Non solo Landini: la sinistra anti-austerity si organizza in Europa

By admin
In Analisi
apr 10th, 2015
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L’impatto del successo di Syriza alle elezioni di gennaio ha di gran lunga superato i confini della Grecia e sta modificando l’offerta politica di altri Stati europei. Non è più dunque soltanto la Spagna, dove Podemos è ormai una realtà radicata, ad assistere alla nascita di movimenti politici di sinistra che criticano le politiche di austerity delle istituzioni europee e del proprio paese. Anche altrove, il modello Syriza-Podemos, sull’onda dei suoi risultati elettorali, si appresta ad affiancare o sostituire altre formazioni politiche di sinistra, come in Italia. Qui già alle ultime elezioni europee, come ci si ricorderà, il nome di Alexis Tsipras era presente sul simbolo della lista unitaria di sinistra che ha superato lo sbarramento del 4%. E la vittoria di Syriza ha ridato slancio al progetto, che sembrava essersi bloccato subito dopo il voto di maggio in seguito alle polemiche riguardanti gli eurodeputati eletti: la Coalizione sociale di Maurizio Landini ne è la diretta emanazione.

È chiaro che dai risultati del governo Tsipras e da quelli di Podemos alle elezioni spagnole dipenderà in parte anche il futuro di questi movimenti. Ma è soprattutto alla Grecia che questi ultimi guardano con attenzione. Syriza sta dimostrando di non essere del tutto unita al suo interno, e l’ala radicale vicina al ministro dell’Ambiente Panagiotis Lafazanis minaccia di non approvare riforme concordate con Bruxelles. Se Tsipras anteporrà il dialogo con le istituzioni internazionali all’unità del suo partito, dovrà allargare la maggioranza ai partiti di centro-sinistra. In caso contrario, davanti a un nuovo scontro con l’Europa (a quel punto difficile da ricomporre), gli resterebbe il ritorno alle urne con la seria prospettiva di un’uscita dall’euro, che il paese vuole ancora scongiurare.

In molti paesi, Syriza è un partner e un alleato per i partiti della sinistra radicale già esistenti: dal Sinn Féin irlandese all’Alleanza rosso-verde danese e in generale a tutti i partiti della GUE/Sinistra Europea al Parlamento europeo. Ma gli avvenimenti delle ultime settimane in tre paesi mostrano, al netto di non trascurabili differenze, la nascita di formazioni politiche nuove, che provano a conquistare, nei rispettivi contesti, un qualche margine di consenso a partire dalla richiesta di maggiore giustizia sociale. Si tratta di esperienze politiche appena avviate, dal discutibile peso elettorale, ma che possono rivelarsi in qualche modo vicine alla Coalizione sociale che si prova a costruire in Italia.

In Portogallo, in un quadrante politico già affollato, a sinistra si organizzano nuovi partiti ispirati ai movimenti di Pablo Iglesias e di Alexis Tsipras. In particolare c’è Tempo de Avançar, un’aggregazione di quattro partiti, il principale dei quali è Livre, fondato dall’ex eurodeputato dei Verdi Rui Tavares. La lotta contro le politiche di austerity è il punto centrale del suo programma elettorale (anche in Portogallo si vota nel prossimo autunno), ma la differenza rispetto a Syriza e Podemos è che Tavares non esclude di formare una maggioranza con il Partito socialista, in testa nei sondaggi, oltre che con il Blocco di Sinistra. È invece naufragato dopo pochi mesi il progetto di Juntos Podemos: in seguito a una scissione interna, la sua leader Joana Amaral Dias ha fondato un nuovo partito, Agir, che conserva comunque la stessa piattaforma politica dell’esperienza precedente. Agir alle prossime elezioni si presenterà alleato al piccolo Partito del lavoro, ma la frammentazione del quadro politico a sinistra rende difficile, al momento, un loro successo elettorale.

Non è soltanto nei paesi mediterranei che si fa sentire l’attrazione per un nuovo modello di aggregazione a sinistra. Il caso più eclatante è il Belgio, dove da pochi mesi si è insediato il nuovo governo di centro-destra guidato da Charles Michel. Lo scorso 29 marzo si è infatti svolta una partecipata manifestazione di protesta contro l’austerità e i provvedimenti del governo, organizzata da due movimenti “gemelli” fondati 3-4 mesi fa, Hart Boven Hard e Toute Autre Chose, rispettivamente di lingua fiamminga e francese (com’è consuetudine in Belgio). Entrambi condividono la stessa piattaforma politica su giustizia sociale, lotta alla speculazione finanziaria, più fondi per le iniziative culturali, e criticano da sinistra il Partito socialista. La loro genesi ricorda da vicino quella di Podemos, quando non era ancora chiaro se il movimento spagnolo degli indignados del 2011 avrebbe dato vita a una forza politica autonoma. David Méndez-Yépez, 26 anni, è uno dei due portavoce di Toute Autre Chose, e in un’intervista ha escluso che il movimento possa candidarsi direttamente alle elezioni: «Oggi regna l’illusione che per influenzare le decisioni bisogna entrare in politica. Ma questo è sbagliato. È l’opinione pubblica che guida il legislatore». Ma se il movimento di protesta dovesse crescere, è prevedibile che possa formarsi un contenitore politico unitario per raccoglierne il consenso.

Più controversa appare invece la situazione in Bulgaria. Qui è stato presentato la scorsa settimana un nuovo partito di sinistra, Primavera bulgara. Leader e fondatore della formazione politica è il deputato Velizar Enchev, eletto in Parlamento ad ottobre con il Fronte Patriottico, una lista unitaria di piccole formazioni nazionaliste. L’appoggio esterno del Fronte Patriottico è fondamentale per il governo di centro-destra guidato da Boyko Borisov:  in dissenso rispetto alla scelta di sostenere il governo, Enchev ha preso le distanze dal suo partito (il Fronte nazionale per la salvezza della Bulgaria), dal quale è stato poi espulso. Enchev, inoltre, aveva preso le distanze dai commenti contro le minoranze etniche espressi dal leader e da altri deputati del suo partito, per questo motivo accusati in più occasioni di xenofobia. Primavera bulgara è, per stessa ammissione del suo fondatore, un partito «fotocopia» di Syriza, da cui mutua un «programma di sinistra» che comprende l’aumento delle aliquote per i redditi più alti. È pronto a presentarsi alle prossime elezioni amministrative che si terranno in autunno, ma anche nel caso di questa formazione la consistenza del suo peso elettorale è tutta da vedere. La provenienza di Enchev, del resto, fa somigliare Primavera bulgara più che altro ad una spregiudicata operazione politica.

@StefanoSavella

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