Come procede la crisi di governo in Belgio

    Dic 21st, 2018
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    Re Filippo del Belgio
    Re Filippo del Belgio

    Martedì, durante la discussione in Parlamento sulla legge di bilancio, il premier belga Charles Michel ha rassegnato le dimissioni. E ora?

    No ad elezioni anticipate

    Immediatamente dopo le dimissioni del premier, il re Filippo ha iniziato il suo giro di consultazioni. E ha, come previsto, accettato le dimissioni, chiedendo al governo di restare in carica per gli affari correnti. Un governo che ora però è di minoranza, dopo l’uscita dei regionalisti fiamminghi dell’N-VA. Al suo interno, infatti, restano il Movimento Riformatore di Michel, i cristiano-democratici fiamminghi (CD&V) e i liberali dell’Open VLD.

    Al tempo stesso, però, il re non ha convocato le elezioni anticipate, come richiesto a gran voce dall’N-VA. Filippo ha infatti constatato «la volontà politica, da parte dei leader dei partiti, di garantire una buona amministrazione del paese fino alle prossime elezioni federali», previste per il 26 maggio, in contemporanea con quelle europee e regionali. Filippo ha chiesto quindi al Parlamento e all’Esecutivo di lavorare per i prossimi pochi mesi in accordo su questioni rilevanti per il paese, «specialmente sul piano sociale e ambientale».

    Il sondaggio

    La crisi di governo, tuttavia, ha inevitabilmente dato un’accelerazione alla campagna elettorale per le elezioni federali. Per questo è importante considerare un primissimo sondaggio effettuato tra i partiti fiamminghi pochissimi giorni prima della crisi, tra il 13 e il 17 dicembre, quando la coalizione di governo aveva già mostrato segnali di grande difficoltà.

    E il risultato del sondaggio è effettivamente interessante. Premia infatti soprattutto l’N-VA, il partito che ha scatenato la crisi togliendo la fiducia al governo sul Global Compact, e che tocca quota 30,2%. Un netto passo in avanti rispetto agli ultimi mesi e una cifra che si avvicina a quella di cinque anni fa, quando fu il primo partito della regione con il 32,4% (e il 20,3% a livello nazionale). Un’altra importante crescita viene assegnata al Vlaams Belang, il partito fiammingo di estrema destra, che salirebbe addirittura al 12%, raddoppiando i voti del 2014. I due partiti di destra, nelle Fiandre, rischierebbero perciò di superare il 40%, rendendo assai complicato formare un governo federale senza di loro.

    Dall’altra parte dello schieramento, crescono soltanto i Verdi, reduci dal successo alle elezioni di Bruxelles nell’ottobre scorso. I Groen arriverebbero al 13,8%, molto vicini al partito cristiano-democratico CD&V (15,7%), storicamente uno dei più forti del paese ma ora in crisi di consensi. La stessa sorte del CD&V toccherebbe al partito liberale Open Vld (che con l’11,6% diventerebbe il quinto partito delle Fiandre) e ai socialisti (che scenderebbero addirittura sotto la soglia del 10%).

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