11 e 6 deputati. Anche Alleanza nazionale, il terzo partito dell’ex coalizione di governo, ha perso consensi ed è sceso a 13 seggi.

    Primo partito del paese si è confermato il partito social-democratico Armonia, con 23 seggi: ben al di sotto del maggioranza assoluta fissata a quota 51. Anche stavolta, come nel 2014, Armonia dovrebbe restare all’opposizione per l’indisponibilità degli altri partiti a collaborare con esso.

    Sono invece entrati alla Saeima, il parlamento lettone, ben tre nuovi partiti, rendendo assai più difficile la composizione di un governo. Il partito euroscettico e anti-establishment KPV-LV ha conquistato 16 seggi, esattamente come il Nuovo partito conservatore. Ha invece conquistato 13 seggi il nuovo partito Sviluppo, europeista e liberale.

    Le trattative

    In un parlamento così frammentato, la composizione dell’esecutivo è subito apparsa un dilemma. Il primo incarico è stato affidato a Janis Bordans, leader del Nuovo partito conservatore, che ha provato a formare una larga coalizione orientata a centro-destra. Il suo tentativo è però fallito a causa del rifiuto di Alleanza nazionale e di Unità a trovare obiettivi comuni.

    Il secondo tentativo è stato affidato al leader del partito anti-establishment KPV-LV, Aldis Gobzems. Gobzems, alla sua prima esperienza politica, è l’avvocato dei parenti delle vittime del crollo di un centro commerciale della capitale Riga nel 2013, che causò 54 morti: la principale tragedia del paese nel dopo-guerra. Anche il tentativo di Gobzems è però naufragato ieri: nonostante l’accordo con il Nuovo partito conservatore, mancano i numeri per avere la fiducia del parlamento.

    Il presidente della Repubblica ha dichiarato di voler avere un ruolo più attivo, nelle prossime settimane, per giungere a una soluzione della crisi. E si appresta a conferire un nuovo incarico al leader di Unità, l’eurodeputato Krišjanis Karinš. Sembra infatti probabile che la soluzione possa arrivare soltanto da un accordo tra forze del centro-destra, che comprenda anche Nuovo partito conservatore, KPV-LV e Alleanza Nazionale. Del resto, sono stati questi tre partiti ad approvare la settimana scorsa in parlamento una mozione contro il Global Compact sull’immigrazione dell’Onu, che ha sancito il ritiro della Lettonia dai paesi firmatari.

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