Voto nella Saar, la CDU resta il primo partito

By admin
In Elezioni nazionali
mar 26th, 2017
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Un volantino elettorale della presidente della Saar, Annegret Kramp-Karrenbauer

Un volantino elettorale della presidente della Saar, Annegret Kramp-Karrenbauer

Con il voto nella Saar, ha avuto inizio in Germania la lunga stagione elettorale che proseguirà con altri due appuntamenti regionali a maggio e si concluderà con le attesissime elezioni federali di settembre. Ci sarà tempo per valutare la tenuta nei sondaggi del candidato socialdemocratico Martin Schulz per la corsa alla cancelleria. Ma è certo che la nomina di Schulz a candidato cancelliere e a presidente della SPD ha ridato slancio a un partito che appariva in crisi profondissima. E le elezioni regionali nella Saar avrebbero potuto rappresentare un primo importante test della crescita del partito nei consensi. I sondaggi per questo test elettorale, del resto, erano stati chiari: fino alla metà di gennaio, quando l’SPD era nelle mani di Sigmar Gabriel, il partito socialdemocratico era ben al di sotto del 30%, a larga distanza dalla CDU. Poco dopo l’investitura di Schulz l’SPD aveva avviato una rapida risalita, che sembrava essersi arrestata a un passo dal raggiungere la CDU di Angela Merkel.

Quello nella Saar, peraltro, era un test anche per la CDU, che in questa regione al confine con la Francia è dal 1999 il primo partito. Da tempo, però, non ha la maggioranza assoluta dei seggi; nel 2009, per uscire dallo stallo, il partito di centro-destra guidò una coalizione “jamaicana” con i liberali della FDP e i Verdi, ma l’esperienza di governo durò appena tre anni. Alle elezioni anticipate del 2012 la CDU si confermò primo partito, ma la FDP non riuscì a superare la soglia di sbarramento del 5% e i Verdi subirono un netto arretramento, per cui si rese necessaria una grande coalizione con la SPD.

Il voto ha però fatto strage dei sondaggi della vigilia. La CDU, guidata nella Saar dalla governatrice uscente Annegret Kramp-Karrenbauer, si è riconfermata largamente il primo partito della regione, tornando a superare quota 40% (non accadeva dal 2004). Una prova di forza indiscutibile, frutto anche della buona opinione generale nei confronti del governo regionale uscente. Al contrario, l’SPD deve accontentarsi di confermare i 17 seggi (su 51) del Landtag (il Parlamento regionale) e vede addirittura comprimersi il suo consenso, passando dal 30,6% del 2012 al 29,6%: l’effetto Schulz è quindi sostanzialmente mancato. L’SPD potrà tuttavia accontentarsi di restare partner insostituibile per la grande coalizione che continuerà a governare la Saar: i 24 seggi conquistati dalla CDU sono infatti insufficienti per arrivare alla maggioranza (ne sarebbero serviti 26), e non ci sono altri partiti in grado di prendere il posto dell’SPD come partner di governo. I Verdi si sono fermati al 4%, e restano quindi senza seggi (non accadeva dal 1999 nella Saar). Stessa sorte per i liberali della FDP, che pur recuperando qualcosa rispetto al 2012 devono accontentarsi del 3,3%, ben al di sotto di quanto ottenuto in altre elezioni regionali più recenti.

Entrano invece per la prima volta anche nel Parlamento della Saar gli euroscettici di Alternativa per la Germania, anche se con un risultato (il 6,2% e 3 seggi) mediamente inferiore a quello di altre elezioni regionali tenute tra il 2015 e il 2016. Mentre la Linke, che nella Saar è rappresentata dal suo storico leader Oskar Lafontaine, ha ceduto oltre il 3% rispetto al voto di cinque anni fa, fermandosi al 12,9%: i suoi 7 seggi diventano quindi insufficienti per formare una coalizione di sinistra con l’SPD, come pure era stato ipotizzato alla viglia.

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