Alternativa per la Germania e il populismo in Europa: intervista a Ernst Hillebrand

By admin
In Analisi
set 17th, 2016
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Quali sono le ragioni della crescita dei partiti populisti in Europa? Ed è davvero possibile parlare genericamente di populismo senza distinguere tra movimenti civici di protesta, partiti nazionalisti di destra e movimenti politici senza categorie ideologiche predefinite? Se ne è parlato ieri a Conversano (Bari) nell’ambito di Lector in fabula, «european cultural festival» che per quattro giorni (fino a domani sera) ha in programma dibattiti, confronti, presentazioni di libri e proiezioni cinematografiche in gran parte dedicati alle questioni europee. E il contrasto tra sistema democratico e crescita dei partiti populisti (o meglio, genericamente definiti tali) è esattamente la questione centrale della politica europea degli ultimi anni, a partire almeno dalle elezioni europee del 2014.

Il fenomeno politico oggi più evidente tra i partiti populisti risponde al nome di Alternativa per la Germania. Con la nuova leadership di Frauke Petry, spostata molto più a destra di quella del fondatore, l’economista Bernd Lucke, AfD ha conquistato seggi in numerosi Lander tedeschi e domani si presenta per la prima volta sulle schede elettorali con cui si voterà il nuovo governo metropolitano di Berlino. Con quale esito? «Gli ultimi sondaggi danno ad AfD tra il 12 e il 15%: meno di quanto ottenuto due settimane fa in Meclemburgo-Pomerania orientale, ma più di quanto ricevuto in altre regioni della Germania occidentale», dichiara Ernst Hillebrand, direttore della rappresentanza italiana della Friedrich-Ebert Stiftung, un think tank vicino alle posizioni dei socialdemocratici tedeschi. «Un buon risultato, chiaramente, che tuttavia non avrà conseguenze politiche rilevanti e che non provocherà lo shock avvenuto nell’opinione pubblica per il loro risultato in Meclemburgo-Pomerania».

Ernst Hillebrand

A proposito di populismi: la crescita di AfD è avvenuta soprattutto nell’ex Germania Est, negli stessi territori in cui è stato fondato il movimento anti-islamico Pegida. C’è una relazione tra i due fenomeni? «Indubbiamente tra coloro che partecipano alle manifestazioni di Pegida ci sono anche elettori ed esponenti locali di AfD», ci ha riferito ancora Hillebrand. «Ma in generale direi che sono due cose diverse. Pegida è in realtà un movimento concentrato prevalentemente nella città di Dresda, mentre l’AfD è un partito che oggi ha un radicamento ormai nazionale».

E fuori dalla Germania? Ieri, nello stesso giorno della scomparsa del grande europeista Carlo Azeglio Ciampi, il gruppo Visegrad (che comprende i governi di Polonia, Ungheria, Cechia e Slovacchia) ha presentato al summit di Bratislava un documento durissimo contro le istituzioni europee, tornando a chiedere una cessione di poteri alle singole entità nazionali. I governi ungherese (con Viktor Orbán) e polacco (con Beata Szydlo) vengono generalmente definiti populisti, eppure al Parlamento europeo i loro rappresentanti siedono in gruppi politici non estremisti. «Possiamo sicuramente definire i partiti che governano Polonia e Ungheria come “populisti di destra”», continua Hillebrand. «Ma possiamo anche definirli conservatori, nazionalisti. Al di là di come li definiamo, sono partiti che esprimono un’ideologia e una retorica politica che sembra abbastanza radicata nei loro paesi. E rappresentano la voce autentica di una parte importante di quelle popolazioni. Ma ciò non è sufficiente a definirli esclusivamente populisti. Essi hanno piuttosto una forma mista: quella di un partito tradizionale, conservatore e con una forte impronta religiosa, ma i cui metodi utilizzati per dominare la scena politica contengono alcuni riferimenti al populismo. Ad esempio sono critici verso le élites ma al tempo stesso fanno ormai parte di quelle élites, per cui oggi provano a trasfigurare l’idea di élite riferendola a Bruxelles».

In questo contesto europeo, qual è la posizione dell’Italia? Una vittoria del No al prossimo referendum sulla riforma costituzionale avrà un’influenza sui dibattiti politici degli altri paesi? «Credo che gli effetti in quel caso rimarranno limitati all’Italia», conclude Hillebrand. «Certo, negli altri paesi se ne parlerà, si discuterà del significato che ha per l’Europa il fatto che un proprio governo non riesca ad approvare una riforma di sistema: ma avverrà soprattutto a livello giornalistico. Se un’eventuale crisi istituzionale in Italia verrà gestita bene dalle forze politiche, in maniera costruttiva, non ci sarà nessuna grande influenza per il resto d’Europa».

@StefanoSavella

 

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