Quei collegi marginali che hanno deciso le elezioni in UK

By admin
In Analisi
giu 10th, 2017
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Zac Goldsmith

Zac Goldsmith

Anche il Regno Unito, nel voto di giovedì, ha avuto il suo Michigan e il suo Wisconsin, gli Stati che a novembre del 2016 decretarono la vittoria di Donald Trump alle presidenziali nonostante il voto su base nazionale avesse premiato Hillary Clinton. È l’effetto del sistema First-Past-the-Post: chi arriva primo in uno Stato (come negli Usa) o in un collegio (come in UK), lo conquista per intero, senza distribuzione proporzionale dei seggi. Un sistema semplice, che però molti, almeno in Regno Unito, vorrebbero sostituire.

A livello elettorale, un aspetto più di ogni altro sembra aver caratterizzato il voto di giovedì in UK: la presenza di molte vittorie ottenute, nei singoli collegi, per un numero risicatissimo di voti. Ne hanno approfittato tutti, i conservatori, i laburisti, gli indipendentisti scozzesi: questi ultimi, in particolare, hanno vinto nel collegio di Fife North East per appena 2 (due!) voti, e in quello di Perth & North soltanto con 21 voti di margine. Ma alcune di queste vittorie, alla luce dei ristrettissimi numeri presenti ora a Westminster a favore dell’alleanza tra conservatori e DUP, si sono rivelate più decisive di altre. Ecco quali.

Torniamo a occuparci di Richmond Park, periferia di Londra, uno dei collegi su cui ho già scritto nei mesi scorsi. Qui nel 2015 fu eletto a Westminster Zac Goldsmith, che un anno dopo si sarebbe candidato a sindaco di Londra per i conservatori, uscendo sconfitto dal laburista Sadiq Khan. Goldsmith si era successivamente dimesso da deputato per un contrasto con il suo partito, ed era stato sconfitto nella seguente elezione suppletiva del dicembre 2016 dalla candidata dei liberal-democratici, Sarah Olney, con oltre duemila voti di scarto. A queste elezioni generali, però, Goldsmith ha nuovamente ottenuto il sostegno del partito conservatore, presentandosi con un programma nettamente schierato per una hard Brexit. Si è così riproposta la sfida con Sarah Olney. L’esito finale è stato thrilling: Goldsmith ha conquistato 28.588 voti, appena 45 in più della candidata europeista lib-dem, che ha quindi dovuto già abbandonare il suo seggio a Westminster.

Spostiamoci in Cornovaglia, collegio di St Ives, che nel 2015 il candidato conservatore Derek Thomas sottrasse al deputato uscente liberal-democratico Andrew George dopo quasi vent’anni. Qui l’Ukip, nel voto di due giorni fa, non ha presentato alcun candidato, sostenendo proprio Derek Thomas, che sembrava così avviato verso una facile riconferma. E invece il deputato conservatore è stato rieletto soltanto grazie a una risicatissima maggioranza di 312 voti su oltre 22.000, in pratica lo 0,6%, lasciando Andrew George nuovamente fuori dalla Camera dei Comuni.

Non è forse un caso che in entrambi questi seggi marginali a contendere la vittoria ai conservatori fosse un candidato lib-dem: sarebbe bastato che 46 elettori laburisti a Richmond e 313 elettori laburisti a St Ives avessero sostenuto i candidati lib-dem per togliere a Theresa May gran parte delle possibilità di restare primo ministro. Non è avvenuto.

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