Elezioni regionali in Calabria, polemiche su legge elettorale

    Giu 26th, 2014
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    Maria Carmela Lanzetta

    Maria Carmela Lanzetta

    Con le dimissioni del governatore Giuseppe Scopelliti, condannato in primo grado per abuso d’ufficio e falso, ufficializzate alla fine dello scorso mese di aprile, in Calabria è partita la macchina elettorale per le prossime regionali, che dovrebbero svolgersi tra ottobre e novembre.

    Lunedì 30 giugno è convocata l’assemblea regionale del Partito democratico che dovrà fare il punto sulle candidature, ed eventualmente stabilire la data per le elezioni primarie (che però rischierebbero di svolgersi troppo a ridosso dell’estate). Tra i nomi in pole position c’è quello di Marco Minniti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti, ma i contendenti nel partito non mancano, dal presidente della provincia di Cosenza Mario Oliverio (ex diessino come Minniti) al candidato alle elezioni europee Mario Maiolo, mentre secondo alcuni retroscena Matteo Renzi avrebbe pensato anche a un outsider, come l’editore Florindo Rubbettino, 42 anni, che guida la storica casa editrice di Soveria Mannelli. Un altro nome che circola, sempre in un’ottica di rinnovamento, sarebbe quello di Maria Carmela Lanzetta, ex sindaco anti-ndrangheta di Monasterace e attuale ministro agli Affari regionali. È comunque assai improbabile che siano tutti questi candidati a presentarsi alle primarie: l’assemblea di lunedì servirà anche a sfoltire la rosa dei papabili in un partito diviso a livello regionale tra renziani e vecchia guardia.

    Lo svolgimento delle elezioni primarie per la scelta del candidato governatore è del resto previsto, caso unico in Italia, dalla nuova legge elettorale regionale approvata poche settimane fa, quasi all’ultimo respiro della legislatura. Le primarie si svolgerebbero negli stessi seggi previsti delle elezioni regionali, e costerebbero alle casse della Regione circa 2,5 milioni di euro. Ma non è solo questo il motivo per cui la legge elettorale ha scatenato le proteste di molti partiti e le perplessità dello stesso ministro Lanzetta. Della legge elettorale calabrese si è parlato anche nell’ultimo question time alla Camera di ieri. Marcello Taglialatela, deputato di Fratelli d’Italia, si tratta di una legge «incostituzionale» per almeno due motivi: la soglia di sbarramento al 15% per i partiti che si presentano fuori dalle coalizioni (soglia che ha provocato le dure critiche in particolare del Movimento 5 Stelle), e la figura del cosiddetto “consigliere supplente”, non prevista in alcuna normativa. Si verificherebbe questa situazione ogni qual volta un consigliere regionale dovesse essere nominato assessore: gli subentrerebbe in Consiglio il primo dei non eletti, che dovrebbe però lasciare il posto se l’assessore dovesse perdere il posto in Giunta, tornando consigliere regionale. A ciò si aggiunga che la legge elettorale non prevede alcuna norma a favore della  parità di genere, quale la doppia preferenza.

    Il ministro Lanzetta, nella sua risposta, ha riferito di aver segnalato questi aspetti al presidente facente funzioni della Regione Calabria, Antonella Stasi, per «consentire un autonomo e tempestivo ripensamento delle scelte operate».

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