Gruevski si dimette, la Macedonia verso le elezioni anticipate

By admin
In Balcani
gen 19th, 2016
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La giudice Katica Janeva

La giudice Katica Janeva

Con le dimissioni del premier Nikola Gruevski, presentate venerdì scorso e approvate ieri dal Parlamento, la Macedonia procede rapidamente verso le elezioni anticipate, fissate per il prossimo 24 aprile, appena due anni dopo quelle precedenti. Un passo obbligato per Gruevski, alla guida del paese da quasi dieci anni con il suo partito di centro-destra VMRO-DPMNE. Fin dal maggio scorso, infatti, la Macedonia attraversa una lunga crisi istituzionale seguita alle accuse dell’opposizione nei confronti dello stesso primo ministro, che avrebbe fatto intercettare oltre 20.000 persone tra cui giornalisti e oppositori politici, e alle immediate proteste di piazza culminate in violenti scontri.

È stata necessaria la mediazione dell’Unione Europea per giungere, alla fine, a una road map che riportasse il paese alla stabilità. L’Accordo di Pržino, sede della rappresentanza dell’Unione europea a Skopje in cui è stato firmato nel luglio scorso, prevedeva la formazione di un governo transitorio di unità nazionale che conducesse la Macedonia alle elezioni nell’aprile del 2016, e la nomina di un nuovo gran giurì che valutasse le accuse nei confronti di Gruevski. L’ingresso di due membri del partito socialdemocratico al governo nel novembre scorso, uno dei quali al ministero dell’Interno, è giunto quasi contestualmente all’insediamento della giudice Katica Janeva e del suo staff, che dovranno indagare sul conto di Gruevski.

Il processo di pacificazione nazionale si è tuttavia interrotto proprio ieri: il partito socialdemocratico ha infatti nuovamente abbandonato i lavori parlamentari, in dissenso con la data del 24 aprile per le nuove elezioni. Troppo pochi tre mesi, secondo l’opposizione, per aggiornare tutte le liste elettorali e per ripristinare l’indipendenza dei mezzi di comunicazione. Il VMRO-DPMNE, che ha votato ieri a favore delle dimissioni del suo stesso leader, reclama invece il rispetto dell’Accordo di Pržino anche per quanto riguarda la data delle elezioni, e accusa i socialdemocratici di voler richiedere uno slittamento del voto solo a causa dei sondaggi che li vedono al momento assai in difficoltà. Inutili gli ultimi tentativi di mediazione portati avanti nell’ultimo fine settimana dal commissario europeo alle politiche di vicinato, l’austriaco Johannes Hahn.

Ora, con le dimissioni di Gruevski, l’incarico di formare un governo ad interim è stato affidato a un altro esponente del VMRO-DPMNE, Emil Dimitriev. Nei prossimi giorni si capirà se lo strappo si potrà ricucire, e quindi se i socialdemocratici manterranno una propria rappresentanza anche nel nuovo esecutivo. In caso contrario, il paese rischia di scivolare sempre di più nel caos: oltre all’emergenza profughi, che ha portato la Macedonia alla ribalta internazionale nell’estate scorsa, restano infatti ancora aperti i dossier del rapporto con la Grecia (che rivendica un diritto storico sul nome Macedonia, ponendo di fatto il veto sull’adesione del paese balcanico all’UE e alla NATO) e con la minoranza albanese. Sempre nel maggio del 2015, infatti, negli stessi giorni in cui scoppiava la crisi politica e istituzionale, a Kumanovo l’attacco di un gruppo armato proveniente dal Kosovo ha lasciato sul terreno diciotto morti tra soldati dell’esercito macedone e miliziani di etnia albanese.

@StefanoSavella

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