Spagna, il PSOE prova a rialzarsi dopo l’uragano Podemos

Giu 13th, 2014
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Carme Chacon, ex ministro della Difesa del governo Zapatero

In Spagna il dibattito politico non è mosso solo dall’abdicazione di re Juan Carlos lo scorso 2 giugno in favore del figlio Felipe. Sul ritorno alla Repubblica, al di là delle manifestazioni di piazza, la popolazione sembra essere ancora scettica: l’ultimo sondaggio Sigma Dos rileva come, malgrado quasi due spagnoli sue tre sia favorevole all’indizione di un referendum, soltanto il 35% voterebbe a favore del sistema repubblicano, contro il 55% di chi preferirebbe continuare a vivere in una monarchia. Mentre la sinistra radicale è indubbiamente repubblicana e il Partito popolare fieramente monarchico, un dibattito più aperto sta avvenendo nelle file del Partito socialista, alle prese però anche con l’esito delle ultime elezioni europee e con le dimissioni del suo segretario, ed ex candidato premier alle ultime elezioni politiche, Alfredo Pérez Rubalcaba.

Alle elezioni europee del 25 maggio scorso i due partiti maggiori si sono divisi equamente, come era nelle previsioni, la sconfitta: entrambi hanno perso il 16% dei voti rispetto a cinque anni fa, un’enormità per un paese fondato su un quasi perfetto bipartitismo. Il partito del premier Rajoy si è fermato al 26,1% conquistando 16 seggi, il PSOE ha toccato il 23% ottenendo 14 europarlamentari. Izquierda Unida, lo storico partito della sinistra radicale, ha ottenuto un ottimo 10%, ma il vero vincitore della competizione elettorale, quello che potrebbe davvero scompaginare a lungo il panorama politico spagnolo, è il partito Podemos, che ha conquistato l’8%. Nato appena tre mesi prima delle elezioni e guidato dal trentacinquenne Pablo Iglesias, professore di Scienze politiche a Madrid e volto noto della tv, Podemos ha intercettato in gran parte il voto degli Indignados e dei movimenti di protesta che si sono succeduti in Spagna dal 2011 in poi. Pochi giorni dopo le elezioni Podemos ha deciso di iscriversi al gruppo della sinistra a Strasburgo (il GUE guidato in campagna elettorale da Alexis Tsipras), e Izquierda Unida ha già annunciato di essere interessata a collaborare con questa nuova formazione di cui condivide buona parte del programma (ma non è certo che Podemos, che punta molto sul suo carattere di novità, voglia allearsi a tutti gli effetti con un partito della “vecchia politica”).

Cosa ciò potrà significare per le prossime elezioni politiche spagnole, in programma per la fine del 2015, non è ancora chiaro. Il sistema elettorale favorisce i partiti più grandi, ma di fronte a una forte alleanza di sinistra il Parlamento potrebbe trovarsi con un inedito scenario tripolare, non troppo diverso da quello uscito dalle urne italiane nel febbraio 2013. Il Partito socialista prova così a rinnovarsi, e per farlo si fa largo al suo interno una corrente in favore di primarie aperte, sul modello italiano, per la leadership. A volerle è ad esempio Carme Chacón, ex ministro della Difesa nel governo Zapatero, che sta raccogliendo le adesioni sul sito ad hoc www.primariasabiertas.com. La stessa Chacón si è detta indisponibile a partecipare a una competizione per la leadership che si svolga tra i soli iscritti al partito, come sembra essere l’orientamento della direzione del PSOE, che su questo punto si esprimerà nel Congresso straordinario del 19-20 luglio. Tra i contendenti ci sarà invece sicuramente Eduardo Madina, capogruppo socialista al Congresso, che ha già avviato la sua campagna su YouTube e che ha convocato per questa mattina la presentazione della sua candidatura.

@StefanoSavella

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