Svezia, la politica estera al centro della campagna elettorale

    Ago 20th, 2014
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    Carl Bildt

    Carl Bildt

    La campagna elettorale in Svezia entra nel vivo e il dibattito si concentra sugli ultimi avvenimenti di politica estera. Ultimo in ordine di tempo, l’invio di armi ai peshmerga curdi impegnati nel nord dell’Iraq nel contrasto alle truppe dei fondamentalisti islamici dell’Isis ha fatto registrare posizioni diverse tra le forze politiche che tra meno di un mese si contenderanno la guida del paese scandinavo. I Moderati di centro-destra, attraverso le parole del ministro degli Esteri Carl Bildt, si sono da subito schierati contro questa ipotesi, facendo perno sulle norme svedesi assai restrittive circa l’esportazione di armamenti in zone di conflitto. Al contrario, gli alleati di coalizione del Partito liberale, attraverso il referente sulla politica estera del partito, il deputato Fredrik Malm, sono scesi in piazza insieme a molti rappresentanti della comunità curda in Svezia per richiedere che siano inviate le armi richieste formalmente dal governo regionale del Kurdistan iracheno per combattere l’Isis e scongiurare che si verifichi un genocidio delle minoranze presenti etniche e religiose in quel territorio. La posizione dei Liberali si è tuttavia rivelata isolata nel panorama politico svedese: i Verdi e la Sinistra si sono detti favorevoli soltanto all’invio di aiuti umanitari, mentre i Democratici Svedesi hanno chiesto che ad avallare l’invio di armi siano le Nazioni Unite nel loro complesso e non i soli ministri degli Esteri dell’Unione Europea, come è accaduto nel vertice di Ferragosto. Proprio venerdì scorso, in una seduta della commissione parlamentare sugli affari europei, il rappresentante del governo Fredrik Belfrage ha confermato che, nonostante la posizione dei Liberali, la Svezia non invierà armi in Kurdistan ma soltanto aiuti umanitari. E al vertice dei ministri degli Esteri dell’UE, Bildt, pur dichiarandosi favorevole al sostegno militare ai curdi offerto soprattutto da Francia, Gran Bretagna e Italia, ha ribadito che “ragioni giuridiche” impediscono alla Svezia l’invio di armi in un contesto bellico. “Da parte nostra, ci concentreremo su ciò che sappiamo fare meglio”, ha affermato Bildt riferendosi all’impegno svedese all’invio di aiuti umanitari.

    La questione della presenza svedese in Iraq si unisce, nel dibattito pubblico di questi giorni, al nuovo record di rifugiati politici accolti nel paese toccato nel 2014: 60.000 fino a luglio, con l’attesa di raggiungere quota 100.000 entro fine anno. Si tratterebbe del record assoluto, le cui cifre si avvicinerebbero a quelle dei primi anni Novanta, quando furono accolti in Svezia decine di migliaia di profughi in fuga dall’ex Jugoslavia. Quest’anno, la gran parte dei rifugiati proviene invece da Siria, Libia, Somalia ed Eritrea. Un sondaggio diffuso lunedì mostra tuttavia come la popolazione sia tutt’altro che spaventata da queste cifre. Solo 32% degli svedesi intervistati pensa infatti che il numero dei rifugiati politici debba essere ridotto, mentre il 36% pensa che debba rimanere lo stesso e addirittura il 26% ritiene che debba essere incrementato. Già lo scorso anno, la Svezia ha accolto il 19% di tutti i richiedenti asilo dell’intera Unione Europea.

    @StefanoSavella

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