Olanda, larga vittoria per il premier Rutte, verso una coalizione liberale

By admin
In Elezioni nazionali
mar 16th, 2017
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È sembrato di rivedere il film delle elezioni del 2012: come quattro anni e mezzo fa, il risultato finale delle elezioni in Olanda ha mostrato una vittoria del partito liberale (VVD) di Mark Rutte più larga rispetto a quella indicata dai sondaggi. Merito soprattutto della scelta compiuta dagli elettori rimasti indecisi fino agli ultimi giorni di campagna elettorale, che nell’urna hanno evidentemente preferito il candidato premier che potesse contrastare più di altri un eventuale successo della destra euroscettica e xenofoba di Geert Wilders. Il dibattito televisivo di martedì sera tra Rutte e Wilders, in questo senso, potrebbe essere stato decisivo, insieme alla diversa posizione tenuta dai due sulla recente crisi con la Turchia (con Rutte che, da premier, ha mantenuto un atteggiamento rigido ma istituzionale, e Wilders che ha continuato a soffiare sul fuoco nonostante avesse già ottenuto una indiscutibile vittoria con il divieto di tenere comizi in Olanda per esponenti del governo turco).

Rutte è premier dal 2010, e si appresta ora a guidare una coalizione centrista d’ispirazione liberale. Ma non sarà facile. Perché nonostante i 33 seggi ottenuti (otto in meno del 2012) ne servono ancora altri 43 per arrivare alla maggioranza assoluta a quota 76. E il discorso si complica ulteriormente se si intende costruire una maggioranza non solo alla Camera (rinnovata con il voto di ieri) ma anche al Senato, dove siedono i rappresentanti locali, per il quale si è votato nel 2015. Il dato certo è che della coalizione dovranno far parte due partiti moderati che sono cresciuti rispetto al 2012, avendo ottenuto entrambi 19 seggi: i cristiano-democratici (CDA) di Sybrand Buma, partito di centro-destra di grande tradizione (fino a tutti i primi anni Zero del Duemila conquistava regolarmente oltre 40 seggi) che, pur avendo ottenuto il secondo peggior risultato della sua storia, avanza rispetto ai 13 seggi di quattro anni e mezzo fa; e il D66, liberale di centro-sinistra ed europeista (probabilmente è il partito più europeista d’Europa), che invece nel voto di ieri ha ottenuto uno dei più grandi risultati di sempre, inferiore soltanto ai 24 seggi conquistati alle elezioni del 1994 (quelle post-Maastricht, quando essere europeisti era certamente più facile e “mainstream”). Nel 2006 il D66 ottenne appena 3 seggi e sembrava destinato alla dissoluzione: oggi torna al governo con una posizione di forza. Per inciso: sarebbe bello se i grandi media dedicassero una piccola parte del tempo dedicato a Geert Wilders anche a questo partito e al suo leader Alexander Pechtold, che ne prese le redini dopo la disfatta elettorale del 2006.

VVD, CDA e D66 sommano 71 seggi: dunque ancora insufficienti per raggiungere la maggioranza in entrambe le camere. Il principale indiziato, per ottenerla, sarebbe il Partito laburista (PvdA), che paga tuttavia il peggior risultato della sua storia: non era mai sceso sotto i 23 seggi (nel 2002) e si era regolarmente attestato, negli ultimi due decenni, tra i 30 e i 40 seggi. Nel voto di ieri, è invece crollato a quota 9, perdendo terreno soprattutto nelle grandi città e mantenendo un consenso importante soltanto tra gli over 65. Già si parla della sconfitta dei laburisti olandesi come dello specchio della crisi della socialdemocrazia europea: ma prima di dirlo sarebbe opportuno attendere settembre e le elezioni tedesche, dove Martin Schulz appare invece in gran forma.

Le altre soluzioni sul tavolo per formare la coalizione di governo restano comunque numerose. La prima prevede un accordo con i Verdi, forti dei 14 seggi conquistati (mai così tanti nella loro storia). Ma se la loro piattaforma dovesse risultare troppo radicale per Rutte e per i cristiano-democratici, si aprirebbero altre strade come quelle dell’accordo con uno dei due partiti religiosi del paese, i Cristiani Uniti (CU) o i protestanti del SGP. E un piccolo contributo, ma decisivo, potrebbe arrivare anche dal partitino 50Plus, votato soprattutto da pensionati, che ha conquistato 4 seggi. Restano invece escluse, al momento, tutte le altre ipotesi: all’opposizione, insieme al PVV di Wilders (che si è tuttavia dichiarato disponibile a entrare in un governo di coalizione con i suoi 20 seggi), resteranno anche il Partito socialista (che in Olanda rappresenta la sinistra radicale, con 14 seggi), il Partito animalista (che sale da 2 a 5 seggi) e il nuovo partito di sinistra Denk, fondato da due ex deputati laburisti di origine turca (3 seggi).

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