Sánchez pronto per le primarie del PSOE, ma la data resta incerta

    Ago 12th, 2014
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    Fonte: Metroscopia

    L’elezione di Pedro Sánchez Perez-Castejon alla guida del partito socialista spagnolo ha fatto bene in termini di consensi, ma resta ora da sciogliere il primo nodo della sua segreteria: ci saranno primarie aperte per la premiership? Intervistato da «El Pais» la scorsa settimana, il nuovo segretario generale del PSOE ha affermato di non aver «mai avuto paura di competere. Anche quando mi complica la vita». A settembre è attesa quindi l’ufficializzazione della sua candidatura a premier per le elezioni politiche del novembre 2015. Ma manca ancora una data e, soprattutto, mancano ancora i suoi competitor. Un fattore non irrilevante, considerando che in Spagna non si è mai scelto un candidato alla guida della Moncada attraverso questo sistema, e la candidatura del segretario generale in carica da poche settimane potrebbe far cadere le velleità da parte di altri rappresentanti del partito di correre per questa sfida.

    Ma anche laddove dovessero presentarsi altri candidati (sembra esclusa la corsa dei due sconfitti alle ultime primarie interne per la segreteria del partito, Eduardo Madina e José Antonio Pérez Tapias), appare difficile che le prime primarie aperte nella storia del PSOE possano svolgersi nel novembre di quest’anno, come era stato promesso in un primo momento. Nel maggio del 2015, infatti, la Spagna andrà alle urne per le elezioni comunali e regionali, e i rispettivi candidati sindaci e presidenti andranno certamente eletti con le primarie nel prossimo autunno (secondo la presidente del PSOE, Micaela Navarro, entro ottobre). E sembra che la gran maggioranza della classe dirigente del partito voglia concentrarsi, nei prossimi mesi, soltanto sulle primarie locali e sulle successive elezioni di maggio, rinviando la data di quelle nazionali, anche per evitare di dare all’esterno l’impressione di essere impegnati a svolgere, da mesi, soltanto competizioni interne. Tra gli altri, a pensarla così è la segretaria della federazione andalusa, la più importante e consistente del partito, Susana Díaz.

    In attesa che a settembre si sciolga questo nodo, i sondaggi sembrano premiare l’elezione di Sánchez alla guida del PSOE. Il partito, nel mese di luglio, sale nel sondaggio Metroscopia al 31,7%, appena sei decimali sotto il Partito popolare. Alle loro spalle si collocano Podemos con il 10%, Sinistra Unita con il 4,9%, l’Upyd con il 3,3% e un consistente 17,1% comprendente vari partiti regionali e minori. Proprio questa frammentazione, inedita per il contesto elettorale iberico, potrebbe aprire la strada a un governo di coalizione dopo le elezioni del 2015. Ma l’ipotesi di un’aggregazione di sinistra guidata dal PSOE e aperta a Podemos e alla Sinistra Unita appare tramontata proprio in seguito alla vittoria di Sánchez al recente congresso straordinario del partito. Come scrive Riccardo Pennisi su «AffarInternazionali», «Per prima cosa, il partito socialista mirerà ad essere autosufficiente: escluse le coalizioni a sinistra, dovrà fare il pieno nella fascia di elettori che ondeggiano tra uno schieramento e l’altro, come riusciva a fare ai tempi di González. Un compito arduo: il PSOE rappresenta oggi circa un elettore su quattro. E il PP non sta tanto meglio. Se alle prossime elezioni nessuno avesse i numeri per governare da solo, la soluzione sarebbe quella renziana: larghe intese con le forze del campo conservatore».

    @StefanoSavella

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