Regno Unito: grandi manovre verso le elezioni generali

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In Elezioni nazionali
mag 3rd, 2017
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La possibile mappa del voto in Scozia alle elezioni generali secondo un recente sondaggio Opinium / Observer

La possibile mappa del voto in Scozia alle elezioni generali secondo un recente sondaggio Opinium / Observer

Prima del voto per le elezioni legislative francesi dell’11 e 18 giugno, ci sarà un altro appuntamento da seguire: le elezioni anticipate in Regno Unito dell’8 giugno. L’ultima settimana ha portato con sé tante novità. I partiti sono infatti alle prese con la selezione dei propri candidati per tutti i 650 seggi della Camera dei Comuni, e le sfide da seguire saranno numerosissime. Un esempio? Richmond Park, alla periferia di Londra. Qui nel 2015 fu eletto un deputato conservatore, Zac Goldsmith, che un anno dopo si è dimesso per protesta contro la decisione del governo di autorizzare l’ampliamento di una terza pista nell’aeroporto di Heathrow, che ricade nel territorio del suo collegio. Nell’elezione suppletiva, il 1° dicembre scorso, Goldsmith si è ripresentato da indipendente, ma è stato sconfitto dalla candidata liberal-democratica Sarah Olney. Dopo poco più di sei mesi si torna al voto con Goldsmith che si torna a candidarsi con i conservatori, facendo marcia indietro sulla sua protesta contro il governo. Toccherà a Olney, stavolta, difendere la propria posizione.

Ma torniamo a dare uno sguardo più generale. La scelta della premier Theresa May di convocare le elezioni anticipate, ad esempio, sembra al momento dare buoni risultati anche in zone del paese tradizionalmente ostili ai conservatori, come la Scozia e il Galles. In Scozia, ad esempio, nel 2015 l’SNP conquistò 56 seggi su 59, e gli altri tre furono divisi tra conservatori, laburisti e liberal-democratici. Secondo una recente rilevazione Opinium/Observer, alle elezioni di giugno i conservatori potrebbero riconquistare altri undici seggi (sarebbe il loro miglior risultato degli ultimi 30 anni in Scozia), con l’SNP che scenderebbe a quota 44 e i laburisti addirittura esclusi (non è mai accaduto nella storia), perdendo anche il loro unico seggio di Edinburgh South.
Un risultato allo stesso modo eclatante potrebbe avvenire in Galles. Qui i laburisti sono il primo partito, alle elezioni generali, addirittura dal 1918. Un primato centenario che potrebbe essere destinato a cadere: un sondaggio accredita infatti i conservatori di 21 seggi in Galles, contro i 15 dei laburisti, mentre il partito regionalista Plaid Cymru e i liberal-democratici confermerebbero i loro seggi conquistati nel 2015 (rispettivamente tre e uno).

Il dato riguardante Galles e Scozia è interessante anche alla luce dell’idea di trasformare le prossime elezioni in un secondo referendum sulla Brexit. I conservatori crescono infatti sia in una regione, come il Galles, in cui il Leave ha prevalso, seppur di poco (53%), sia dove la maggioranza della popolazione lo scorso anno si è espressa contro la Brexit, come in Scozia. A spiegare questa uniformità interviene un altro elemento: il declino, che appare sempre più marcato, dell’Ukip. L’unico deputato eletto alla Camera dei Comuni nel 2015, Douglas Carswell, ha infatti lasciato il partito euroscettico e non si ricandiderà alle prossime elezioni; negli ultimi giorni altri importanti esponenti del partito si sono auto-sospesi, in disaccordo con la virata anti-islamica del nuovo leader Paul Nuttall; oltretutto l’Ukip sta firmando patti di desistenza con alcuni candidati conservatori, impegnandosi a sostenerli senza presentare propri candidati negli stessi collegi. Circa i due terzi di chi ha votato l’Ukip nel 2015 potrebbe alle prossime elezioni votare il Partito conservatore, e secondo uno studio del «Telegraph» questo consentirebbe al partito della premier Theresa May di conquistare circa 45 seggi in mano ai laburisti.

E a proposito di laburisti: l’avvio di questa campagna elettorale è stato tutt’altro che trascinante. Diversi deputati uscenti hanno dichiarato che non intendono ricandidarsi per evitare una sconfitta certa, provando magari a ripresentarsi quando il Labour avrà una nuova leadership (una pesante sconfitta elettorale sancirebbe infatti quasi certamente l’uscita di scena di Jeremy Corbyn). C’è già chi è pronto a scommettere sul fatto che il Labour otterrà l’8 giugno il peggior risultato dal secondo dopoguerra, sotto la soglia psicologica dei 200 seggi (il record negativo risale al 1983, con i 209 seggi conquistati sotto la leadership di Micheal Foot, di cui peraltro ben 41 in Scozia). Oltretutto, il problema sarebbe non solo la perdita di seggi considerati sicuri, ma anche l’ampliamento del distacco dai conservatori in altri seggi considerati finora contendibili: qualcosa di simile di quanto accaduto, a parti invertite, ai conservatori con la débacle del 1997, alla quale è seguita un lungo decennio di crisi.

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