La Danimarca alle urne, testa a testa tra centrosinistra e centrodestra

By admin
In Danimarca
giu 18th, 2015
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Kristian Thulesen Dahl, leader del Partito del popolo danese

Kristian Thulesen Dahl, leader del Partito del popolo danese

Urne aperte fino alle 20 oggi in Danimarca per le elezioni parlamentari, convocate con qualche mese di anticipo dalla premier in carica, la socialdemocratica Helle Thorning-Schmidt. Il test è rilevante per gli equilibri europei: il centrosinistra, dopo quattro anni di governo, rischia infatti la sconfitta ad opera del blocco di centrodestra che usufruisce dell’appoggio esterno del Partito del popolo danese, euroscettico e anti-immigrazione, in grande crescita e pronto a un ingresso, per la prima volta, nella squadra di governo. Ed è proprio l’immigrazione uno dei temi principali su cui si è giocata la campagna elettorale, con Thorning-Schmidt che ha provato a rincorrere la destra proponendo misure più dure per i richiedenti asilo presenti sul territorio danese (gli accordi in atto con l’Unione Europea non prevedono, in ogni caso, la partecipazione della Danimarca alla distribuzione obbligatoria di quote di rifugiati attualmente in discussione a livello comunitario).

Il quadro politico danese è diviso nei due tradizionali blocchi di centrosinistra e centrodestra: pur non trattandosi di vere e proprie coalizioni, i partiti che ne fanno parte sono da sempre orientati a collaborare (l’ultima grande coalizione tra socialdemocratici e liberali risale al 1978). Per raggiungere la maggioranza, è necessario raggiungere quota 90 seggi sui 189 che compongono il Parlamento danese, il Folketing: tradizionalmente vengono formati governi di minoranza che possano però contare sul sostegno degli altri partiti del proprio blocco. Nel 2011, il partito liberale risultò il più votato, ma il blocco di centrosinistra ottenne complessivamente 92 deputati, consentendo così ai socialdemocratici di tornare al governo dopo dieci anni di opposizione.

Gli ultimi sondaggi mostrano grande equilibrio tra i due blocchi. Il centrosinistra è guidato dal Partito socialdemocratico (A) che punta a riconfermare la premier Helle Thorning-Schmidt per un secondo mandato. Il suo partito sarà, con ogni probabilità, il più votato in questa tornata elettorale (i sondaggi lo collocano intorno al 25,5%, in leggera crescita rispetto a quattro anni fa), ma qualche problema potrebbe arrivare dai partner di coalizione. Il Partito social-liberale (B), che esprime la commissaria europea alla concorrenza Margrethe Vestager, potrebbe infatti dimezzare i propri consensi, scendendo intorno al 5%, ed è in calo anche il Partito socialista (F), che ha abbandonato il governo nel febbraio 2014 pur conservando il sostegno esterno alla maggioranza (i sondaggi lo collocano intorno al 6%). Del blocco di centrosinistra fa parte anche l’Alleanza rosso-verde (Ø), di estrema sinistra, che non ha mai partecipato ad alcun governo ma che ha comunque sostenuto gran parte dei provvedimenti dell’ultimo esecutivo di centrosinistra: dopo l’exploit del 2011 (6,7%), l’Alleanza rosso-verde potrebbe crescere ancora, superando secondo i sondaggi l’8%. A far parte del blocco c’è anche un quinto partito, Alternativa (Å), fondato nel 2013 dal ministro della Cultura Uffe Elbæk e ad eccezione di quest’ultimo composto da soli esponenti della società civile alla prima esperienza politica: Alternativa potrebbe raccogliere intorno al 5% dei consensi e ha già annunciato che sosterrà un eventuale governo socialdemocratico dall’esterno, senza entrare al governo.

La leadership del blocco di centrodestra è invece affidata al Partito liberale (V), guidato da Lars Løkke Rasmussen, già primo ministro dal 2009 al 2011. In questi anni il suo partito ha però molto sofferto la concorrenza da destra del Partito del popolo danese (O), che vinto le elezioni europee dello scorso anno e che si è detto pronto alla sfida dell’ingresso al governo, dopo essersi limitato all’appoggio esterno nei governi di centrodestra che si sono succeduti dal 2001 al 2011. I liberali sono attestati nei sondaggi intorno al 21%, mentre il Partito del popolo danese (il cui leader Kristian Thulesen Dahl ha chiesto un referendum sulla permanenza nell’Unione Europea, sul modello di quello britannico) potrebbe toccare il 18%: sarebbe il suo massimo storico in un’elezione parlamentare. In crescita è anche il terzo partito del blocco, l’Alleanza liberale (I), che passerebbe dal 5 all’8%, mentre il Partito conservatore (C), tradizionale partner di governo dei liberali, scenderebbe intorno al 3,5%. Resterà probabilmente ancora una volta sotto la soglia di sbarramento del 2% il Partito cristiano-democratico (K). Quattro seggi spettano, infine, alle Isole Faroer e alla Groenlandia: nel 2011, tre andarono al blocco di centrosinistra e uno a quello di centrodestra.

@StefanoSavella

One Response to “La Danimarca alle urne, testa a testa tra centrosinistra e centrodestra”

  1. carolus scrive:

    Quando, anche in Italia si potrà andare a votare ed avere quindi un governo che smetta di aprire braccia e altro a clandestini che la gente non vuole più trovarsi ad ogni angolo di strada?