C’era una volta il Partito popolare europeo

Gen 7th, 2019
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L’Europa è nata con Schuman, Adenauer e De Gasperi. È cresciuta con Walesa, Kohl e Chirac. Tutti esponenti della gloriosa tradizione cristiano-democratica europea. Un’eredità significativa che soltanto Angela Merkel ha raccolto negli ultimi anni. Un’eredità che rischia seriamente di perdersi definitivamente dopo le prossime elezioni europee. Quando la casa comune dei cristiano-democratici, il Partito popolare europeo, diventerà rifugio di una destra sempre più sovranista e illiberale.

Il virus

Non esiste una data precisa nella quale il Partito popolare europeo ha perso la sua identità. Nel referendum francese del 2005 che bocciò la costituzione europea, Nicolas Sarkozy fece giustamente campagna per il Sì. José Barroso, presidente della Commissione dal 2004 al 2014, è stato probabilmente timido o non all’altezza del compito, ma non si può dire che abbia cambiato la direzione politica del Partito popolare europeo. Né si poteva immaginare che l’allargamento a Est avvenuto tra 2005 e 2007 avrebbe comportato l’ingresso nel PPE di leader sovranisti come Viktor Orbán; e del resto anche gli altri gruppi politici hanno i loro problemi col virus sovranista dell’Est Europa: i socialisti attraverso l’ex premier slovacco Robert Fico, i liberal-democratici con il premier e magnate ceco Andrej Babiš, i conservatori con il partito di maggioranza in Polonia.

Politiche europee poco incisive, e il ruolo di potere assunto da personalità non elette, come Martin Selmayr, a scapito del presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, hanno peggiorato la situazione negli ultimi cinque anni. Ma è nei singoli paesi, e nei rispettivi partiti cristiano-democratici, che il virus sovranista ha intaccato la struttura europea del Partito popolare europeo. Un’infezione che ha subìto una netta accelerazione negli ultimi diciotto mesi.

Cronistoria recente

A maggio del 2017 Sebastian Kurz diventa il leader del Partito popolare austriaco. Di lì a sei mesi, ad appena 31 anni, diventerà il più giovane cancelliere della storia. L’accordo di governo con l’estrema destra dell’FPO viene raggiunto senza particolari problemi.

A dicembre del 2017 Laurent Wauquiez diventa leader dei Repubblicani, il principale partito del centro-destra francese, erede dell’UMP gollista. Un anno prima, con la sconfitta di Alain Juppé alle primarie del partito per le presidenziali, è svanita forse l’ultima possibilità di tenere il centro-destra francese sulla scia dei valori cristiano-democratici del passato. Sarà infatti Macron ad accogliere, dentro En Marche e al governo, diversi esponenti dei Repubblicani delusi dalla deriva a destra del loro partito.

Nel marzo 2018 il bavarese della CSU Horst Seehofer diventa ministro dell’Interno in Germania. Da quella posizione, può stringere accordi anti-migranti con l’Austria e con altri paesi, indebolendo le politiche di accoglienza attuate da Angela Merkel nella legislatura precedente.

Nel luglio 2018 Pablo Casado diventa il nuovo leader del Partito popolare spagnolo. Sposta fin da subito a destra il baricentro politico del partito, legittimando le posizioni dell’estrema destra di Vox e facendosi promotore di un accordo politico che possa portare, al governo dell’Andalusia, una coalizione formata da Partito popolare, Vox e Ciudadanos (quest’ultimo partito non ha però ancora sciolto la riserva).

Dopo le elezioni europee

Con questi leader di partito ed esponenti politici di primo piano, non c’è davvero da meravigliarsi se il Partito popolare europeo non abbia alcuna intenzione di espellere Viktor Orbán e il suo partito, Fidesz. Nel settembre scorso, la maggioranza degli eurodeputati del PPE ha votato una risoluzione contro i provvedimenti del governo ungherese su istruzione e magistratura. Ma le voci che chiedono l’espulsione di Orbán dal PPE sono sempre più deboli: e ormai limitate a quelle dell’ex premier finlandese Alexander Stubb, o di eurodeputati cristiano-democratici belgi e olandesi.

La nomina di Manfred Weber a presidente della Commissione per il Partito popolare europeo, dopo le prossime elezioni europee, rischia perciò di sancire la definitiva scomparsa della tradizione cristiano-democratica liberale in Europa. Le sue posizioni sono notoriamente simili a quelle del suo ex capo-partito, Seehofer, a loro volta assai vicine a quelle degli altri sovranisti-popolari: Orban, Kurz, Casado, Wauquiez.

E l’Italia?

Nel settembre scorso, Forza Italia non ha votato a favore delle sanzioni contro il governo ungherese, mettendosi in minoranza all’interno dello stesso PPE. Per cui, nonostante sia all’opposizione al governo sovranista in Italia, non si può certo dire che sarà Forza Italia a salvare i valori cristiano-democratici in Europa. Il partito berlusconiano è stato semmai il primo partito a mettere in crisi l’unità dei popolari in Europa, già negli anni Novanta.

Come se non bastasse, secondo più voci, lo stesso Matteo Salvini sarebbe pronto a chiedere l’ingresso nel PPE. Ma il momento non sembra maturo per una svolta così decisa, che renderebbe il PPE una succursale del Movement europeo di Steve Bannon.

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