Le relazioni pericolose tra europeisti e sovranisti

    Apr 18th, 2019
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    Il premier estone Jüri Ratas nel corso del dibattito sulla fiducia in Parlamento
    Il premier estone Jüri Ratas nel corso del dibattito sulla fiducia in Parlamento (Foto: Siim Lõvi/ERR)

    In Estonia il Parlamento ha votato la fiducia al premier uscente Jüri Ratas, leader del Partito di centro, che formerà un governo insieme ai conservatori populisti di EKRE e al partito di centro-destra Pro Patria. Alle elezioni del 3 marzo scorso a vincere era stato, in realtà, il Partito riformista, d’ispirazione liberal-democratica, ma senza avere i numeri per governare. La storica rivalità col Partito di centro, e la disponibilità di quest’ultimo ad allearsi con i populisti di EKRE, ha aperto la strada al nuovo governo Ratas, che verrà spinto decisamente più a destra del precedente (che comprendeva anche ministri socialdemocratici).

    Anche il Partito di centro, come quello riformista, è affiliato in Europa all’ALDE, l’Alleanza dei liberal-democratici, il gruppo che ha fatto dell’europeismo, per bocca del suo leader Guy Verhofstadt, la sua bandiera. E Verhofstadt non manca di sottolineare come la proposta politica dei partiti affiliati all’ALDE sia radicalmente in contrapposizione con i sovranisti, ben più di quanto possano fare i popolari (alle prese con la grana ungherese e con lo scivolamento a destra dei partiti popolari austriaco e spagnolo) e i socialisti (che pure hanno i loro ospiti indesiderati, come i leader dei partiti socialdemocratici slovacco e rumeno).

    Eppure in Estonia un partito presente a pieno titolo nell’ALDE ha cercato e ottenuto una stabile alleanza di governo con un partito di chiara ispirazione nazionalista, con tutto ciò che ne deriva sui versanti dell’euroscetticismo, della xenofobia, dell’omofobia. La questione delle alleanze tra partiti liberal-democratici e sovranisti, va detto, non è nuova. Già quattro anni fa, dopo le elezioni finlandesi, il Partito di centro formò un’alleanza di governo con i Veri finlandesi, concedendo loro importanti ministeri come quello degli Esteri. E in Danimarca il governo liberale di centro-destra si regge dal 2015 grazie al sostegno esterno del Partito del popolo danese, di estrema destra, che infatti nel prossimo Parlamento europeo sarà alleato della Lega e dei principali partiti nazionalisti in Europa.

    Il 2015-2016 era però una stagione diversa, in cui i partiti populisti facevano, oggettivamente, meno paura. Oggi, alla vigilia delle elezioni europee, la situazione è cambiata. E il prossimo fronte è quello spagnolo. Proprio l’appoggio esterno fornito dall’estrema destra di Vox al nuovo governo regionale andaluso, composto da popolari e Ciudadanos (questi ultimi aderenti all’ALDE), ha rinfocolato la polemica sulle alleanze nazionali tra europeisti e sovranisti. Il leader di Ciudadanos, Albert Rivera, ha dovuto giustificare le sue scelte a Strasburgo, ma è progressivamente scivolato da una piattaforma europeista a una anti-catalana che ha punti in comune con la retorica nazionalista e post-franchista di Vox. E ha pure subìto le critiche del suo stesso candidato a sindaco di Barcellona, l’ex premier francese Manuel Valls, secondo il quale Ciudadanos non sta contrastando in modo sufficiente l’iniziativa politica di Vox.

    In Spagna si vota il 28 aprile. E Rivera sta affrontando una campagna elettorale in salita, in cui sta perdendo i consensi laici e moderati (che dovrebbero finire al Partito socialista di Pedro Sanchez) e quelli di coloro che chiedono il pugno duro contro i catalani (consensi diretti nelle braccia di Vox, che negli ultimi sondaggi ha già superato Ciudadanos: un esito impensabile fino a sei mesi fa).

    Il crollo di Ciudadanos nei sondaggi si aggiunge alla sconfitta del Partito di centro in Finlandia alle elezioni di domenica 14 aprile e al crescente calo di consensi della coalizione di centro-destra al governo in Danimarca. Certo, gran parte degli elettori dei partiti liberal-democratici non vota in base alle affiliazioni europee. Ma il segnale è chiaro: l’europeismo non può andare a braccetto coi partiti sovranisti di nuova generazione. Se non rischiando un netto ridimensionamento e una forte batosta elettorale.

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