Regno Unito: le ultime prima del voto

By admin
In Analisi
giu 3rd, 2017
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Il controverso sondaggio YouGov che assegna ai conservatori meno della metà dei seggi alla Camera dei Comuni

Il controverso sondaggio YouGov che assegna ai conservatori meno della metà dei seggi alla Camera dei Comuni

La campagna elettorale in Regno Unito è alle battute finali: si vota giovedì 8 giugno, e i risultati arriveranno, collegio per collegio, nel corso della notte. Non sono ammessi exit poll, per cui giovedì sera prendete pure impegni; semmai, mettete le sveglia alle 4 del mattino di venerdì e sintonizzatevi su un’emittente televisiva britannica (lo streaming di Sky News è gratuito). Lo scrutinio è lento ma appassionante: nel capoluogo di ogni circoscrizione elettorale, nella sala dove vengono conteggiati i voti dopo aver raccolto tutte le schede, si tiene una piccola cerimonia in cui tutti i candidati, uno al fianco dell’altro, attendono la dichiarazione dei risultati. Dato che anche i candidati premier si presentano alle elezioni per un seggio parlamentare, tocca anche a loro presentarsi nel proprio collegio per assistere alla dichiarazione, magari al fianco di candidati di piccolissimi partiti o di personaggi stravaganti esponenti di partiti satirici (ad esempio l’Official Monster Raving Loony Party).

Già le prime circoscrizioni a dichiarare i propri risultati, intorno all’una di notte, potranno dare indicazioni rilevanti sull’esito finale. Ma ancor più importante sarà attendere i risultati delle circoscrizioni più incerte: nel sistema con i collegi uninominali del Regno Unito, infatti, non conta nulla il totale dei voti ottenuti a livello nazionale, ma serve esclusivamente vincere il maggior numero di seggi.

Quest’ultima precisazione serve per introdurre il tema dei sondaggi pre-elettorali, di cui si è molto parlato in questi giorni, e in particolare di quello curato dall’istituto YouGov sulla proiezione dei seggi che saranno conquistati dai diversi partiti. Premessa: in Regno Unito, come in tutti gli altri paesi, i sondaggi riguardano prevalentemente il consenso dei partiti a livello nazionale. Ma in un sistema con i collegi uninominali queste indicazioni di voto spesso non rispecchiano la reale distribuzione dei seggi, che privilegia di gran lunga i partiti maggiori o quelli più radicati su un determinato territorio.

La rimonta del Partito laburista mostrata da diversi sondaggi nelle ultime due settimane (prima ancora dell’attentato di Manchester) va dunque considerata con cautela: potrebbe infatti accadere che i laburisti si rafforzino escluvisamente nei collegi e nei territori dove già sono sicuri di vincere, riuscendo semmai a conservare alcuni seggi che potevano apparire, fino a poche settimane fa, molto più in bilico. Insomma, lo spauracchio di una grave sconfitta sembra allontanarsi (anche se i risultati delle elezioni amministrative di un mese fa lasciavano presagire il peggio), ma un sorpasso ai danni del Partito conservatore è inimmaginabile.

Dall’altra parte, i conservatori mostrano sicuramente una certa debolezza, dovuta in gran parte al crollo repentino nella fiducia degli elettori verso la premier Theresa May. Ma il problema riguarda appunto il vertice nazionale, e non i candidati locali nei singoli collegi, che invece potrebbero conservare intatta la fiducia dell’elettorato. Di fronte a questa incertezza, il sondaggio YouGov che ha attribuito ai conservatori 310 seggi, sedici in meno della maggioranza assoluta, ha fatto scoppiare il panico, adombrando il rischio di un “hung parliament”, di un parlamento bloccato e senza maggioranza. Il margine di errore di questa previsione, tuttavia, è molto ampio. E soprattutto bisogna tenere conto di alcune variabili. Prima fra tutte, l’affluenza.

Nel 2015, solo il 44% dei giovani tra i 18 e i 24 anni si recò alle urne. Oggi, secondo le stime, questa percentuale potrebbe arrivare al 60%: è da questo bacino elettorale che arriverebbe la spinta maggiore al consenso dei laburisti. Ma bisognerebbe assumere che questa stima sia corretta (l’ultima volta che l’affluenza tra i giovani di 18-24 anni ha superato il 60% risale al 1992); e bisognerebbe analizzare la composizione demografica delle singole circoscrizioni per capire quale peso avrà il voto giovanile sul risultato seggio per seggio.

Resta però un dato di fatto: l’elettorato più anziano è generalmente più motivato a recarsi alle urne, e il crollo dell’Ukip (che in quella fascia di elettorato aveva più successo) non potrà che favorire i conservatori. A cinque giorni dal voto, l’esito più probabile resta quello di una ampia maggioranza a favore dei tories. La volatilità del voto lascia comunque qualche margine di incertezza.

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