Svezia alle urne a settembre, i grandi partiti in affanno

    Ago 3rd, 2014
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    Fredrik Reinfeldt

    Fredrik Reinfeldt

    La Svezia sarà il prossimo paese dell’Unione Europea ad andare alle elezioni politiche. Le urne saranno aperte il 14 settembre, e si tratterà di un test importante per il paese che alle europee del maggio scorso ha visto avanzare i Democratici Svedesi di estrema destra. Ma soprattutto sarà l’occasione per il primo ministro Fredrik Reinfeldt, di centro-destra, di ottenere uno storico, ma assai difficile, terzo mandato. Leader del partito dei Moderati, alla guida del governo dal 2006, dopo le elezioni del 2010 è stato a capo di una coalizione di minoranza, dopo che i Socialdemocratici, usciti di un soffio vincitori dalle elezioni ma perdendo ben 18 seggi rispetto alla consultazione precedente, non erano riusciti a ottenere una maggioranza insieme ai Verdi e alla Sinistra. Per raggiungere una maggioranza al Riksdag, il Parlamento svedese, sono necessari 175 seggi sui 349 complessivi. La coalizione di centro-sinistra nel 2010 si fermò a 156, quella di centro-destra (che oltre ai Moderati comprendeva Liberali, Cristiano-democratici e Centristi) arrivò a 173, rifiutando ogni ipotesi di accordo con i Democratici Svedesi. Fu quindi concesso a Reinfeldt di formare un governo, trattando volta per volta in Parlamento con gli altri partiti, soprattutto con i Verdi, per ottenere una maggioranza.

    Da quasi un secolo i Socialdemocratici non restavano all’opposizione per due legislature consecutive. Anche per questo, il partito si è riorganizzato, eleggendo alla segreteria nel 2012 Stefan Löfven, una vita spesa nel sindacato e nei sei anni precedenti segretario generale della confederazione dei metalmeccanici. Un profilo più di sinistra, benché Löfven abbia aperto le porte a un’alleanza post-elettorale con Liberali e Centristi. Anche in Svezia, infatti, i due partiti maggiori che hanno fatto la storia politica del paese sono alle prese con una crisi profonda che li costringerà a coalizioni più o meno obbligate. Alle ultime elezioni europee, i Socialdemocratici, che alle elezioni del 2010 avevano ottenuto il 30,6%, sono scesi al 24,2, pur conquistando un numero maggiore di consensi rispetto agli altri partiti. I Moderati hanno addirittura più che dimezzato i propri voti, passando dal 30% del 2010 al 13,7% del maggio scorso. Vero è che le elezioni europee tendono naturalmente a premiare le forze politiche più piccole e con una connotazione più europea (i Verdi) o anti-europea (i Democratici Svedesi). Ma la dinamica sembra poter riproporsi anche alle prossime politiche.

    I sondaggi delle ultime settimane assegnano infatti al partito di Löfven una percentuale media del 30% che gli permetterebbe di confermare i 112 seggi uscenti. I Moderati di Reinfeldt si fermerebbero invece intorno al 21%, e anche i loro alleati Liberali, Centristi e Cristiano-democratici perderebbero complessivamente qualche punto percentuale. Lontani dall’exploit delle europee (15,3%) ma comunque sopra la soglia del 10% sarebbero i Verdi, che si collocherebbero in questo modo come primo partner di governo dei Socialdemocratici. Anche la Sinistra potrebbe vedere aumentare i suoi consensi, dal 5,6 al 7,5%, ma non è scontato che possa far parte della maggioranza di governo. Fuori dai due schieramenti e senza alcuna possibilità di entrare in una coalizione sono i Democratici Svedesi, la cui retorica anti-europea, anti-immigrazione e soprattutto anti-islamica si è fatta negli ultimi mesi sempre più insistente. Dal 5,7% dei voti e 20 seggi ottenuti nel 2010, alla loro prima partecipazione alle elezioni politiche nazionali, sono passati al 9,7% delle ultime elezioni europee (i suoi due eurodeputati fanno parte del gruppo EFDD di Nigel Farage e dei cinquestelle), e i sondaggi assegnano loro in media una percentuale di poco superiore al 10%: una cifra non in grado di immobilizzare il paese, ma che servirà loro ad aumentare i propri spazi di propaganda in Parlamento e sui mezzi di comunicazione.

    @StefanoSavella

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