Helle Thorning-Schmidt in pole position per la presidenza del Consiglio UE

    Giu 24th, 2014
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    Con la strada per la nomina di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione europea apparentemente spalancata, e Martin Schulz, dopo aver provato a ottenere la vicepresidenza e un portafoglio di peso,  destinato a ricoprire per altri due anni e mezzo la presidenza del Parlamento, due caselle delle prossime nomine alle cariche più importanti dell’Unione europea sembrano riempite. Ne restano altre: quelle dei diversi commissari e delle loro deleghe, ma soprattutto quella del prossimo presidente del Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Unione, al posto dell’uscente Herman van Rompuy. Ma c’è da settimane una candidatura di primo piano che ha ancora buone possibilità di successo: quella di Helle Thorning-Schmidt, attuale primo ministro danese, socialdemocratica. Il cui destino appare legato proprio a quello di Juncker, che ha ottenuto ora il sostegno di nove capi di governo di centro-sinistra e della stessa Thorning-Schmidt: quest’ultima ha sottolineato come ci sia «bisogno di qualcuno che possa contare sui voti sia del Consiglio sia del Parlamento»: e l’ex primo ministro lussemburghese sarebbe l’unico, a causa del veto dei gruppi parlamentari, a poter riuscirci.

    A proposito delle voci sulla sua nomina a presidente del Consiglio dell’Unione, la premier danese si è schermita, pochi giorni fa: «disturbano il mio lavoro», ha detto dopo un colloquio con Angela Merkel. Ma la sua presenza al centro della scena in questi giorni non è sfuggita a nessuno, e la sua smentita è apparsa perlopiù scaramantica. Inoltre il suo mandato da premier è quasi in scadenza: le prossime elezioni politiche in Danimarca sono previste nella primavera del 2015. Si aggiunga poi che il governo che Thorning-Schmidt guida è assai debole: è infatti un esecutivo di minoranza, del quale fanno parte solo socialdemocratici e social-liberali, dopo che nel febbraio scorso i socialisti di estrema sinistra hanno lasciato i propri posti, pur assicurando il proprio voto di fiducia in Parlamento con l’unico fine di evitare le elezioni anticipate. La maggioranza conta inoltre sull’appoggio esterno dei Rosso-Verdi, e in Parlamento cerca di volta in volta un sostegno anche coinvolgendo il partito conservatore.

    La debolezza del suo governo ha fatto precipitare nei sondaggi il partito socialdemocratico danese, e tutta la coalizione di sinistra, fin dall’indomani delle elezioni del 2011. Soltanto nelle rilevazioni delle ultime settimane le due principali coalizioni si sono riavvicinate, con il partito socialdemocratico che sarebbe ancora, seppure di pochi decimali, il primo partito. Alle ultime elezioni europee, i socialdemocratici erano stimati come terzo partito, ma hanno approfittato della clamorosa débâcle del partito conservatore, fermo al 16,7%, collocandosi dietro soltanto il partito del popolo danese, della destra euroscettica.

    Proprio Kristian Thulesen Dahl, leader del partito euroscettico, ha accusato Thorning-Schmidt di voler abbandonare il suo paese prima della scadenza della legislatura, e di aver cominciato a parlare positivamente dell’Unione europea (che Dahl chiama dispregiativamente «Impero romano») nei suoi discorsi pubblici solo recentemente, quando è entrata in corsa per un incarico di prestigio a livello comunitario.

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