L’Italia è il secondo paese che più ha rinnovato la rappresentanza in Europa

Giu 5th, 2014
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Pochi giorni fa il think tank britannico De Havilland ha diffuso una statistica sul tasso di rielezione per paese dei parlamentari europei nelle elezioni del 25 maggio scorso. I risultati sembrano confermare quello che è un aspetto spesso stigmatizzato della rappresentanza italiana al Parlamento europeo: vale a dire, un eccessivo ricambio rispetto ai cinque anni precedenti, che non consente la maturazione di una classe politica in grado di conoscere al meglio i meccanismi delle istituzioni europee. Se a ciò si aggiunge l’accusa, anch’essa spesso rivolta  ai rappresentanti dei partiti italiani, di volare a Strasburgo soltanto per poter usufruire di cinque anni di «villeggiatura» (ma in diversi casi si tratta di una frase ingenerosa), si completa un quadro decisamente poco idilliaco per gli europarlamentari italiani. I quali per la verità, almeno per quest’ultimo aspetto, pagano anche il disinteresse pressoché completo della stampa italiana nei confronti di quanto accade a Strasburgo e della politica europea in generale: una situazione che nei prossimi cinque anni potrebbe però cambiare se non altro per la curiosità che potranno portare i nuovi eurodeputati cinquestelle (e in particolare le loro alleanze e le loro votazioni, certamente meno “ingabbiate” rispetto al Parlamento italiano) e, a livello comunitario, per il comportamento che potranno adottare gli eurodeputati più marcatamente euroscettici (da quelli del nuovo gruppo di Marine Le Pen a quelli di estrazione neonazista).

Secondo i dati elaborati da De Havilland, l’unico paese che ha rinnovato completamente la sua pattuglia di eurodeputati è la Grecia: nove dei ventidue eurodeputati uscenti hanno cercato la riconferma, ma nessuno di loro ci è riuscito (a causa soprattutto del forte calo del Pasok e dell’ascesa di Syriza). Ma tra tutti gli altri ventisette paesi, è l’Italia quello con il tasso di maggior ricambio della delegazione all’Europarlamento: anche in questo caso, molto dipende dalla novità rappresentata dal Movimento 5 Stelle. Dei 73 eurodeputati italiani, ben 53 si sono ricandidati: di questi, però, appena 16, cioè il 30% (e il 22% dell’intera delegazione) sono riusciti nell’intento: questo significa che su 73 parlamentari italiani a Strasburgo, 57 ci andranno per la prima volta (o, nel caso di Lorenzo Cesa e Raffaele Fitto, dopo un intervallo di circa 10 anni). La percentuale potrebbe cambiare, di poco, successivamente alle opzioni che verranno esercitate dagli eletti in più circoscrizioni (come Matteo Salvini).

In tutti gli altri paesi, la percentuale di rinnovamento della rappresentanza parlamentare è più bassa. Subito dopo l’Italia, la Repubblica Ceca ha visto la riconferma del 27% del totale dei suoi eurodeputati, seguita da Estonia e Cipro con il 33% (che però eleggono un numero molto basso di eurodeputati, sei a testa). Il paese nel quale gli eurodeputati uscenti si sono riconfermati in maggior numero è il Lussemburgo: dei suoi sei rappresentanti, quattro si sono ricandidati e tutti hanno ottenuto la rielezione. Alle spalle del Lussemburgo, troviamo la Germania, ed è questo il dato probabilmente di maggiore interesse di questa statistica. La Germania ha confermato il 66% dei suoi eurodeputati uscenti, vale a dire 65 su 96. Considerando soltanto coloro che si sono ricandidati (73), la percentuale schizza all’89%: un segnale di un basso ricambio ma anche di un’esperienza accumulata dai suoi rappresentanti nel contesto europeo che indubbiamente rende più qualificante il loro operato. Ma il dato acquista ulteriore rilevanza in seguito all’eliminazione della soglia di sbarramento del 3% da parte della Corte costituzionale tedesca rispetto alle elezioni europee del 2009. Questo ha portato all’ingresso in Parlamento di molti piccoli partiti con percentuali perfino al di sotto dell’1%, i quali hanno eroso seggi ai partiti più grandi. Si tratta di partiti assenti anche dal Bundestag: non soltanto Alternativa per la Germania (AfD), che ha ottenuto sette seggi, ma anche ben altri sette partiti diversi che hanno conquistato un seggio a testa: gli Elettori Liberi (Freie Wähler), i Pirati, il Partito animalista, i neo-nazisti, il Partito della famiglia, il Partito ecologista e il PARTEI, acronimo di un partito fondato dai redattori di un settimanale satirico tedesco. Senza tutti questi nuovi eurodeputati, “miracolati” dalla sentenza della Corte di Karlsruhe, il dato della conferma degli eurodeputati tedeschi uscenti sarebbe stato, con ogni probabilità, ancora più eclatante.

@StefanoSavella

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