La Bulgaria al voto: gli scenari e le forze in campo

By admin
In Bulgaria
mar 20th, 2017
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Veselin Mareshki, leader del nuovo partito Volya

Veselin Mareshki, leader del nuovo partito Volya

La Bulgaria non ha ottenuto negli ultimi anni lo stesso clamore dell’Ungheria di Viktor Orban. Eppure anche a Sofia c’è stato negli ultimi due anni un governo radicalmente spostato a destra. Domenica prossima, 26 marzo, si torna però al voto in elezioni anticipate e decisamente più equilibrate di quelle dell’ottobre 2014, quando il crollo del Partito socialista consentì la formazione di un governo (seppur di coalizione) nuovamente guidato dal leader del principale partito di centrodestra (GERB), Boyko Borisov.

Questa volta il Partito socialista, rinvigorito dalla vittoria del suo candidato Rumen Radev alle elezioni presidenziali di novembre, è in netto recupero e si gioca la vittoria proprio contro il partito di Borisov, che corre per un altro mandato. Ma anche in queste elezioni nessuno dei due principali partiti appare in grado di ottenere da solo la maggioranza dei seggi in Parlamento. E dovrà perciò guardarsi attorno, in uno scenario in cui il terzo partito sarà con ogni probabilità l’Unione Patriottica, coalizione di partiti nazionalisti di estrema destra che punta al 10% dei voti e a rendersi quindi indispensabile per formare un governo con Borisov. Del resto, già nell’ultima legislatura, Borisov poté tornare premier grazie all’appoggio esterno garantitogli dai 19 deputati dell’Unione Patriottica (che alle elezioni dell’ottobre 2014 ha ottenuto il 7,3%).

La formazione della coalizione di governo sarà dunque, in ogni caso, un rebus difficile da risolvere. Anche perché la leader del Partito socialista, Korneliya Ninova, ha escluso una grande coalizione con il GERB di Borisov; e potrebbe non essere sufficiente il sostegno del suo tradizionale alleato, il DPS, partito che rappresenta la minoranza turca e che appare tuttavia in crisi di consensi rispetto all’ultimo decennio, quando è sempre andato sopra il 10%. Il motivo è che l’ex leader del DPS, Lyutvi Mestan, ha fondato un nuovo partito, DOST, che gode dell’aperto sostegno del governo turco. E proprio l’intervento a gamba tesa di Ankara ha messo in crisi il governo pro-tempore in carica di Ognyan Gerdzhikov (che potrebbe durare ancora a lungo, in caso di stallo politico post-elettorale) e ha spinto i partiti di destra a invocare l’espulsione dell’ambasciatore turco a Sofia e la chiusura delle frontiere.

A rivelarsi decisivi per arrivare a una maggioranza, in questo contesto, potrebbero allora essere i partiti minori. E, su tutti, un nuovo partito populista, vera e propria componente tradizionale delle elezioni bulgare (ne nasce almeno uno nuovo ad ogni competizione elettorale: all’ultimo giro era toccato a Bulgaria senza censura, creato dal presentatore televisivo e oggi eurodeputato Nikolay Barekov). Stavolta il partito accreditato di più consensi è Volya (Volontà), nuova formazione politica dell’imprenditore farmaceutico Veselin Mareshki, già candidato alle ultime presidenziali quando ha ottenuto oltre l’11% dei voti.

Ma non solo. Il Blocco Riformatore, frammentata aggregazione di partiti di centro-destra, prova a restare protagonista del panorama politico (dopo la non felice esperienza di governo dell’ultima legislatura) firmando un’alleanza elettorale con La Voce del Popolo, un altro partito populista fondato da Svetoslav Vitkov, in arte Hipodil, leader di una band di musica punk nota per i suoi testi omofobi e misogini.

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