Netanyahu vincerà ancora le elezioni in Israele?

    Dic 26th, 2018
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    Netanyahu
    Benjamin Netanyahu (Oded Balilty/Pool via REUTERS)

    Il prossimo 9 aprile Israele torna alle urne per le elezioni anticipate. Sarà ancora una volta Benjamin Netanyahu a vincerle?

    La crisi di governo

    Da alcune settimane il governo di Benjamin Netanyahu era in grossa crisi. A metà novembre aveva lasciato la maggioranza Avigdor Lieberman, ministro della Difesa e leader del partito della destra laica nazionalista Yisrael Beiteinu. Senza il suo partito, la coalizione di governo era tornata a reggersi su appena un voto di vantaggio: 61 seggi contro i 59 dell’opposizione. Esattamente com’era avvenuto all’indomani delle precedenti elezioni del 17 marzo 2015: Netanyahu ottenne la fiducia soltanto da 61 deputati della Knesset, mentre Yisrael Beiteinu entrò a far parte della maggioranza soltanto in un secondo momento.

    Dopo settimane in cui si rincorrevano voci sulla data delle elezioni anticipate, è arrivata la decisione finale sul 9 aprile 2019. Ad accelerare il ricorso al voto è stata la spaccatura interna al governo sulla legge che, come richiesto dalla Corte Suprema, dovrebbe costringere gli ultra-ortodossi a prestare servizio militare. Ma a sostenere il già fragile governo ci sono proprio due partiti ultra-ortodossi, che si oppongono a questa legge.

    Una personalità ingombrante

    Netanyahu è premier israeliano ininterrottamente dal marzo 2009. Negli ultimi tre anni e mezzo ha ricoperto, contemporaneamente, anche la carica di ministro degli Esteri. Ha 69 anni e soprattutto non ha alcuna intenzione di lasciare il governo. È tuttavia anche coinvolto in tre scandali di corruzione e frode che potrebbero portare, nei prossimi mesi, a un’incriminazione ufficiale nei suoi confronti da parte della magistratura.

    Per tutti questi motivi, Netanyahu non gode personalmente di un consenso maggioritario in Israele. Un sondaggio di Channel 2 ha rilevato che soltanto il 36% degli israeliani vorrebbe che Netanyahu restasse primo ministro, contro il 52% di chi chiede un rinnovamento. Ma l’eccezionale frammentazione del panorama politico israeliano rende il Likud, il partito di Netanyahu, l’unico in grado di guidare una coalizione di destra. Almeno fino a questo momento.

    I sondaggi

    Secondo gli ultimi sondaggi, il Likud potrebbe confermare o aumentare di poco i 30 seggi ottenuti nel 2015. E dovrà perciò fare nuovamente affidamento sul consenso verso gli altri partiti di destra. Su tutti, Casa Ebraica di Naftali Bennett, che dovrebbe conquistare più seggi rispetto al 2015. E poi i due partiti ultra-ortodossi Shas e UTJ. Mentre è in netto calo il partito Kulanu del ministro delle Finanze Moshe Kahlon.

    Ma la vera mina vagante delle prossime elezioni israeliane sarà rappresentata dai nuovi partiti, che causeranno inevitabilmente un’ulteriore frammentazione.

    Nel centro-destra è in corsa Gesher, il nuovo partito di Orly-Levy Abekassis, un’ex deputata di Yisrael Beiteinu e figlia di David Levy, ministro degli Esteri negli anni Novanta. Ma ad agitare le acque è soprattutto l’ingresso in politico di Benny Gantz, capo di stato maggiore dell’esercito israeliano. Gantz gode di un consenso personale abbastanza elevato e potrebbe perciò avere un ruolo decisivo per confermare la premiership di Netanyahu o, al contrario, per decretarne la fine. Intende entrare in politica anche Moshe Ya’alon, ex ministro della Difesa fino al 2016 e anch’egli ex militare di rango.

    Tutti questi nuovi partiti politici, insieme a quelli dell’opposizione (il centrista Yesh Atid, l’Unione Sionista in cui è confluito il Partito laburista, la lista unitaria degli arabi israeliani e la sinistra di Meretz), cercheranno di porre fine alla lunga èra di governo di Netanyahu. Ma sarà difficile coagulare una coalizione unitaria e coesa che possa fare a meno del Likud, che resterà, a meno di grandi sorprese, il primo partito del paese.

    Anche dentro al Likud, peraltro, si appresta a entrare nel vivo la lotta per la successione di Netanyahu. Il 5 febbraio il partito terrà le sue primarie per decidere la lista dei candidati alla Knesset (in Israele si vota con liste bloccate). E c’è un motivo, in particolare, per cui queste primarie saranno politicamente rilevanti. Colui che sarà piazzato al numero 2 della lista, dietro Netanyahu, sarà infatti anche colui che, in caso di incriminazione o di condanna del premier, potrebbe prendere il suo posto alla guida del governo. Iniziando finalmente una nuova èra.

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